TORINO - Prima ancora di quelli legati al passato con la maglia della Juve, Emanuele Giaccherini ha dolci ricordi contro il Milan. Indossava un’altra casacca, quella del Cesena, nel 2010. Seconda partita di Serie A: pronti-via i romagnoli piegano i rossoneri di Allegri proprio grazie alle reti di Giak e Bogdani. Sono passati 16 anni da un trionfo che in qualche modo ha cambiato la carriera all’esterno di Bibbiena, poi diventato un pupillo di Antonio Conte prima alla Juve e poi in Nazionale.
Giaccherini e quel Cesena-Milan
Giaccherini, ma se lo ricorda quel Cesena-Milan del 2010? «Come no. Era la prima partita in rossonero di Zlatan Ibrahimovic: il Milan era stellare: da Pato a Robinho, passando per Inzaghi, Pirlo, Seedorf e Thiago Silva. Giocatori incredibili. Avevamo gli occhi di tutti addosso, per me era un sogno vivere una serata così. Quei campioni erano inarrivabili per uno come me, reduce da una gavetta lunga. Quel Cesena aveva entusiasmo da vendere: c’era tanta differenza tra noi e loro, ma quella squadra era spensierata. Andavamo a mille all’ora e tutto è fortunatamente filato liscio».

Quel gol al Manuzzi le ha stravolto la vita? «Sì, penso sia stata una svolta. Mi resi conto della portata di quella serata pochi minuti dopo il fischio finale. Vado in zona mista perché dovevo incontrare il mio procuratore, così tirai dritto. Ma tutta la stampa mi stava aspettando. Allora mi disse: “Non lo vedi che tutti quanti aspettano solo te? Vai da loro subito”. Quei riflettori erano nuovi per me».
