Juve, follie da tre punti. E la prova senza il nove

I bianconeri hanno fatto bottino pieno nella trasferta di Bergamo, fondamentali nella lotta per un posto in Champions

La Juventus vince la più difficile delle partite da vincere. Curioso, per certi versi folle, che questa squadra sia in grado, a distanza di poche settimane, di buttare via due punti con il Sassuolo in casa con una prestazione agonisticamente mediocre e poi strapparne tre a Bergamo con un secondo tempo di carattere, qualità e cattiveria. Insomma, siamo ancora alla domanda di Spalletti: qual è la vera Juve? Il tecnico si tiene il dubbio, ma stavolta si prende una vittoria capitale che potrebbe risultare decisiva nella lotta per il quarto posto. Soprattutto se, da questo successo sporco, la sua squadra imparasse qualcosa su come si affrontano le partite decisive. È un gruppo sano, quello bianconero, si vede da tanti dettagli, manca però di quella solidità caratteriale che avrebbe reso meno ansiogeno lo sprint per la qualificazione Champions.

Un esperimento psicocalcistico

D’altronde, a parziale discolpa di tutti, giocatori e tecnico, va sottolineato come la Juventus di questa stagione sembri sempre di più una specie di esperimento psicocalcistico. Tipo che un giorno uno si è svegliato e ha detto: secondo voi cosa succede se una squadra gioca un’intera stagione senza un centravanti? E alla Juve hanno deciso di provarci. Perché è ormai chiaro che non lo sono né David, né Openda; Vlahovic si è fatto male ogni volta che serviva; Milik è resuscitato sotto Pasqua, ma senza nulla di miracoloso, visti i pochi minuti di autonomia. La Juventus, una delle prime quattro/cinque forze della Serie A, trecento milioni spesi nelle ultime tre campagne acquisti, un monte ingaggi da centodieci milioni lordi, non ha potuto schierare un centravanti per il settanta per cento delle partite di questa stagione. 
Ne tengano conto quelli, pochi a dire il vero, che si chiedevano perché hanno rinnovato anzitempo il contratto di Spalletti. Il tecnico sta portando a casa una stagione inventando soluzioni improbabili, facendo fare gol a tutti e, in particolare, a Boga, il miracolo di gennaio, quando serviva un centravanti e, invece, è arrivato lui, che un centravanti non è, ma il centravanti riesce in qualche modo a fare.

Una stagione dalla quale imparare

La Juve, intesa come squadra, ma anche come società, può imparare molto da questa strana stagione, in cui peccati e virtù si sono mischiati in modo imprevedibile e quasi blasfemo, ma alla fine ne è uscito qualcosa di meno deprimente rispetto alle precedenti annate che, a questo punto, vedevano la Juve galleggiare nelle stesse posizioni, tuttavia spinta da molto, molto meno ottimismo. I mesi spallettiani hanno il merito di aver evidenziato in modo lampante di cosa ha bisogno questa squadra (a livello caratteriale prima ancora che tecnico) e su cosa si può costruire, senza dover radere al suolo tutto per l’ennesima volta. Resta molto ancora da fare. Spalletti ha superato l’Atalanta, ma ora ha Bologna e Milan per scollinare sulla lieve discesa del finale di calendario. Comolli e Chiellini devono studiare una campagna acquisti difficile (perché non ci sono palate di soldi da spendere), ma nella quale il margine di errore si è ridotto allo zero. Tutto intorno dev e crescere la società, depauperata, nel corso degli ultimi anni, di uomini poco appariscenti e molto importanti. Intanto, però, ci sono i tre punti di Bergamo con il loro peso specifico enorme, in attesa di spiare il Como contro l’Inter e di vivere lo scontro diretto di San Siro contro il Milan, ieri crollato in casa contro l’Udinese. È un campionato imprevedibile e, tutto sommato, divertente. Se non fosse che l’imprevedibilità è data dall’impoverimento tecnico generale e da grandi squadre che sono un po’ meno grandi.

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