Tre partite, due gol, un altro annullato. Alla fine, però, la sensazione di essere parte enorme del fallimento. Di non aver colto un’opportunità. Di aver gettato alle ortiche l’occasione pure di redenzione nei confronti di chi gli ha dato tanto. Ieri, per la prima volta da un po’ di tempo a questa parte, i pensieri di Dusan non si sono colorati neanche per un istante di futuro. Non riusciva, non poteva. Troppa, la delusione post Fiorentina. E brutta, la prestazione fornita allo Stadium. C’è stato allora spazio solo per l’analisi interna, per ascoltare le parole di Comolli, per capire in quale direzione volgere il proprio lavoro. C’è la partita col Torino, ci sono residue speranze di qualificazione. C’è da non mandare tutto all’aria. E c’è da tener duro, in particolare in questa settimana: per lui sarà dentro o fuori dalla Juventus, un po’ come lo sarà per la Juve nella lotta Champions.
Prospettive differenti, sia chiaro. La punta ha più possibilità di rimanere rispetto a quante chance possa avere adesso Spalletti di agganciare il quarto posto. Il club bianconero confermerà infatti l’offerta fatta fino a questo punto, i 6 milioni di ingaggio, altri due anni insieme, perché l’intenzione non è cambiata nemmeno con la prospettiva - così concreta - di non giocare la prossima Champions League. Va da sé: senza i soldi della competizione, diventa assolutamente improbabile gonfiare la proposta. O anche solo andare incontro alle richieste del ragazzo, del suo entourage, di papà Milos che assiste Dusan in ogni incontro. La Juve sarà chiara come lo è sempre stata, e Vlahovic prenderà la sua decisione entro il finale della stagione, di fatto alla sua curva conclusiva.
