TORINO - Non ci sarà un “prima” da difendere e nemmeno un’idea da confermare: ogni giudizio verrà posposto ai primi di giugno, e cioè quando si potranno aggiungere all’equazione gli addendi delle ultime prove stagionali. Alla Juve questa logica - semplice ma comunque impattante, perché toglie valore a gerarchie acquisite per restituirlo alle singole prestazioni - varrà un po’ per tutti. Anche a chi, sulla carta, potrebbe sembrare già con le valige pronte. Ed è proprio in questo spazio che si è rimesso in gioco Emil Holm. L’ultima “spallettata” per sopperire alle assenze di McKennie e Vlahovic: Lucio, contro l’Atalanta, ha infatti preferito l’esterno svedese a Koopmeiners, lanciandolo dal primo sulla corsia di destra.
Nessuna sorpresa
Un bell’esame per Holm se si considera il peso specifico della gara in questione - cruciale in ottica quarto posto - oltre al fatto che fosse appena rientrato da un lungo stop per la lesione muscolare al soleo. E pure un bell’attestato di stima da parte di Spalletti, tutto fuorché incline a “regalare” occasioni a chi non se le merita col lavoro quotidiano. Motivo per cui, in realtà, non c’è da sorprendersi troppo di fronte alla prestazione bergamasca di Holm, straripante in ambedue le fasi di gioco, come dimostra l’assist - per quanto fortuito - per il gol decisivo di Boga, e il dato sui duelli vinti in fase di non possesso: 8 su 8, tra cui quella spallata rifilata a Kolasinac (non proprio un fuscello) nell’area di rigore nerazzurra. In mezzo una serie di sgambate propositive interessanti che hanno aiutato la squadra di Lucio a uscire dalla pressione avversaria e farsi vedere dalle parti di Carnesecchi.
