Vlahovic-Milik, ma quale esperimento: il piano Juve per la corsa Champions è chiaro

Spalletti è rimasto soddisfatto dell'apporto dei due attaccanti nei minuti finali della sfida contro il Sassuolo: cosa può cambiare a partire dal Genoa

TORINO - No, non è stato un esperimento. E no, i due attaccanti di peso nel finale non sono figli della disperazione. Fanno parte di un progetto ben preciso, che Luciano Spalletti aveva già studiato da un paio di settimane. Contro il Sassuolo, pur senza benefici in termini di punti raccolti, la mossa delle due punte d’area di rigore ha soddisfatto Lucio. Molto contento dell’impatto di Dusan Vlahovic e Arkadiusz Milik: per come hanno saputo capitalizzare il lavoro svolto dagli esterni, per come sono riusciti ad aumentare la pericolosità della Juve negli istanti finali e per come si sono trovati a giocare insieme. Sembrava un’intesa secolare. Un asse ben rodato, un tandem in campo abitualmente. Invece il tempo ha rischiato di allontanarli definitivamente dal mondo bianconero.

Milik, dall'addio alla ripresa

Partendo, ovviamente, da Milik: quasi due anni senza mettere piede in campo. Dall’infermeria non è praticamente mai uscito, fatta eccezione per le due convocazioni strappate a dicembre contro Roma e Pisa. Un lunghissimo calvario che Arek ha affrontato con tutte le proprie forze, pensando in vari momenti che non sarebbe mai più tornato sul rettangolo verde. Non solo alla Juve. Un addio al calcio evidentemente rimandato: Spalletti l’ha visto in ripresa, anche a livello umorale, e non ha avuto remore ad affidarsi al polacco. Un giocatore che gradisce da sempre.

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Spalletti, il piano per Milik-Vlahovic

Non ha solo fisico, non riempie soltanto l’area di rigore, ma sa giocare con la squadra. Sa legare con gli altri reparti come pochi in Serie A, ma la costellazione d’infortuni in carriera l’ha inevitabilmente condizionato. Per Vlahovic, invece, il discorso è diverso: quello contro il Cagliari di fine novembre è stato il problema fisico più grave da quando è in Italia. Lucio non aveva previsto di farlo entrare già col Sassuolo: il serbo era reduce da una settimana troppo travagliata. La ragione di stato, però, ha prevalso anche sulla prudenza. E così Dusan e Arek hanno creato lo scompiglio che Spalletti sperava di vedere. Mancano due punti all’appello, sì, ma l’apporto della coppia d’assalto è stato notevole. E si rivedrà: è una variante tattica che l’allenatore ha preparato prima e promosso dopo, alla luce delle occasioni che entrambi si sono procurati.

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David e Openda snobbati

Al serbo resta la medaglia del rigore guadagnato e poi fallito da Locatelli, al polacco il prodigioso colpo di testa respinto da Muric. La Juve degli istanti conclusivi della sfida dell’Allianz Stadium era apparecchiata di fatto con un 3-5-2: Kalulu, Bremer e Koopmeiners dietro, McKennie, Locatelli e Miretti in mezzo al campo con ai lati Zhegrova a destra e Yildiz a sinistra. Tutti nelle condizioni di mettere quanti più palloni possibili a ridosso dell’area piccola per Vlahovic e Milik, che hanno avuto undici minuti più recupero per lasciare il segno. Missione compiuta, con buona pace di chi è rimasto a guardare: provare a vincere una partita inchiodata con David e Openda in questo momento non è una strada percorribile. Difficile, quasi impossibile, che il 3-5-2 del finale col Sassuolo possa essere riproposto dall’inizio: Zhegrova e Yildiz a tutta fascia non hanno futuro.

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Juve, le idee contro il Genoa

Ma contro il Genoa, visto e considerato che sia Vlahovic sia Milik difficilmente avranno un’intera partita nelle gambe, la variante delle due punte di spessore nella porzione conclusiva di partita può avere nuovi sbocchi. A prescindere dal risultato: anche in una situazione di vantaggio, due punte di questo tipo costringono i compagni ad alzare il baricentro. Ad allontanarsi in tutti i modi dalla propria metacampo, a sfruttare «le pallate» che Spalletti ripete spesso, riferendosi proprio ad una situazione di gioco mancante dopo il ko di Vlahovic di fine novembre. Chiedeva un 9 proprio per questo motivo, a gennaio. Ora se ne ritrova due per aprile e maggio. Non gli resta che sperare che non sia troppo tardi, visto il divario ancora esistente dal quarto posto, l’ultimo utile per volare in Champions League.

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TORINO - No, non è stato un esperimento. E no, i due attaccanti di peso nel finale non sono figli della disperazione. Fanno parte di un progetto ben preciso, che Luciano Spalletti aveva già studiato da un paio di settimane. Contro il Sassuolo, pur senza benefici in termini di punti raccolti, la mossa delle due punte d’area di rigore ha soddisfatto Lucio. Molto contento dell’impatto di Dusan Vlahovic e Arkadiusz Milik: per come hanno saputo capitalizzare il lavoro svolto dagli esterni, per come sono riusciti ad aumentare la pericolosità della Juve negli istanti finali e per come si sono trovati a giocare insieme. Sembrava un’intesa secolare. Un asse ben rodato, un tandem in campo abitualmente. Invece il tempo ha rischiato di allontanarli definitivamente dal mondo bianconero.

Milik, dall'addio alla ripresa

Partendo, ovviamente, da Milik: quasi due anni senza mettere piede in campo. Dall’infermeria non è praticamente mai uscito, fatta eccezione per le due convocazioni strappate a dicembre contro Roma e Pisa. Un lunghissimo calvario che Arek ha affrontato con tutte le proprie forze, pensando in vari momenti che non sarebbe mai più tornato sul rettangolo verde. Non solo alla Juve. Un addio al calcio evidentemente rimandato: Spalletti l’ha visto in ripresa, anche a livello umorale, e non ha avuto remore ad affidarsi al polacco. Un giocatore che gradisce da sempre.

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