"È stato un tritacarne". Con queste parole Federico Cherubini è tornato sulla vicenda plusvalenze che ha travolto la Juventus e ha portato alle penalizzazione in classifica nel 2023, raccontando per la prima volta in maniera così diretta il peso umano e mediatico di quegli anni. L’ex dirigente bianconero, oggi CEO del Parma, ha parlato di "ferite profonde" lasciate non solo sul piano professionale, ma anche personale e familiare, ripercorrendo una delle pagine più controverse del recente calcio italiano. Poi l'ex bianconero ha toccato anche altri temi visto che ha ricoperto diversi incarichi all’interno della Vecchia Signora fino ad arrivare al ruolo di direttore sportivo della prima squadra. Un percorso costruito passo dopo passo, attraversando ogni livello del calcio: dal settore giovanile alla gestione dei prestiti, fino al progetto Next Gen. Un bagaglio manageriale sviluppato ben prima dell’approdo ai massimi livelli, tra esperienze lavorative e primi incarichi in Lega Pro. Dalle riforme FIGC al settore giovanile, fino allo sviluppo delle seconde squadre e il rapporto con la proprietà americana al Parma: Cherubini non si è trattenuto.
Cherubini, la Juve e il tema plusvalenze
Cherubini a Calcio&Finanza ha toccato il tema delle plusvalenze: "È un tema su cui per tre anni io, come tante altre persone coinvolte, ho mantenuto un silenzio quasi sacro per rispetto delle istituzioni sportive, pur non condividendo quanto accaduto in quel periodo. Quindi il silenzio rimane nel giudizio di quella vicenda dal punto di vista giuridico e tecnico". Mentre dal punto di vista umano il CEO del Parma sottolinea: "Resta una ferita profonda in me come in tutte le persone che l’hanno vissuta, che va oltre gli aspetti professionali. Quando le vicende hanno aspetti mediatici così violenti e forti lasciano ferite nelle persone che le vivono, nelle famiglie".
L'aspetto mediatico e le riflessioni
Il dirigente prosegue: "Questo mi fa riflettere anche quando guardo ciò che accade ad altre persone per motivi magari sempre legati al mondo dello sport o del calcio. Nel nostro caso è durato qualche anno, quindi è stata anche abbastanza pesante. Non è possibile che le persone finiscano in certi tritacarne senza poi sapere cosa succede, nella giustizia ordinaria ma anche nello sport. Leggere qualcosa, nello sport in cui tu sei protagonista, che può avere effetti negativi o positivi su 15 milioni di persone, ti mette in una condizione complicata".
Il progetto seconde squadre
Cherubini è stato tra i principali fautori del progetto delle seconde squadre ai tempi della Juventus, ma nei giorni scorsi, ha detto che sarebbe meglio partissero dalla Serie D: "In tanti si sono meravigliati, ma chi conosce il sistema europeo sa che il 60% delle seconde squadre dei top club gioca in quarta divisione. Per club come Juventus, Atalanta, Milan o Inter la Serie C può andare bene, ma per realtà come il Parma la Serie D sarebbe ideale. Oggi la nostra Primavera in Serie C farebbe fatica: serve anche un cambio culturale, capire che la Serie D può essere parte del percorso di crescita. E anche la cultura del prestito è qualcosa che va rivisto, è soprattutto italiana: così la Serie C è diventata sviluppo per conto terzi, ha perso la sua vocazione formativa. In più, anche alcune norme, come l’abolizione del vincolo sportivo, hanno penalizzato club e ragazzi: se investi sui giovani devi poter tutelare quel patrimonio, altrimenti diventa difficile costruire strutture e programmi di crescita".
Il futuro della Figc
Il 22 giugno ci saranno le elezioni per il nuovo presidente FIGC. Cherubini ha spiegato perché il Parma ha deciso di appoggiare Malagò: "La nostra posizione è quella di appoggiare Malagò perché abbiamo pensato fosse più importante come Serie A dare una visione di compattezza e Malagò è quello che ha sicuramente celebrato questa compattezza avendo 19 club a supporto (l’unico contrario è la Lazio di Claudio Lotito, ndr). Al di là della persona, che in questo caso è di altissimo profilo, a prescindere da chi sarà presidente federale, credo che sarà veramente importante mettere mano alle riforme di cui il sistema ha grande bisogno". Poi ha proseguito: "Che tipo di federazione immagino per il futuro del calcio italiano? Se penso a una federazione, immagino una federazione che cambi pelle, nel senso di strutturarsi e organizzarsi come un club, diventando ancora più operativa. So che la federazione ha una componente prevalentemente politica. La nazionale è la punta dell’iceberg, ma la base è fatta da milioni di tesserati, centinaia di migliaia di bambini che iniziano: andrebbe organizzata questa piramide in maniera diversa. La federazione ha le sue responsabilità, che derivano appunto dall’essere alla guida del calcio italiano, ma poi ci sono anche i club, che svolgono l’attività nella quotidianità".
Le riforme e la Serie A a 18 squadre
Quali sarebbero le riforme più importanti da attuare? Cherubini ne ha parlo in modo molto diretto: "Prima di chiedere interventi, dobbiamo dare per la prima volta la sensazione di essere un sistema unico, ragionare con visione sistemica. Ci sono tanti strumenti e potenziali vantaggi, dal decreto crescita al tema delle scommesse, però dovremmo finalmente vedere un sistema che si muove come tale. La distribuzione dei pesi nel calcio italiano, guardando ad esempio alle elezioni del presidente FIGC, vedo la Serie A un po’ penalizzata considerando che è un po’ il motore del calcio italiano. Se vogliamo fare un ragionamento sui pesi, secondo me sarebbe giusto farlo ma prima ragionando di sistema. L'ad del Parma ha poi parlato della Serie A a 18 squadre: "È un tema su cui i club di Serie A strutturalmente saranno divisi perché è evidente che sia un tema di contrasto. Anche lì bisognerebbe ragionare di sistema, non per la Serie A o per Inter, Juventus o Milan. È meglio che siano 18 o rimanere a 20? Se lo chiediamo alle big la risposta la sappiamo, ma il sistema che benefici può avere? Quali sono le ricadute? È evidente che noi oggi siamo in una posizione in cui dobbiamo consolidare la nostra presenza in Serie A, sappiamo che con 20 squadre è più facile riuscirci".
Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali si sono sputate varie soluzioni, tra obblighi di giovani e italiani. Sono percorribili? Cherubini è stato chiaro: "No, non servono proposte estemporanee. Ho sentito parlare di bloccare gli stranieri, mettere obblighi per i giovani. Questo accade ogni volta perché si vuole dare una risposta di pancia. Non dobbiamo farci prendere dalla tentazione di dire cose tipo “blocco tutti gli stranieri” o “metto l’obbligo dell’Under 18”, perché secondo me con gli obblighi non risolviamo un problema".
Juve come scuola di manager
Cherubini ha parlato degli anni dal 2010 al 2020 alla Juventus, spiegando quali sono stati i segreti dietro ai successi dei bianconeri: "Quando penso a quell’esperienza penso anche al Parma e a come mi piacerebbe creare sempre più questa idea di gioventù in tante posizioni all’interno del club. Basti pensare – per citarne alcuni – a Paolo Capparelli, Finance Director, o ad Alessandro Pettinà, Direttore Sportivo, che sono giovani, ma con competenze importanti. Se riguardo agli anni della Juventus, abbiamo avuto dirigenti che hanno poi ricoperto ruoli importanti, a partire più noti come Marotta oggi presidente dell’Inter e Paratici direttore sportivo della Fiorentina". Poi ha proseguito: "Quando arrivai dal Foligno alla Juventus, pur provenendo dalla Serie C, fui colpito dal rispetto ricevuto subito da Agnelli, Marotta e Paratici. Lì ho capito il valore del rispetto dei ruoli: la forza di quella Juventus era scegliere le persone giuste, dare responsabilità chiare e autonomia. Di quell’esperienza porto con me tanti insegnamenti che vorrei applicare anche a Parma, dove vedo grande potenzialità grazie alla proprietà, alla tradizione e alla città".
Il progetto Superlega
Il dirigente ha parlato anche del progetto Superlega poi fallito: "Di base le ragioni che erano dietro quel progetto rimangono, poi la modalità con cui si è arrivati in maniera così dirompente ha portato anche alla reazione dell’opinione pubblica. Su questo però non dobbiamo nasconderci: le motivazioni che hanno guidato quella proposta in quel momento restano un tema oggettivo. Oggi si sta andando in quella direzione, quindi sicuramente bisogna fare qualcosa. Anche a noi piacerebbe affrontare quelle partite a livello internazionale, quindi studiare un meccanismo magari con un abbattimento geografico diverso. Sicuramente, in questo momento, le leghe domestiche rischiano di soffrire. Io sono cresciuto e ho vissuto il calcio degli anni ’90 e ho anche una componente romantica, ma oggettivamente dobbiamo prepararci a qualche cambiamento".
Da Foligno a Parma, passando per la Juve
Cherubini ha spiegato anche come è nato il suo percorso dirigenziale: "Ho giocato fino alla Serie C, poi nelle categorie dilettantistiche mentre lavoravo. A 34 anni mi si presentò l’occasione di diventare dg del Foligno appena promosso in C: lasciai le mie attività perché sentivo fosse la strada giusta. Dopo sette anni sono passato alla Juventus, dove ho ricoperto vari ruoli: dai prestiti al settore giovanile, fino al progetto seconda squadra, per poi affiancare e successivamente sostituire Paratici nell’area sportiva. Cosa cambia tra il ruolo di ds in bianconero e quello di ad in gialloblù? Alla Juventus il ruolo di ds era più focalizzato sull’area tecnica. Ma mi è sempre piaciuto avere anche una visione più ampia del club, maturata già da dg in Lega Pro. A Parma, da amministratore delegato, sono tornato ad allargare il perimetro delle responsabilità". Poi ha continuato: "Che cosa ho trovato a Parma appena arrivato e quali sono le principali differenze rispetto alla Juventus? Dal primo giorno a Parma ho respirato l’importanza di questo club. È vero che hanno dimensioni diverse, però parliamo di calcio: qui si respira tanto quello che ha fatto parte del passato glorioso di questa società e anche quello che può essere il futuro. Con questa proprietà credo possano esserci le condizioni per qualche bella storia anche in futuro".
Il rapporto con la famiglia Krause
"Qual è il valore aggiunto della proprietà Krause per il Parma? È una famiglia, credo che questa sia una cosa importante. In un calcio in cui le vecchie famiglie stile anni ’90 sono sempre meno, è stato fondamentale per una città come Parma aver trovato una proprietà, una famiglia che decide di fare investimenti così importanti. Hanno rilevato il club da un gruppo di imprenditori parmigiani che avevano fatto un percorso straordinario perché dopo il fallimento c’è stata la risalita, ma poi quella missione era finita. Era necessario trovare qualcuno, come una staffetta, e se questa staffetta non fosse arrivata non sappiamo cosa sarebbe potuto succedere" - ha spiegato Cherubini. Non sono mancati gli investimenti: si parla di circa 500 milioni spesi dalla proprietà Krause: "Sì, Krause ha garantito al Parma la possibilità di rimanere a certi livelli. Sicuramente il percorso è stato difficile perché appena comprato il club il primo anno c’è stata la retrocessione, i tre anni di B sono stati duri. Oggi, con il ritorno in Serie A e la salvezza dello scorso anno, siamo riusciti a fare un lavoro, naturalmente alimentato in maniera prevalente dal player trading, di riequilibrare i conti, arrivando più o meno al break-even".
Il futuro del Tardini e gli obiettivi
Cherubini ha parlato anche delle possibilità di vedere un nuovo impianto: "Vedremo con quali modalità e quali tempistiche, ma sicuramente c’è un obiettivo di migliorare l’infrastruttura qui, quindi rimanere al Tardini. Pensando in termini di ricavi, evidente che per toccare numeri che possano incidere per una società dobbiamo guardare anche al di fuori del calcio". Sugli obiettivi del club: "L’ambizione di Krause credo sia quella di tutti, cioè un giorno poter tornare a giocare nelle coppe europee. In questa prima fase dopo il mio arrivo ci siamo concentrati molto su due temi, uno diciamo forse inflazionato, cioè la sostenibilità, e l’altro è la competitività. Tenerli insieme a volte non è facile. Oggi abbiamo consolidato la nostra presenza con la seconda salvezza, dobbiamo aggiungere un tema di ambizione. Dobbiamo immaginare che non si possa partire ogni anno dicendo che il nostro obiettivo è restare in Serie A. Abbiamo fatto un percorso, dobbiamo avere anche l’ambizione di poter puntare a qualcosa di più importante, sapendo che è difficilissimo, sapendo che sarà strutturale per noi dover cedere, o cedere anche tante volte non per nostra volontà, ma poi c’è il mercato".
Le scelte di Chivu e Cuesta
La strada del Parma negli ultimi anni è passata dalla scelta di tecnici giovani come Chivu prima e Cuesta poi. Ne ha parlato l'ad: "Cosa c’è dietro questa doppia scelta? C’è un denominatore comune: nella mia visione, il club sarà sempre sopra tutto. In questo senso dare la possibilità ad allenatori giovani valorizza questo buon rapporto tra il club e l’allenatore. Ho visto sia in Chivu che in Cuesta la voglia di confrontarsi con la società. Noi lavoriamo per lo stesso club, a volte ci sono dinamiche diverse che non sono positive. L’allenatore è sicuramente uno dei tesserati più importanti, ma deve essere comunque più importante il club. Non vuol dire che nella storia del Parma prenderemo per forza degli esordienti, ma questo è stato sicuramente un valore aggiunto: il fatto che sia Chivu che Cuesta abbiano lavorato in grande sinergia con tutti gli uomini del club e ci abbiano ripagato con risultati importanti".
Poi ha aggiunto: "Cosa mi ha detto Marotta quando l’Inter ha scelto Chivu? All’epoca c’è stata massima correttezza e trasparenza da parte sia di Chivu sia dell’Inter nell’approcciarsi a noi. In realtà formalmente era un allenatore libero perché noi avevamo un’opzione da esercitare. In quei giorni ritenemmo corretto sederci con lui per capire se quello spirito che c’era a febbraio ci fosse anche a maggio, quindi non abbiamo esercitato l’opzione per non creare solo un vincolo che poi dovevamo rompere. Poi è nata l’opportunità Inter ed è stato tutto molto naturale".
Le infrastrutture e un dato problematico nelle giovanili
Cherubini ha parlato anche delle infrastrutture e su quanto possono incidere nel calcio: "Sugli stadi secondo me si fa un po’ di confusione: avere impianti migliori non basta a migliorare la base. Il tema centrale è l’accesso al gioco. In regioni come Sicilia, Calabria e Campania spesso mancano strutture, trasporti e opportunità per avvicinare i ragazzi al calcio. Non è normale avere così pochi giocatori d’élite provenienti da certe aree del Paese. I costi delle scuole calcio contano, ma non sono l’unico problema: spesso pesa anche la difficoltà logistica. E poi incidono fattori sociali: alcuni studi mostrano che, per esempio, un ragazzo nato dopo settembre in un piccolo centro ha probabilità bassissime di arrivare in Serie A. Di cosa si tratta? È un fenomeno presente in tutti gli sport, chiamato RAE (Relative Age Effect): chi nasce nei primi mesi dell’anno ha spesso un vantaggio rispetto a chi nasce negli ultimi, pur essendo nella stessa categoria perché i gruppi sono divisi per anno solare. Nei settori giovanili i ragazzi “più grandi” risultano spesso più sviluppati fisicamente e vengono selezionati più facilmente. Il rischio è perdere talento tra i nati negli ultimi mesi dell’anno, soprattutto dopo settembre, perché maturano più tardi. Alcuni Paesi hanno introdotto correttivi per non disperdere questi profili, noi meno".
Perché gli italiani costano di più e il progetto femminile
Perché si dice che gli italiani costano di più? È davvero così?: "In realtà è più complicato il meccanismo di garanzia che porta all’acquisto e che regge il sistema italiano, cioè la stanza di compensazione della Lega. Oggi demonizzare quel sistema significa mettere a rischio quello che invece è stato sempre considerato un sistema di garanzie, per cui sono sicuro che se vendo un giocatore c’è chi lo pagherà. Questo sistema, allo stesso tempo, ingessa un po’ la situazione rispetto a comprare un giocatore in altre federazioni. Con la camera di compensazione della FIFA, quindi probabilmente anche sui trasferimenti internazionali si sta andando in una direzione di dare maggiori garanzie. Inoltre oggi si può pescare su un bacino di 190 giocatori italiani di alto livello, mentre gli stranieri sono migliaia, quindi in un libero mercato c’è anche una questione di opportunità".
Infine sul calcio femminile: "Abbiamo un progetto femminile molto importante, ha ottenuto risultati importanti con il ritorno in Serie A lo scorso anno e la salvezza quest’anno. Siamo stati i primi ad avere una seconda squadra femminile nel calcio italiano. Abbiamo una policy sulla maternità molto importante , diamo la possibilità alle ragazze di vivere la vita senza la paura di perdere l’opportunità professionale. Stiamo facendo un investimento nel comune di Noceto, stiamo formalizzando l’acquisto del centro sportivo dove già giochiamo e che è il nostro hub del calcio femminile. Nel femminile siamo particolarmente attivi".
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Juve come scuola di manager
Cherubini ha parlato degli anni dal 2010 al 2020 alla Juventus, spiegando quali sono stati i segreti dietro ai successi dei bianconeri: "Quando penso a quell’esperienza penso anche al Parma e a come mi piacerebbe creare sempre più questa idea di gioventù in tante posizioni all’interno del club. Basti pensare – per citarne alcuni – a Paolo Capparelli, Finance Director, o ad Alessandro Pettinà, Direttore Sportivo, che sono giovani, ma con competenze importanti. Se riguardo agli anni della Juventus, abbiamo avuto dirigenti che hanno poi ricoperto ruoli importanti, a partire più noti come Marotta oggi presidente dell’Inter e Paratici direttore sportivo della Fiorentina". Poi ha proseguito: "Quando arrivai dal Foligno alla Juventus, pur provenendo dalla Serie C, fui colpito dal rispetto ricevuto subito da Agnelli, Marotta e Paratici. Lì ho capito il valore del rispetto dei ruoli: la forza di quella Juventus era scegliere le persone giuste, dare responsabilità chiare e autonomia. Di quell’esperienza porto con me tanti insegnamenti che vorrei applicare anche a Parma, dove vedo grande potenzialità grazie alla proprietà, alla tradizione e alla città".
Il progetto Superlega
Il dirigente ha parlato anche del progetto Superlega poi fallito: "Di base le ragioni che erano dietro quel progetto rimangono, poi la modalità con cui si è arrivati in maniera così dirompente ha portato anche alla reazione dell’opinione pubblica. Su questo però non dobbiamo nasconderci: le motivazioni che hanno guidato quella proposta in quel momento restano un tema oggettivo. Oggi si sta andando in quella direzione, quindi sicuramente bisogna fare qualcosa. Anche a noi piacerebbe affrontare quelle partite a livello internazionale, quindi studiare un meccanismo magari con un abbattimento geografico diverso. Sicuramente, in questo momento, le leghe domestiche rischiano di soffrire. Io sono cresciuto e ho vissuto il calcio degli anni ’90 e ho anche una componente romantica, ma oggettivamente dobbiamo prepararci a qualche cambiamento".