L'importanza di Locatelli nella Juve di Spalletti
Perché il Locatelli di oggi è frutto anche delle difficoltà di ieri: non sono state subito luci e ribalta, più spesso è stato buio e margini. La stagione era iniziata coi fischi della curva, del resto, e nell’amichevole in famiglia. Finirà con gli applausi, a prescindere da quale sarà il piazzamento finale, perché la maturazione mostrata in questi mesi è valsa il perdono definitivo. E poi la promessa di restare insieme, per tornare definitivamente grandi. Sì, il prolungamento sarà pure un messaggio al mercato e ai tanti interessamenti intercettati in queste ultime settimane. L’ultimo? Poco velato. Firmato Fabregas. Ieri, il tecnico spagnolo, ha lodato le doti del mediano in conferenza stampa: «Se ci sono dei calciatori dell’Italia che mi piacciono? Certo, ma giocano con Juve e Inter - la risposta di Cesc -. Palestra ovviamente mi piace, Locatelli mi è sempre piaciuto. È ingiusto dire solo due nomi, se giocano li è perché sono bravi».
Bravo, Loca, lo è di sicuro. Anzi: è proprio merce rara. Perché di centrocampisti in grado di unire quantità e qualità a questo livello ce ne sono veramente pochi, e perché l’amara verità constatata da Spalletti sulla rosa “corta” è partita proprio dalla mancanza di Manuel. Senza di lui è sempre stata una Juventus diversa, e certamente l’accezione non è positiva. Con lui invece ha retto urti e sognato in grande, come la (quasi) rimonta contro il Galatasaray in cui è stato il migliore in campo. L’altra cicatrice di quella stagione, a ripensarci. L’altro shock da cui ha dovuto riprendersi, in una stagione che non è sembrata davvero fatta d’altro. Perlomeno, s’è fatto specialista di ripartenze. E di rivincite.
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