Pagina 3 | Bivio Vlahovic, la Juve si prepara al test decisivo. Milan e Bayern sempre sullo sfondo

Ci ha pensato Spalletti, senza particolari voli pindarici o digressioni di ardua lettura, a tracciare il perimetro operativo di chi, da qui alla fine della stagione, sarà chiamato a meritarsi la permanenza a Torino. «Col Milan abbiamo dato seguito al nostro percorso, ma manca l’ultimo sforzo. È qui che capiremo chi è da Juventus e chi no». Vale un po’ per tutti sì, ma specialmente per il più ingombrante dei punti interrogativi bianconeri: Dusan Vlahovic. Le tappe sconnesse e confuse della sua potenziale ultima “epopea” juventina assomigliano a una pellicola cyberpunk di fine anni 90: dalle prestazioni sottotono iniziali al gelo in ottica rinnovo, passando per l’infortunio agli adduttori - che l’ha tenuto ai box per tre mesi -, la conseguente riapertura con la società fino ad arrivare all’ultimo stop, rimediato nel riscaldamento del match con il Genoa.

Infortunio e rinnovo

L’episodio chiave. O meglio: la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle perplessità juventine, emerse nel corso della sosta per le nazionali, e cioè quando Dusan si era allenato con regolarità, seppur con un gruppo atipico, tra esclusi dalle nazionali e ragazzi di primavera e Next Gen. Gli screening fisici a cui si era sottoposto alla Continassa raccontavano di un profilo ancora a mezzo servizio, acciaccato e appesantito dagli strascichi di problematiche che andavano ben oltre il guaio agli adduttori. Da qui la scelta della società di archiviare, almeno per il momento, i discorsi per il rinnovo, arenatisi settimane prima per via di distanze economiche tra richiesta e offerta. Per intenderci, la Juve non si è mai detta disposta ad andare oltre un biennale a 6 milioni l’anno più bonus. Ora lo scenario è destinato a mutare ulteriormente, alla luce del rientro tardivo del serbo. Per sedersi nuovamente a un tavolo serviranno risposte concrete anzitutto sul piano fisico (Vlahovic in carriera non è mai rimasto indisponibile così a lungo) e poi su quello delle prestazioni.

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Rush finale

Quattro match, a cominciare dal prossimo col Verona, per inscenare la miglior versione di sé e spegnere sul nascere lo scetticismo - diffuso - della Continassa. Spalletti farà di tutto pur di rigenerarlo. Anche perché sa che un profilo dalle sue caratteristiche potrebbe tornagli particolarmente utile nelle economie dei prossimi match stagionali, dove non saranno ammessi passi falsi per centrare l’obiettivo inderogabile della Champions League: «Nel secondo tempo una presenza come la sua poteva darci una mano, ma è venuto ad allenarsi con noi solo venerdì - l’analisi di Spalletti a margine del match con il Milan -. Viene da un infortunio lunghissimo, si è rifatto male stando fuori tre partite e farlo giocare di più poteva essere rischioso. Ci potrà dare una mano in queste ultime uscite». L’impressione, specie alla luce di questa convocazione anticipata - il disegno iniziale prevedeva che Dusan rientrasse in campo col Verona - è che a partire dalla prossima gara il suo minutaggio sia destinato a crescere sempre di più. E se non ci saranno ricadute, non è nemmeno da escludere che possa addirittura ritrovare la maglia da titolare per il match successivo, contro il Lecce.

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Scelta definitiva

Per tornare, dunque, all’immaginario dei fratelli Wachowski (autori di Matrix), l’epilogo del campionato confinerà Vlahovic nel cono d’ombra di una scelta definitiva: da una parte la pillola rossa, il gusto amaro della verità, che impone di scendere dal piedistallo, riconoscere che il predatore infallibile di quattro anni fa è sbiadito e rimboccarsi le maniche accettando patti meno dorati pur di non perdere la Signora; dall’altra, quella blu, una carezza anestetizzante che permette di cullarsi nell’illusione che fuori dai cancelli della Continassa ci sia ancora la fila (Milan e Bayern le uniche davvero alla finestra). Che il mondo non sia cambiato e che il domani sia altrove, scintillante e senza compromessi. È l’ultimo bivio: accettare la realtà per restare nel gioco, o scegliere il sogno e risvegliarsi fuori dalla storia bianconera.

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Scelta definitiva

Per tornare, dunque, all’immaginario dei fratelli Wachowski (autori di Matrix), l’epilogo del campionato confinerà Vlahovic nel cono d’ombra di una scelta definitiva: da una parte la pillola rossa, il gusto amaro della verità, che impone di scendere dal piedistallo, riconoscere che il predatore infallibile di quattro anni fa è sbiadito e rimboccarsi le maniche accettando patti meno dorati pur di non perdere la Signora; dall’altra, quella blu, una carezza anestetizzante che permette di cullarsi nell’illusione che fuori dai cancelli della Continassa ci sia ancora la fila (Milan e Bayern le uniche davvero alla finestra). Che il mondo non sia cambiato e che il domani sia altrove, scintillante e senza compromessi. È l’ultimo bivio: accettare la realtà per restare nel gioco, o scegliere il sogno e risvegliarsi fuori dalla storia bianconera.

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