TORINO - Petto in fuori e denti stretti, così come le fasciature sui muscoli, comprensibilmente provati dal peso di una sosta che, numeri alla mano, ha spremuto la Juve più di ogni altro club di Serie A. Sono ben 1568 i minuti giocati in giro per il mondo dai 15 interpreti bianconeri con le rispettive selezioni, contro i 1464’ e 1436’ di Inter e Milan. Da una parte, la prova concreta che il lavoro di Luciano Spalletti sui singoli stia dando i propri frutti - nelle precedenti soste, decisamente meno gli juventini chiamati in “madre patria” (10, per intenderci nella sosta di novembre) -; dall’altra, un leggero campanello dall’allarme. Poche, infatti, le sedute a disposizione per recuperare la miglior condizione in vista del prossimo incontro di campionato, in programma lunedì contro il Genoa di Daniele De Rossi. L’ultima sfida “soft” - se così possiamo definirla - prima del tris decisivo con Atalanta, Bologna e Milan, che dirà molto (se non tutto) delle sorti stagionali bianconere.
Juve, niente alibi
Niente alibi, dunque: ci sarà tempo e modo di rimettere mano alle gerarchie, ora che Lucio avrà modo di lavorare per la prima volta dopo mesi con tutto l’organico. Non stavolta. Questione di equilibri, tattici e umorali. Di una volata Champions da costruire un mattoncino per volta, senza voli pindarici o esperimenti rivoluzionari.
Motivo per cui contro i rossoblù il tecnico juventino chiederà gli straordinari a chi gli ha già dato tanto. Dentro i fedelissimi, a condire un 11 speculare a quello visto contro il Sassuolo un paio di settimane fa.
