Pagina 2 | Campagna, lezione al calcio: "Il problema è uno, non esistono alibi. Juve più solida per due uomini"

Di tornare in acqua non gli passa nemmeno per la testa. Eppure è proprio la passione e l'amore per questo sport a guidare ogni suo passo. Alessandro “Sandro” Campagna ha smesso di giocare ma non di vivere la pallanuoto, e da diciotto anni guida la Nazionale italiana maschile con la stessa energia di sempre. Primo siciliano a vestire l’azzurro, il debutto del 1982 ancora negli occhi, oggi è il punto di riferimento di un gruppo in crescita che tra Europei e World League sta iniziando a consolidare la propria identità. Sullo sfondo resta il sogno olimpico, da inseguire con lucidità più che con ossessione, perché – come insegna Campagna – è il percorso, fatto di lavoro quotidiano e passione, a dare senso a ogni traguardo.

"Il calcio mi appassiona meno..."

Quando non allena i ragazzi della pallanuoto, di cosa si occupa?Il ruolo di commissario tecnico richiede un lavoro continuo fatto di relazioni, comunicazione ed empatia, per trasmettere un indirizzo chiaro all’ambiente. Pianifico e analizzo gli allenamenti, mi confronto con lo staff, mantengo contatti costanti con gli allenatori e seguo le partite”.

E trova il tempo di seguire la Juventus...Il calcio mi appassiona meno rispetto al passato, ma l’amore per la Juventus è rimasto intatto”. Cosa ha visto di positivo nella Juventus recente? “C’è stato un consolidamento societario, anche grazie all’ingresso di Giorgio Chiellini, che ha creato basi solide e migliorato il confronto con l’area tecnica. Spalletti ha dato identità alla squadra: è un ‘anno zero’ da cui ripartire”.

Cosa la spinge ancora oggi, dopo tanti anni, a guidare la nazionale con la stessa energia?La passione e l’amore per questo sport. Non mi è stato regalato nulla, ho dovuto stringere i denti. La credibilità te la costruisci anche nei momenti difficili”.

Se chiude gli occhi e pensa alla Nazionale, qual è il primo ricordo che le viene in mente?Ho esordito nel 1982, da siciliano non è stato facile emergere. Essere il primo in nazionale è stato un grande orgoglio. Non avrei mai immaginato quasi 960 presenze tra giocatore e allenatore”.

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