I complimenti di Elkann, Spalletti tra segnale colto e intuizione: dentro l'entusiasmo Juve

Oltre al contratto anche la stima è rinnovata: dopo la partita vinta contro l'Atalanta John si è voluto complimentare con il tecnico bianconero

E, sì, a fine partita i complimenti a Luciano Spalletti sono giunti. Forti e chiari. Si sentono frequentemente, hanno avuto modo di creare un rapporto diretto in questi mesi, ma dirsi le cose in faccia ha un altro gusto. Un altro significato, un altro spessore. John Elkann è felice. Felicissimo. Di come la Juve stia riuscendo a porre le basi per costruire un immediato futuro vincente. Prima, ma non è un mistero, si passa dalla corsa alla prossima Champions League. Il fatto che la proprietà si stia entusiasmando senza che di mezzo, almeno in questa stagione, ci siano dei trofei la dice lunga sulla bontà del percorso.

Elkann, convinzione Spalletti

Elkann, presente alla New Balance Arena con tutta la famiglia, è seriamente convinto di aver pescato un asso con Spalletti. I loro dialoghi esaltano questo aspetto: c’è una stima di fondo radicata, che va oltre i risultati. John si è fatto trascinare prima di tutto per le prestazioni, per la qualità del gioco e per la crescita di tanti singoli di questa Juve.

Ecco perché l’input sul rinnovo del tecnico fino a giugno 2028 è arrivato in primo luogo da lui. Un imprimatur che vale più di ogni altra cosa. Dall’altra parte, Spalletti ha promesso di fare il possibile e anche qualcosa in più per riportare i bianconeri a vincere.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Da Sarri a Tudor, rivoluzioni naufragate

Uno slogan di questo mandato potrebbe essere riassunto così: vincere per costruire. Solitamente avviene il contrario, soprattutto nel calcio. Ma questa tendenza riassume l’intenzione del club di tornare ad essere competitivo subito. Evitando, in tutte le maniere, di abbracciare una nuova rivoluzione dopo quelle sostanzialmente naufragate dopo i cinque anni d’oro del primo Allegri: da Sarri (l’ultimo, però, ad aver portato a casa il tricolore) a Pirlo, passando per Allegri, Thiago Motta e Tudor. Tentativi - alcuni abbozzati altri approfonditi - accomunati dalla sensazione del fallimento. Elkann non è mai stato così vicino alla squadra, almeno pubblicamente. Neppure nella Juve dei nove titoli consecutivi. Raramente si è fatto prendere dalle emozioni del campo. Stavolta sì. Ed è un segnale che Spalletti ha colto subito.

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Spalletti, l'invito a Elkann

Non è passato inascoltato, sabato sera, l’invito del tecnico rivolto proprio a John: «Lo ringraziamo per essere stato qui, perché mi aveva avvisato che ci sarebbe stato e mi avrebbe fatto piacere anche vederlo nello spogliatoio: lui secondo me si è impegnato in questi anni per riuscire a creare un squadra di livello, una squadra forte, per cui noi dobbiamo per forza rispondere restituendo quella che è l’ambizione che lui ha avendo scelto noi. Dobbiamo essere di quel livello, cercando di soddisfare quella che è la sua ambizione con le scelte che ha fatto».

Non a caso, Lucio parla apertamente di ambizione. E l’anno prossimo c’è solo una strada: allestire una Juve credibile per vincere. Per assecondare una proprietà che in questo momento ha capito di dover mettere al centro del proprio mondo la figura dell’allenatore.

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Holm, l'intuizione di Spalletti

Elkann a Bergamo era seduto una fila sopra Damien Comolli, l’amministratore delegato. Un dirigente che ha scelto e che non vuole lasciare solo, soprattutto in una fase cruciale del campionato come questa: il quarto posto ha un peso specifico importantissimo e ogni componente deve fare la propria parte per completare la missione. Spalletti lo sa, al netto delle considerazioni sfoderate al fischio finale: «Non ci azzeccano i discorsi del non poter comprare i giocatori. La Champions per noi deve essere una conseguenza naturale. Poi ci sono squadre forti come Como e Roma, ma tu devi fare il tuo e non c’è un motivo particolare. Il motivo è perché giochi nella Juve e devi stare là».

Lucio, per arrivarci, sta dando un contributo tangibile. L’intuizione di Emil Holm titolare, dopo quasi due mesi ai box, è stata la chiave del successo contro l’Atalanta. E poi l’utilizzo di Boga e la gestione di Di Gregorio: il primo sta incidendo in tutti i ruoli in cui viene impiegato, il secondo è tornato determinante dopo un mese di panchina. Spallettate che valgono come un gol. O persino di più.

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E, sì, a fine partita i complimenti a Luciano Spalletti sono giunti. Forti e chiari. Si sentono frequentemente, hanno avuto modo di creare un rapporto diretto in questi mesi, ma dirsi le cose in faccia ha un altro gusto. Un altro significato, un altro spessore. John Elkann è felice. Felicissimo. Di come la Juve stia riuscendo a porre le basi per costruire un immediato futuro vincente. Prima, ma non è un mistero, si passa dalla corsa alla prossima Champions League. Il fatto che la proprietà si stia entusiasmando senza che di mezzo, almeno in questa stagione, ci siano dei trofei la dice lunga sulla bontà del percorso.

Elkann, convinzione Spalletti

Elkann, presente alla New Balance Arena con tutta la famiglia, è seriamente convinto di aver pescato un asso con Spalletti. I loro dialoghi esaltano questo aspetto: c’è una stima di fondo radicata, che va oltre i risultati. John si è fatto trascinare prima di tutto per le prestazioni, per la qualità del gioco e per la crescita di tanti singoli di questa Juve.

Ecco perché l’input sul rinnovo del tecnico fino a giugno 2028 è arrivato in primo luogo da lui. Un imprimatur che vale più di ogni altra cosa. Dall’altra parte, Spalletti ha promesso di fare il possibile e anche qualcosa in più per riportare i bianconeri a vincere.

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