C’è un dato curioso e allo stesso tempo controintuitivo nel motore che anima la Juventus di Luciano Spalletti. Sì, perché se è vero che il tecnico si è trovato costretto ad avere a che fare con un parco attaccanti fuori fuoco, scostante, in preda a una crisi esistenziale, è altrettanto vero che è riuscito a disegnare un assetto - comunque - competitivo e performante. Come ci è riuscito? Ispirandosi al vanto automobilistico della famiglia Agnelli-Elkann - la Rossa - e alla sua trazione tipicamente posteriore. Basta dare un’occhiata ai dati per scoprire che dall’arrivo di Lucio nessuna squadra di Serie A ha segnato più gol con i difensori dei bianconeri.
Juve, i gol da dietro
Sono ben 13 le reti messe a referto dal reparto arretrato juventino in 19 partite di campionato: il 36% del potenziale realizzativo della squadra. Numeri che fanno impressione, se rapportati a quelli di attaccanti e trequartisti, in cui rientrano anche i vari Chico, Yildiz e Boga: solo 16. Da Gatti a Kalulu, passando per Bremer, Cambiaso, Kostic e Cabal: l’arte di arrangiarsi, verrebbe da dire. O forse solo l’ennesima conferma della modernità del calcio di Spalletti, dove non esistono ruoli “definiti”, con i braccetti che si improvvisano mezzali, e i quarti che attaccano la profondità come dei forsennati. L’unico in grado di superare uno dei cliché della storia bianconera: l’idea di non essere in grado di accoppiare bellezza e risultati. E questo al netto di un mercato invernale in cui non è arrivato l’unico colpo richiesto alla società: la prima punta.
