L'anti David-Openda per Spalletti: Juve, il dato fa impressione! E ora il gran ritorno

Dall'arrivo di Luciano in bianconero la Vecchia Signora detiene un primato in Serie A. L'arte di arrangiarsi, o l'ennesima conferma della modernità del tecnico

C’è un dato curioso e allo stesso tempo controintuitivo nel motore che anima la Juventus di Luciano Spalletti. Sì, perché se è vero che il tecnico si è trovato costretto ad avere a che fare con un parco attaccanti fuori fuoco, scostante, in preda a una crisi esistenziale, è altrettanto vero che è riuscito a disegnare un assetto - comunque - competitivo e performante. Come ci è riuscito? Ispirandosi al vanto automobilistico della famiglia Agnelli-Elkann - la Rossa - e alla sua trazione tipicamente posteriore. Basta dare un’occhiata ai dati per scoprire che dall’arrivo di Lucio nessuna squadra di Serie A ha segnato più gol con i difensori dei bianconeri.

Juve, i gol da dietro

Sono ben 13 le reti messe a referto dal reparto arretrato juventino in 19 partite di campionato: il 36% del potenziale realizzativo della squadra. Numeri che fanno impressione, se rapportati a quelli di attaccanti e trequartisti, in cui rientrano anche i vari Chico, Yildiz e Boga: solo 16. Da Gatti a Kalulu, passando per Bremer, Cambiaso, Kostic e Cabal: l’arte di arrangiarsi, verrebbe da dire. O forse solo l’ennesima conferma della modernità del calcio di Spalletti, dove non esistono ruoli “definiti”, con i braccetti che si improvvisano mezzali, e i quarti che attaccano la profondità come dei forsennati. L’unico in grado di superare uno dei cliché della storia bianconera: l’idea di non essere in grado di accoppiare bellezza e risultati. E questo al netto di un mercato invernale in cui non è arrivato l’unico colpo richiesto alla società: la prima punta.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

David e Openda...

Tutto quello che oggi, per diversi motivi, non riescono ad essere né David né Openda. Ma Lucio, ora, intravede la luce fuori dal tunnel, perché per la prima volta a Udine potrà contare sul reparto offensivo al completo. Salvo ricadute improvvise, domani mattina sul volo diretto in Friuli - oltre a David e Openda - ci saranno infatti anche Dusan Vlahovic e Arkadiusz Milik. I due centravanti hanno smaltito da giorni i rispettivi guai fisici e nella seduta di ieri hanno lavorato regolarmente con il resto dei compagni. Certo, ci vorrà ancora un po’ di tempo perché possano dirsi recuperati al 100% (presumibilmente dopo la sosta per le Nazionali), ma al Bluenergy Stadium saranno a disposizione del tecnico.

Soprattutto il serbo, che confida di incominciare a rimettere minuti nelle gambe, per ritagliarsi un ruolo da protagonista nella volata Champions dei bianconeri. Tempo al tempo, motivo per cui domani Spalletti, sulla carta, dovrebbe riproporre David al centro dell’attacco. Anche se è questo - su tutti - il dubbio principale che Lucio sarà chiamato a sciogliere nella seduta di oggi, l’ultima prima della partenza per Udine, in programma domani mattina.

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Spalletti, l'alternativa

L’alternativa, infatti, coincide con l’assetto visto nel secondo tempo del match vinto con il Pisa: il tridente leggero, con Boga e Chico - ispiratissimi - alle spalle di Yildiz, chiamato ad agire da “falso nueve”. Soluzione però - per stessa ammissione di Spalletti - che potremmo rivedere con più probabilità a gara in corso e non dall’inizio - quando gli spazi saranno perlopiù chiusi - onde evitare di soffocare gli spunti di Yildiz. Tutto ancora da decidere anche in difesa, con il testa a testa tra Perin e Di Gregorio - Lucio potrebbe riesumare l’ex Monza, dopo tre panchine di fila - e il duello tra Gatti e Bremer, con il primo in leggero vantaggio. Pochi dubbi, invece, per quanto riguarda il resto degli interpreti: dietro, a prescindere che si giochi a 3 o a 4, dovrebbe rivedersi dal primo Kelly. Sugli esterni riecco Cambiaso e McKennie, con il duo Locatelli-Thuram in mezzo al campo.

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C’è un dato curioso e allo stesso tempo controintuitivo nel motore che anima la Juventus di Luciano Spalletti. Sì, perché se è vero che il tecnico si è trovato costretto ad avere a che fare con un parco attaccanti fuori fuoco, scostante, in preda a una crisi esistenziale, è altrettanto vero che è riuscito a disegnare un assetto - comunque - competitivo e performante. Come ci è riuscito? Ispirandosi al vanto automobilistico della famiglia Agnelli-Elkann - la Rossa - e alla sua trazione tipicamente posteriore. Basta dare un’occhiata ai dati per scoprire che dall’arrivo di Lucio nessuna squadra di Serie A ha segnato più gol con i difensori dei bianconeri.

Juve, i gol da dietro

Sono ben 13 le reti messe a referto dal reparto arretrato juventino in 19 partite di campionato: il 36% del potenziale realizzativo della squadra. Numeri che fanno impressione, se rapportati a quelli di attaccanti e trequartisti, in cui rientrano anche i vari Chico, Yildiz e Boga: solo 16. Da Gatti a Kalulu, passando per Bremer, Cambiaso, Kostic e Cabal: l’arte di arrangiarsi, verrebbe da dire. O forse solo l’ennesima conferma della modernità del calcio di Spalletti, dove non esistono ruoli “definiti”, con i braccetti che si improvvisano mezzali, e i quarti che attaccano la profondità come dei forsennati. L’unico in grado di superare uno dei cliché della storia bianconera: l’idea di non essere in grado di accoppiare bellezza e risultati. E questo al netto di un mercato invernale in cui non è arrivato l’unico colpo richiesto alla società: la prima punta.

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