Il fratello di Jhoan
A questo punto è il tifosissimo bianconero che sceglie di raccontare cosa sia successo al fratello, colui che indossava sempre quella maglia che ora per Jhoan è diventata un simbolo di resilienza oltre che di fede calcistica. "Sono 8 anni che non so se mio fratello sia vivo o morto. È complicato perché non sai quando stai cenando, pranzando o facendo colazione, non sai se lui lo stia facendo. Quando stai dormendo in un letto comodo non sai se lui sia per terra. Quando piove non sai se lui si stia bagnando. Non sai niente, è un'incertezza enorme". È proprio l'incertezza a rendere ancora più doloroso il pensiero del fratello, proprio perché Jhoan non sa effettivamente dove sia.
"Pensiamo di essere forti, invece siamo fragili"
"Perché hai deciso di raccontare la tua storia al mondo intero?", chiede l'intervistatore. "Guarda ti dico una cosa. La salute mentale è un tema che non si può ignorare. Noi uomini pensiamo che siamo più forti mentalmente, e ti dico che non è così: noi siamo un po' più deboli. Abbiamo forza fisica, ma mentalmente siamo un po' più fragili. Qualsiasi cosa ci colpisce e ci butta giù all'istante ci manda al tappeto, oppure ci rifila un 3-0 in casa ed è terribile perdere in casa. Ed è lì che dobbiamo sempre ribaltare il risultato nel modo migliore, cercando aiuto. Bisogna sempre cercare aiuto, non puoi chiuderti in quel tunnel. Devi uscirne. Quando la vita mi sta distruggendo o mi sta crollando addosso, mi ricordo sempre il 'Forza Juve' o il famosissimo 'Fino Alla Fine'. È quello che mi tiene così: con grinta, come abbiamo sempre fatto".
