"Vialli, il numero uno dei rompipalle"
Vittoria e semifinali, con il Nantes. Di cui si parla sempre poco. «Sì, ma perché avevi battuto il Real e pensavi ormai di essere in fondo. Un po’ rischioso, e infatti ricordo che al ritorno abbiamo sofferto un po’. Ciro Ferrara lo racconta sempre: a un certo punto è entrato questo che non so poi che carriera abbia fatto, ma era il più basso di tutti. Solo che andava più veloce della luce. A quel punto avevamo visto di tutto».
E alla fine, Roma. E Vialli che alza al cielo la coppa. «Luca è stato tra le prime persone che ho incontrato a Torino: c’era un ristorante in cui, anche da calciatore del Toro, ero solito andare. Appena firmo per i bianconeri, incontro Vialli e Vierchowod. Quando loro giocavano e vincevano in A, io ero appena uscito dalla C2, al Varese».
Com’era averlo come capitano? «Il numero uno dei rompipalle. L’allenamento era un’ossessione: non vedevi l’ora che finisse. Non faceva passare nulla: s’arrabbiava se sbagliavi un passaggio, ma la sua generosità sul campo era devastante. Quella coppa la meritava: è stata la chiusura del cerchio, la prima. La seconda a Wembley, con l’Europeo del 2021. Era ispirazione, il capitano, l’insegnamento. Ed è stata una fortuna: l’ho vissuto solamente per un anno, ma ha dato un’eredità poi da trasferire».
