Mandzukic, l’eroe Juve generazionale amato da tutti. Tranne da un allenatore…

Ieri il croato ha assistito al derby: ha rivisto Allegri. Sui social monta la malinconia, ancor di più senza 9

TORINO - Prima Torino, poi Milano per il derby. Un tour del cuore, anche se sabato batteva semplicemente e comprensibilmente più forte. Mario Mandzukic si è rivisto dopo un po’, il tempo di rimpiangerlo, di averne nostalgia. E pure di idealizzarlo. Perché è vero, tremendamente vero: manca uno così, alla Juventus. A quella di oggi. Alla stessa che aveva lasciato. Si è presentato in mocassini e ognuno allo Stadium avrebbe voluto dargli un paio di scarpini: ancora una volta, ancora per un po’, soprattutto perché uno come lui in area non avrebbe avuto certo bisogno di un tempo intero con il Pisa per rendersi conto di dove fosse. Figuriamoci.

Mandzukic e il tributo dell’Allianz Stadium

Il tributo è stato enorme, applausi e cori, i ricordi a scorrere insieme alle immagini sui maxischermi, quelli di anni di vittorie e che da un lato sembrano racconti di ieri, dall’altro però sono storie di un’altra epoca, oggi lontanissima, e chissà quando ritornerà, chissà se lo farà davvero. Di sicuro, non avrà quel tipo di intensità. Perché quella è frutto delle persone. Anzi, dei campioni. Del resto, come recitava una coreografia della curva Sud, una delle più belle di sempre: “Tra gli uomini, i guerrieri”. La sua gigantografia a rendere omaggio e l’idea. Ecco, sì: lui è stato questo. Una trasposizione della vecchia Juventus incastrata nella più recente e vincente versione, quella nata dall’animo operaio di Antonio Conte e sublimata dalla gestione di Massimiliano Allegri. Gestione pure di caratteri forti, e perciò spigolosi. Esattamente come quello di Mario, che a un accenno di emozione comunque si è lasciato andare. Giusto un briciolo, però. Per i sentimenti tocca conoscergli il privato ed è privilegio di pochissimi. A ogni modo, almeno sui social, mister “No good” - indimenticabile tormentone, prima ancora che si chiamassero trend - ha voluto ringraziare i suoi vecchi tifosi: "Grazie per la meravigliosa accoglienza - le sue parole -. Sono orgoglioso degli anni che ho trascorso qui, lottando per questa maglia e condividendo con voi momenti indimenticabili. La società e questi tifosi avranno un posto speciale nel mio cuore, per sempre. Grazie, bianconeri. Per sempre uno di voi. Fino alla fine".

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Dall’era Higuain e Cristiano Ronaldo al presente: l’eredità di Mandzukic

E fino alla fine Mandzukic si è goduto pure lo spettacolo dell’Allianz Stadium, il 4-0 rifilato al Pisa, compreso un attacco rivoluzionato. Senza punta. A qualcuno il magone sarà raddoppiato: una volta, oltre al croato c’era Higuain, e dopo Higuain c’è stato Cristiano Ronaldo, e con Cristiano Ronaldo si è toccata una vetta semplicemente non raggiungibile. Per momento, prospettive future (prossime, perlomeno), mire e quasi più aziendali che calcistiche. Però Mandzukic, in tutto quel calderone, mentre il mondo cambiava, è stato un punto fermo. Generazionale, forse. Se non fosse che le generazioni, alla fine, le ha abbracciate veramente tutte. Con la mentalità della Juventus indomabile degli anni Ottanta, con la qualità e la forza fisica degli anni Novanta, con il carisma dei primi Duemila. Piaceva a tutti: grandi e piccoli, e soprattutto ai suoi allenatori. Cioè, a tutti tranne uno. Con Maurizio Sarri il feeling non è davvero mai scoccato: il tecnico gli ha preferito il Pipita, per Mario si è aperta allora la strada dell’Atletico Madrid, prima di un breve passaggio al Milan. Ieri era al derby anche per quello, oltre che per Max. L’unico a strappargli un sorriso quando l’attaccante si chiudeva a chiave nei suoi pensieri. Per lui ha giocato esterno, ha perso gol facili e ha vissuto di sacrificio. Tutto, però, per attimi come quelli dello Stadium: sì, n’è valsa la pena.

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TORINO - Prima Torino, poi Milano per il derby. Un tour del cuore, anche se sabato batteva semplicemente e comprensibilmente più forte. Mario Mandzukic si è rivisto dopo un po’, il tempo di rimpiangerlo, di averne nostalgia. E pure di idealizzarlo. Perché è vero, tremendamente vero: manca uno così, alla Juventus. A quella di oggi. Alla stessa che aveva lasciato. Si è presentato in mocassini e ognuno allo Stadium avrebbe voluto dargli un paio di scarpini: ancora una volta, ancora per un po’, soprattutto perché uno come lui in area non avrebbe avuto certo bisogno di un tempo intero con il Pisa per rendersi conto di dove fosse. Figuriamoci.

Mandzukic e il tributo dell’Allianz Stadium

Il tributo è stato enorme, applausi e cori, i ricordi a scorrere insieme alle immagini sui maxischermi, quelli di anni di vittorie e che da un lato sembrano racconti di ieri, dall’altro però sono storie di un’altra epoca, oggi lontanissima, e chissà quando ritornerà, chissà se lo farà davvero. Di sicuro, non avrà quel tipo di intensità. Perché quella è frutto delle persone. Anzi, dei campioni. Del resto, come recitava una coreografia della curva Sud, una delle più belle di sempre: “Tra gli uomini, i guerrieri”. La sua gigantografia a rendere omaggio e l’idea. Ecco, sì: lui è stato questo. Una trasposizione della vecchia Juventus incastrata nella più recente e vincente versione, quella nata dall’animo operaio di Antonio Conte e sublimata dalla gestione di Massimiliano Allegri. Gestione pure di caratteri forti, e perciò spigolosi. Esattamente come quello di Mario, che a un accenno di emozione comunque si è lasciato andare. Giusto un briciolo, però. Per i sentimenti tocca conoscergli il privato ed è privilegio di pochissimi. A ogni modo, almeno sui social, mister “No good” - indimenticabile tormentone, prima ancora che si chiamassero trend - ha voluto ringraziare i suoi vecchi tifosi: "Grazie per la meravigliosa accoglienza - le sue parole -. Sono orgoglioso degli anni che ho trascorso qui, lottando per questa maglia e condividendo con voi momenti indimenticabili. La società e questi tifosi avranno un posto speciale nel mio cuore, per sempre. Grazie, bianconeri. Per sempre uno di voi. Fino alla fine".

 

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Mandzukic, l’eroe Juve generazionale amato da tutti. Tranne da un allenatore…
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