TORINO - Nessuno ha sbandato, nella settimana in cui ad un gruppo fragile sarebbe bastato tanto così per finire fuori strada sul piano mentale. La vittoria contro l’Atalanta e la doppia sconfitta del Como (prima contro l’Inter e poi col Sassuolo) avrebbero potuto rilassare la Juve. Ma è un rischio che Luciano Spalletti non ha mai preso in considerazione, non ha mai avvertito. Si fida da tempo dei suoi giocatori, della bontà di un gruppo serio. Il rinnovo di contratto ha sancito una comunione d’intenti soprattutto con la squadra. C’è un patto vigente: la corsa alla qualificazione in Champions League può finire in qualsiasi modo, ma senza alcun rimpianto. E senza, soprattutto, rimorsi di coscienza da parte di nessuno. La Juve deve essere Juve, fino in fondo. In settimana Spalletti ha insistito su un concetto nello specifico: “Serve di più, soprattutto più intensità”. Non gli basta il blitz di Bergamo. E non gli basta neppure pensare ai rallentamenti del Milan (e persino del Napoli). Anzi, sono proprio i passi falsi degli uomini di Allegri ad alimentare la fame di terzo posto. A consentire a Lucio di alzare ulteriormente l’asticella. Ora che la Juve è quarta, deve trovare un modo per avvicinarsi a chi la precede. E se la mentalità sarà la stessa di Bergamo anche contro il Bologna allora aumenteranno le possibilità di accostare il Diavolo: un discreto assist, soprattutto in vista dello scontro diretto di San Siro di domenica. Prima, però, c’è il Bologna. Solo il Bologna. Da qui, del resto, nascono i ragionamenti di formazione: i diffidati Bremer e Kelly in campo, gli acciaccati (Yildiz su tutti) chiamati ad uno sforzo supplementare per recuperare. Non ci sono calcoli nella testa di Spalletti. Nessuna calcolatrice in mano e neppure tabelle Champions.
