TORINO - Ruoli diversi, fuori dal campo come sul rettangolo verde. Ma che ricordi. E che eco, tutte le volte, quando risuonano i loro nomi: Giorgio Chiellini e Zlatan Ibrahimovic. Due che sono stati compagni (in bianconero), avversari (con altri colori) e che dopo il calcio giocato hanno provato a dare continuità al lavoro dietro la scrivania. Con impatti differenti, ecco: perché se il secondo Ibra, a Milanello, non è che abbia proprio il suo vocione in capitolo, l’ex capitano juventino e oggi Director of Football Strategy del club è già intervenuto in maniera diretta sulle dinamiche di campo. Tipo? Eh, tipo la scelta Spalletti. Ora rinnovato. E blindato. «Ero convinto che potesse essere la guida per il prossimo futuro e così è stato - le parole dell’ex difensore -. Lui sa come trasferire tutto questo ai giocatori: quando è il caso di alzarne la pressione e la responsabilità, quando è il caso di abbassarla. Questo fa parte delle caratteristiche dei grandi allenatori e delle persone che sono abituate a navigare con queste qualità e con queste necessità. Io penso che abbiamo un gruppo di ragazzi responsabili, ancora prima che calciatori bravi: un gruppo di uomini che sta crescendo, e si è visto anche durante la stagione».
Il progetto Juventus secondo Chiellini: crescita e obiettivi
Parole che Chiellini ha sempre portato avanti, pure un po’ come una sorta di mantra. E che hanno avuto estremo valore quando le cose non giravano. C’era da ricostruire un progetto. E un vero, concreto, chiaro progetto è davvero partito. «La cosa più difficile è che il tempo non è infinito: i progetti a lungo termine non esistono. Ci vuole il progetto a lungo termine, ma in mezzo devi avere una serie di obiettivi che non puoi mancare, altrimenti ciò che hai pianificato a lungo termine non arriva - ha poi aggiunto -. Nel mondo del calcio come in tutte le altre cose. Kenan Yildiz due anni fa non era il giocatore che è adesso e probabilmente tra due anni sarà ancora ad un livello superiore. Fa parte della vita». Morale: serve avere pazienza, anche se quest’ultima versione di Juve dà tutto sommato una scossa positiva, fa ben pensare al futuro. O almeno senza alcun patema.
Milan, RedBird e il ruolo attuale di Ibrahimovic
Ibra e Chiello, a ogni modo, s’incroceranno nuovamente a San Siro, terreno di tante battaglie in campo, e stavolta scontro in doppiopetto: fa parte della vita, proprio come ha spiegato Giorgio, che magari un po’ di partecipazione in più finirà per averla. Del resto, c’è una bella differenza tra dirigente operativo e consigliere ufficiale della proprietà di una squadra. Perché lo svedese è uomo RedBird, e lo è ancor prima di rappresentare anni di milanismo galoppante. Anche per questo, dopo una prima parte in cui è stato persino costretto a una sovraesposizione di cui avrebbe volentieri a meno, da quando la dirigenza rossonera si è rinforzata con gli uomini chiave attuali il suo defilarsi non è stato registrato come una sorpresa.
Certo, Ibra resta Ibra. E soprattutto è rimasto lì: spesso a Milanello, confronto quotidiano con dirigenti, ma non è più centrale come lo è stato in passato. «Non voglio gabbie», ha raccontato qualche mese fa. E chiaramente nessuno si è posto il compito di costruirgliene alcuna. Comunque, scontato che i due si facciano tanti complimenti. E che finiscano per scattare i ricordi: quando si sono ritrovati alla Juventus, nel 2005, lo svedese era un talento enorme e di soli 24 anni; Chiellini era ancor più giovane (21), tanta corsa e meno riflessione, che poi è diventata invece la dote centrale sul finire di carriera.
L'analisi di Chiellini sul Milan di Max Allegri
«Il Milan ha fatto un buon campionato, ha fatto sognare di poter stare dietro all’Inter. Personalmente ho creduto a quello che ha sempre detto Max (Allegri, ndr), che l’obiettivo vero fosse la Champions League. Se poi l’Inter avesse perso tre o quattro partite in più, come è successo l’anno scorso, magari il Milan sarebbe anche potuto rientrare, insieme ad altre squadre, ma realisticamente in questo momento c’è più o meno la griglia di partenza di inizio stagione, con l’eccezione del Como che ha fatto qualcosa di straordinario», la chiosa di Chiellini. Rappresentativa, e al massimo: niente spazio a voli pindarici, ha acquisito la concretezza di chi non fa più promesse.
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