Non ha ancora una spiegazione, la morte di Alex Manninger. E lo rivelano i volti ancora ieri immortalati a Nussdorf am Haunsberg, comune nei pressi di Salisburgo, dove l’ex portiere di Juventus e Torino lo scorso giovedì ha perso tragicamente la vita. Fatale uno scontro tra la sua auto e un treno locale nell’incrocio di un passaggio a livello, tipicamente senza barriere. Le indagini sono in corso: nelle prossime ore si analizzeranno segnali e dati elettronici del veicolo dell’austriaco. Nel frattempo, negli occhi di chi gli era vicino, è rimasto solamente lo sgomento: “Mi sembra così assurdo. Era meticoloso, preciso, la persona più rigorosa al mondo. Quanti chilometri insieme, quanti viaggi. E quante prese in giro per quella sua pignoleria”. A parlare è Franco Granello, lo storico agente. Non lo accetterà mai.
Granello, come ha saputo della scomparsa di Manninger?
“Sono stato avvisato dalla mia agenzia: non potevo crederci. Ci siamo visti a Torino qualche mese fa: veniva a trovare Chiellini, aveva una grande amicizia con Buffon”.
Quando vi siete sentiti l’ultima volta?
“Qualche giorno fa, aveva rilasciato un’intervista e gliel’ho commentata: “Sei il numero uno”. Mi ha risposto: “Sempre””.
Era un personaggio atipico.
“Un ragazzo magnifico, un ufo rispetto a tante situazioni viste nel calcio. Puntuale, preciso, maniacale. Forse all’eccesso: magari questo l’ha un po’ frenato nella carriera”.
Cos’ha rappresentato per lei, Alex?
“Ricordo ancora quando ci siamo conosciuti: la mia agenzia aveva nomi di livello legati all’Arsenal, lui disponeva solo di un commerciale, ma poco a che vedere con il calcio. Ci aveva chiesto supporto. Era un grande amico di Tony Adams, che rappresentavamo: da lì siamo partiti”.
Per il giro d’Italia, ma non solo.
“Pensi: quando la Juve aveva deciso di cedere Peruzzi, nel 1999, ci convocarono con Alex a Manchester, dove i bianconeri hanno poi affrontato lo United nell’andata delle semifinali. Già allora avevano deciso di puntare su Manninger come numero uno, ma Wenger non ne voleva sapere: chiese Pessotto in cambio, perciò Giraudo e Moggi virarono su Van der Sar. Però la Juventus era nel suo destino”.
Siete allora partiti dalla Fiorentina.
“Abbiamo colto l’occasione e siamo partiti da lì, iniziando questo percorso bellissimo. Era difficile non essergli amico: a volte in questo mestiere non paga, ma con lui era impossibile”.
