Fernando Llorente non ha bisogno di presentazioni. In questo momento osserva il calcio da spettatore, da tempo ha iniziato una nuova vita sportiva nel padel (è impegnato nell’EA7 World Legends Padel Tour), ma non può che essere sedotto dal fascino di un Milan-Juve che seguirà direttamente da San Siro. Una partita dal sapore speciale per il basco: quattro precedenti, con la casacca bianconera contro il Diavolo, conditi da quattro successi. Uno, quello del 2 marzo 2014, porta anche la sua firma: 2-0 al Milan a San Siro targato Tevez-Llorente, con scudetto cucito sul petto con abbondante anticipo rispetto all’ultima curva del campionato. È stata una delle ultime grandi vittorie dell’era Conte.
Llorente, lei sa bene come si batte il Milan. «Era un’altra Juve ed era un altro Milan, naturalmente. L’anno in cui con Tevez ha deciso Milan-Juve eravamo fortissimi, ma soprattutto affamati. Dovevamo scrivere la storia, ce lo imponeva Conte. Dopo che avevamo vinto il campionato dovevamo giocare contro l’Atalanta in casa. Il mister ci fece festeggiare, ma è stato un martello nel preparare quella partita: i 102 punti restano leggendari, Antonio era fissato. E ci ha trasmesso tantissimo: ti fa venire voglia di continuare a vincere. Non era facile da gestire per chi era al terzo anno con lui, ma con uno così sei sempre sicuro di competere ai massimi livelli».
Conte spettatore interessato del duello Allegri-Spalletti. Finora chi ha fatto meglio tra i due? «Max da quando ha preso il Milan ha fatto bene: ha praticamente blindato la Champions League. Onestamente nessuno poteva chiedergli di vincere subito. Spalletti invece ha dato un’impronta profonda, la Juve è una delle squadre migliori d’Europa per il calcio che esprime».
