Voleva capirci di più, Luciano Spalletti, prima di tornare sulle sue posizioni e allinearsi alla bozza progettuale di Damien Comolli. Un po’ perché credeva che, alla fine, il titolare designato tra i pali (Di Gregorio) sarebbe uscito definitivamente dal guscio dell’incertezza. Come hanno già fatto dal suo arrivo - chi prima e chi più tardi - la maggior parte degli interpreti bianconeri. Un po’ perché temeva di dissipare inutilmente il budget bianconero, e rinunciare, dunque, a una serie di colpi in altre zone del campo, ritenute più urgenti e prioritarie. Ma è stato lo stesso ad della Juventus a fare chiarezza. O meglio: a garantirgli che il mercato bianconero sarebbe stato scintillante a prescindere. Ma soprattutto, fedele ai parametri a cui auspica Lucio: profili rodati, pronti, avvezzi alle logiche elitarie della Champions League. Da qui, la scelta di provare a rendere il primo sogno di Spalletti realtà, presentando all’entourage di Alisson un’offerta vera e propria.
L'usato di lusso
L’età anagrafica, nel suo caso, altro non è che un dettaglio trascurabile. I quasi 34 anni del brasiliano portano in dote una saggezza tecnica e una statura internazionale che alla Juventus risulterebbe vitale per guidare gli interpreti più giovani e ambiziosi. Una costante nella storia del club bianconero, dissipatasi poco a poco quando gli ultimi i senatori - quelli del ciclo dei 9 scudetti - hanno svuotato i rispettivi armadietti alla Continassa. Da qui, l’investitura totale nei confronti di Alisson: l’usato di lusso che Spalletti ha già svezzato e consacrato ai tempi di Roma.
