Non il gol, ma l’esultanza: rabbiosa, però vuota di parole; forte, eppure senza gesti eclatanti. Bisogna guardarla, e riguardarla, per capire lo stato psicofisico di Dusan Vlahovic: 12 secondi per scrivere una nuova pagina, ma ancora presto per provare a cambiarla in maniera definitiva. Il serbo ha risposto in maniera chiara a chi avanzava dubbi sulle sue condizioni fisiche: due gol in due partite, uno su calcio piazzato (fondamentale) e un altro da nove puro, vero, di quelli che mancano e sono maledettamente mancati a Spalletti. Tant’è che Lucio se n’è lamentato in conferenza stampa, mandando un messaggio diretto alla società: con Vlahovic - o comunque con un nove fisico - ieri non sarebbe stato lì a guardare Como, Roma e Milan fino all’ultimo secondo di gioco. O almeno non l’avrebbe fatto con questo pathos, con quel trasporto che disturba le notti.
Un po’ di insonnia l’ha patita anche Vlahovic, a dir la verità. Specialmente nel periodo in cui le gambe non giravano, l’operazione all’adduttore aveva i suoi strascichi e i muscoli gli chiedevano pietà. Ha cambiato modo di allenarsi, privilegiando la forza. Ha poi portato sulle spalle tutto il peso dei non detti, delle parole a metà, di un futuro che a volte ha un colore e il giorno dopo è completamente diverso. Che è fatto di opportunità, vero - il Bayern dovrà sostituire Nico Jackson, in uscita; a lui pensano sia il Barcellona che il Newcastle, oltre al Milan in Italia -, però ancora poco concrete, nulla per cui dire a pieni polmoni ciò che ha inevitabilmente pensato: tocca lasciare la Juventus.
Il timore di Vlahovic
Nemmeno la Juventus ha intenzione di lasciare Vlahovic. Anzi, la società ha osservato col sorriso stampato sul volto la compatibilità trovata con Spalletti: Dusan sente di aver trovato un riferimento fondamentale, con cui progettare la rinascita. Per questo firmerebbe volentieri il prolungamento, anche solo per un paio d’anni. Non è infatti una questione di durata - Vlahovic è convinto di aver bisogno di un’occasione, quest’estate, e non del contratto della vita -, semmai di opportunità. E quella juventina gli sembra il massimo, tanto per il momento che vive quanto per la ricerca della costanza che agita i giorni e figuriamoci le notti. “Non c’è nulla di meglio della Juventus”, è stato il consiglio arrivatogli pure da chi parla quotidianamente con lui, provando a mediare sulla situazione.
Il timore dell’attaccante è di rendersi protagonista di una storia simile a quella di Dybala, oppure Rabiot: due ex compagni arrivati a fare mille discorsi e nessuna firma su nessun contratto. Entrambi hanno fatto un passo indietro in carriera, tentando uno slancio che non c’è stato. Ecco, per Vlahovic non esiste scenario peggiore.
La proposta Juve
Per questo ascolterà ancora e ancora la proposta della Juve, che in settimana medita di fare un altro punto con papà Milos. Entro il finale di stagione - mancano quindici giorni - sarà dentro o fuori, in fondo. E a ballare restano i 6 milioni di distanza tra richiesta (bonus e commissioni) e offerta, che a ogni modo la società bianconera non ha alcuna voglia di modificare. No, nessun rilancio. Neanche dopo le due reti, le dichiarazioni di Spalletti, quello sguardo potente di Dusan e l’evidente bisogno della squadra nei confronti del suo numero nove.
Il punto, adesso, diventa fondamentalmente un altro: Juve e Vlahovic dovranno capire se conviene e a chi conviene eventualmente separarsi. Più banalmente: chi rischia di più? Cinquanta e cinquanta. Forse quarantanove Dusan, ma solo perché la ruota è tornata a girare in suo favore. Per la sua stessa natura, non sarà sempre così. Come non saranno sempre freddi i discorsi di mercato. Guai a rischiare.
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