TORINO - Il sorriso, intanto, è tornato. E non è un dettaglio da poco, dopo sei mesi trascorsi sulle montagne russe, tra timidi attimi di apparente ripresa e cadute vertiginose, incompatibili con il suo cv calcistico. Per ricordarsi chi è - o meglio, chi potrebbe essere - Jonathan David ha dovuto allontanarsi da tutto. Dal vociare di uno Stadium comprensibilmente spazientito. Dalle gerarchie che - pur a fronte di una concorrenza inesistente - hanno finito per inghiottirlo. Da una Juventus che gli ha dato fiducia, a margine dell’infortunio di Vlahovic, prima di rassegnarsi all’idea di cederlo nell’estate a venire. Eppure, nella notte tra sabato e domenica, a Toronto, di fronte alla sua gente, David ha rimesso insieme i pezzi: due gol, entrambi su rigore, a condire una prestazione più che positiva sul piano del contributo offensivo. Poi l’uscita dal campo, nel finale, per via di una contusione rimediata alla caviglia. Nulla di grave, comunque, dal momento che il canadese - stando a quanto filtra dallo staff della sua nazionale - dovrebbe rientrare in tempo per l’impegno di mercoledì contro la Tunisia. Altro match in cui avrà modo di riappacificarsi con la sua stessa ombra, prima del ritorno a Torino.
David cerca spazio: la concorrenza con Vlahovic e Milik
Chi ha avuto modo di confrontarsi con lui negli scorsi giorni, sostiene di averlo trovato motivato, famelico, sul pezzo. Ma soprattutto, deciso e convinto di poter invertire il trend egli ultimi mesi e rendersi protagonista nel finale di stagione della Juventus. Certo è, però, che non basteranno un paio di rigori per far ricredere Luciano Spalletti. Specie a margine di una decina di sedute tête-à-tête con i suoi “nuovi” due centravanti: Dusan Vlahovic e Arkadiusz Milik. Profili decisamente più affidabili e compatibili con i suoi dettami calcistici. I rispettivi infortuni non sono che un ricordo: entrambi hanno sorpreso il tecnico, un allenamento dopo l’altro, sia sul piano fisico sia su quello tattico.
