TORINO - La bacheca fa girare la testa. Perché conta tantissimi trofei, 24 per l’esattezza: con lo Shakhtar Donetsk cinque campionati ucraini, tre coppe d’Ucraina, quattro Supercoppe d’Ucraina; col Bayern Monaco tre Bundesliga, una Coppa di Germania, una Supercoppa di Germania; con la Juve tre scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. E poi un Mondiale per Club col Bayern Monaco e una Recopa Sudamericana col Fluminense. Una vita col pallone tra i piedi, iniziata nel Gremio. Fino alla tappa che Douglas Costa sta vivendo adesso, al Chievo, in Serie D. Da non crederci. Eppure il fuoriclasse brasiliano, 36 anni il prossimo 14 settembre, ha un’umiltà fuori dal comune. E quando ripensa al passato cerca di catturare tutta la felicità che il calcio gli ha dato. Adesso vive a Verona, ma è stata Torino la città che l’ha fatto innamorare dell’Italia.
Douglas Costa: "Con me un occhio di riguardo"
Douglas Costa, ma cosa ci fa lei in Serie D? «Tornare in Italia è stato bello, a prescindere dalla categoria: le persone con me hanno un occhio di riguardo per gli anni che ho passato alla Juve. Sono felice di vivere questa sfida col Chievo: ho trovato un livello altissimo, siamo a tutti gli effetti dei professionisti anche in Serie D. Sto bene con gli italiani».
Trova delle similitudini tra Verona e Torino? «Mi piace la dimensione di Verona: è perfetta per me e per la mia famiglia. È tutto a portata di mano, si può girare tranquillamente anche senza prendere la macchina. Quando le persone mi fermano sono discrete e mi fa piacere assecondare i loro desideri: mi ricorda Torino sotto certi aspetti».
