Pagina 3 | Addio David, silenzio Juve e messaggio Spalletti: l'incastro perfetto per la cessione già esiste

TORINO - Ci ha provato in ogni modo, Luciano Spalletti. E non vi è dubbio alcuno che l’abbia fatto pure Jonathan David, soprattutto dopo l’infortunio subito da Dusan Vlahovic, quando tutto intorno profumava d’opportunità e sembrava il lancio perfetto per una nuova storia. Del resto, a proposito di storie, la sua è stata costantemente raccontata così: dapprima un periodo (necessario) di ambientamento, subito dopo però l’esplosione. Quasi improvvisa, tuttavia e allo stesso tempo impossibile da frenare. Sempre e solo di gol. Johnny, come lo chiamano i compagni, è stato spesso questa roba qui: come un diesel, c’era da scaldare innanzitutto il motore e allora prendere confidenza con il nuovo percorso e la nuova missione.

Champions, quanto incide l'attacco

Stavolta no, a marzo inoltrato si può dire che non sia un discorso di alimentazione, non è nemmeno qualcuno o qualcosa da aspettare. Rischio Godot. E rischio Champions, soprattutto: perché tra avere e non avere un centravanti, la differenza è enorme. Solamente nel 2026, l’incidenza delle punte nella corsa al quarto posto è diventata una chiave determinante: alla Roma, Malen e compagni di reparto hanno inciso per il 41%% dei gol realizzati, l’Atalanta con Scamacca e bomber assortiti arrivano al 40%, Napoli e Como sono al 22%. E la Juve? Ferma al 18%, ringraziando l’apporto dei centrocampisti, di McKennie su tutti, capocannoniere dell’anno solare con 6 reti. Indicativo, no?

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David, McKennie e il centro Juve

A proposito di Weston. Ieri, tra i pochi ancora in difesa di David, c’era il papà del texano («Vedrete, David arriverà», il suo tweet), segno pure del rapporto che si è creato tra i due compagni: Jonathan ha fatto spesso afidamento sull’americano, questioni di lingua e di affinità stilistiche, di tirare fuori il meglio l’uno dall’altro. Ma luna e sole, caratterialmente e non solo per quanto si sia visto in campo. Dunque, quelle vecchie questioni su presenze e assenze extra campo sono solo ricordi. Ricordi affrontati, per di più. E vinti, persino. All’alba della sua nuova era, David aveva dimostrato di aver trovato il suo centro di gravità permanente: il lavoro per la squadra come costante, qualche gol in meno ma in funzione degli inserimenti altrui.

Vlahovic soluzione

Peccato che la Juve, così, non riesca proprio ad attaccare. Che la mole di lavoro dei trequartisti, a partire da Yildiz e Conceiçao sugli esterni e proseguendo poi proprio con McKennie necessiti di uno sfogo centrale, di una presenza costante, ancor più in area. Non che con Vlahovic non fosse un problema, ma lo è stato certamente meno. E Dusan sarà una soluzione, considerate queste premesse. Figurarsi se il discorso sul rinnovo proseguirà spedito come sembra.

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Spalletti, la scelta col Pisa...

Rinnovo che potrebbe mettere definitivamente in ombra l’ex Lilla, che non segna dal 1° febbraio con il Parma (7 partite), che non ha ancora ricevuto comunicazioni dal club, ma che sente oggi la poca considerazione sul suo conto. È questo, a intaccargli la fiducia. È questo, a rendergli cento chili più pesante quel pallone. Con cui litiga, s’arrovella, si prende e si lascia, ci gioca e poi fa per spaventarsi al suo arrivo. Tocchi sbagliati e “sprecisi”, come dice Spalletti. La cui scelta forte del match con il Pisa può rappresentare una traccia di futuro, specialmente con un Vlahovic in più. Specialmente per tirare fuori dal vortice la sua punta atipica.

In fondo, Lucio potrebbe dargli lo stesso consiglio rivolto a Di Gregorio: c’è bisogno di imparare a farsi disprezzare, e non soffrire la pesantezza dei momenti, viverli come una tempesta quando pure sembrano nuvole passeggere. Ecco, nel caso di Jonathan sono passate un bel po’ e rischiano per questo di fermarsi, almeno finché non saranno prese scelte più drastiche sul mercato. Su questo, una cura l’avrebbe Paulo Fonseca, oggi al Lione: con lui, il canadese è esploso al Lilla. Con lui ripartirebbe volentieri, soprattutto nel caso in cui l’OL dovesse approdare in Champions League il prossimo anno. Sarebbe l’incastro perfetto e l’unico modo per non sentire il peso del fallimento sulle spalle.

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Rinnovo che potrebbe mettere definitivamente in ombra l’ex Lilla, che non segna dal 1° febbraio con il Parma (7 partite), che non ha ancora ricevuto comunicazioni dal club, ma che sente oggi la poca considerazione sul suo conto. È questo, a intaccargli la fiducia. È questo, a rendergli cento chili più pesante quel pallone. Con cui litiga, s’arrovella, si prende e si lascia, ci gioca e poi fa per spaventarsi al suo arrivo. Tocchi sbagliati e “sprecisi”, come dice Spalletti. La cui scelta forte del match con il Pisa può rappresentare una traccia di futuro, specialmente con un Vlahovic in più. Specialmente per tirare fuori dal vortice la sua punta atipica.

In fondo, Lucio potrebbe dargli lo stesso consiglio rivolto a Di Gregorio: c’è bisogno di imparare a farsi disprezzare, e non soffrire la pesantezza dei momenti, viverli come una tempesta quando pure sembrano nuvole passeggere. Ecco, nel caso di Jonathan sono passate un bel po’ e rischiano per questo di fermarsi, almeno finché non saranno prese scelte più drastiche sul mercato. Su questo, una cura l’avrebbe Paulo Fonseca, oggi al Lione: con lui, il canadese è esploso al Lilla. Con lui ripartirebbe volentieri, soprattutto nel caso in cui l’OL dovesse approdare in Champions League il prossimo anno. Sarebbe l’incastro perfetto e l’unico modo per non sentire il peso del fallimento sulle spalle.

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