"Dopo il calcio voleva fare altro"
Perché alla Juve, pur sapendo che avrebbe giocato meno?
“Gliel’avevo detto: guarda che vedi poco il campo, meglio lasciar stare. Ma no, voleva fare un percorso di fianco a Buffon. A fine carriera si vantava di aver giocato con il migliore di tutti e i due hanno stretto un legame molto profondo”.
Se dovesse descriverlo con un aneddoto?
“Erano i giorni prima dell’arrivo alla Juve. Il sabato era in albergo, in attesa del transfer e con le visite programmate il lunedì successivo. Mi ha telefonato subito: “Che programmi hai?”. La risposta: “Ho un calcetto”. Si è presentato con le scarpe con tacchetti 12, pronto a scendere in campo. Si è distrutto i piedi, ma non ha mollato nulla: andava a mille all’ora senza risparmiarsi. Alla fine mi ha detto: “Ho fatto un casino, vado a medicarmi””.
I tifosi lo ricordano con orgoglio.
“Perché era così: responsabile. All’epoca di Zaccheroni, in Europa League, contro il Fulham non c’era Buffon e lui aveva avuto un problema alla spalla, per il quale si faceva trattare dal fisioterapista del Bayern Monaco. Avevano provato a chiedergli uno sforzo, tanto l’allenatore quanto la dirigenza, ma aveva rifiutato: non poteva tollerare il fatto di poter creare dei danni alla squadra”.
Il calcio l’aveva stufato?
“Ne abbiamo parlato cento volte. Gli chiedevo: vuoi fare un percorso televisivo? Vuoi cambiare prospettiva? Lui mi diceva che aveva fatto il calciatore per 20 anni, che avrebbe voluto dedicarsi ad altro. Si è sposato a fine carriera perché così poteva dare il 100% a moglie e figli. Doveva essere perfetto ed è sempre stato così. S’immagini che dopo l’allenamento, nel suo appartamento in zona Crocetta a Torino, andava a prendere i mobili e se li montava da solo”.
