Vlahovic, dentro o fuori: la Juve decide il futuro, c’è la data dell’incontro

La dirigenza bianconera conferma l’offerta fatta mesi fa, ma no a rilanci sui bonus

Tre partite, due gol, un altro annullato. Alla fine, però, la sensazione di essere parte enorme del fallimento. Di non aver colto un’opportunità. Di aver gettato alle ortiche l’occasione pure di redenzione nei confronti di chi gli ha dato tanto. Ieri, per la prima volta da un po’ di tempo a questa parte, i pensieri di Dusan non si sono colorati neanche per un istante di futuro. Non riusciva, non poteva. Troppa, la delusione post Fiorentina. E brutta, la prestazione fornita allo Stadium. C’è stato allora spazio solo per l’analisi interna, per ascoltare le parole di Comolli, per capire in quale direzione volgere il proprio lavoro. C’è la partita col Torino, ci sono residue speranze di qualificazione. C’è da non mandare tutto all’aria. E c’è da tener duro, in particolare in questa settimana: per lui sarà dentro o fuori dalla Juventus, un po’ come lo sarà per la Juve nella lotta Champions.

 

 

Prospettive differenti, sia chiaro. La punta ha più possibilità di rimanere rispetto a quante chance possa avere adesso Spalletti di agganciare il quarto posto. Il club bianconero confermerà infatti l’offerta fatta fino a questo punto, i 6 milioni di ingaggio, altri due anni insieme, perché l’intenzione non è cambiata nemmeno con la prospettiva - così concreta - di non giocare la prossima Champions League. Va da sé: senza i soldi della competizione, diventa assolutamente improbabile gonfiare la proposta. O anche solo andare incontro alle richieste del ragazzo, del suo entourage, di papà Milos che assiste Dusan in ogni incontro. La Juve sarà chiara come lo è sempre stata, e Vlahovic prenderà la sua decisione entro il finale della stagione, di fatto alla sua curva conclusiva.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Juve-Vlahovic: io do, tu des

Ecco, quale sarà? La verità è che nulla, proprio nulla, di quanto arrivato finora pare aver superato la prospettiva di continuare a Torino, alla Juventus, in un ambiente che conosce alla perfezione, dal quale poi è certo di ottenere ciò che vuole. E cioè: una considerazione da top, minuti e occasioni da gol. Certo, la Champions League è bella, dà ambizione, lo stesso Vlahovic si è sempre considerato un giocatore da quei palcoscenici. Ma “scendere”, pure a patti, con questa Juve non sarebbe considerato un passo indietro. Tutt’altro: sarebbe anche un modo per restituire quanto ottenuto in questi quattro anni e mezzo di alti, bassi, ma gol, comunque gol, sempre gol. L’unica stagione senza raggiungere doppia cifra sarebbe fondamentalmente questa, e comunque con la metà delle partite giocate e gli inevitabili strascichi dopo l’operazione all’adduttore. Van considerati. E la Juve l’ha fatto, como ha sottolineato le complicazioni senza numero nove quando non l’ha avuto a disposizione. Spalletti non a caso ha spinto sulla necessità di un centravanti. Almeno uno dal mercato arriverà.

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Vlahovic: no a Turchia e Arabia

Il secondo dipende solamente da come si chiuderà questa storia con Vlahovic, che tra le alternative continua a non considerare quelle in arrivo dalla Turchia e dall’Arabia, economicamente più ricche ma progettualmente meno interessanti. Il serbo ne fa una questione di step di carriera: la Juventus gli garantirebbe esattamente lo status che cerca in questo momento, l’occasione di consolidare la sua posizione alla ricerca di una consacrazione rinviata ancora una volta, stavolta più per sfortuna che per demeriti. Se non si presenteranno offerte concrete da club di prima fascia - il Bayern lo segue, deve sostituire Nico Jackson; il Barcellona spinge per chiudere Bernardo Silva una volta materializzato l’addio a Lewandowski -, la soluzione di comodo, cioè di continuità per entrambi, farebbe felici davvero tutti. La Juve si garantirebbe un nove per lanciare l’assalto al prossimo campionato, Vlahovic avrebbe l’occasione di rimettersi in vetrina e magari strappare un altro accordo o una nuova opportunità tra un anno. Un po’ come aveva fatto Rabiot. La garanzia, allora, s’era fatta Allegri. Stavolta sarebbe Spalletti.

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Tre partite, due gol, un altro annullato. Alla fine, però, la sensazione di essere parte enorme del fallimento. Di non aver colto un’opportunità. Di aver gettato alle ortiche l’occasione pure di redenzione nei confronti di chi gli ha dato tanto. Ieri, per la prima volta da un po’ di tempo a questa parte, i pensieri di Dusan non si sono colorati neanche per un istante di futuro. Non riusciva, non poteva. Troppa, la delusione post Fiorentina. E brutta, la prestazione fornita allo Stadium. C’è stato allora spazio solo per l’analisi interna, per ascoltare le parole di Comolli, per capire in quale direzione volgere il proprio lavoro. C’è la partita col Torino, ci sono residue speranze di qualificazione. C’è da non mandare tutto all’aria. E c’è da tener duro, in particolare in questa settimana: per lui sarà dentro o fuori dalla Juventus, un po’ come lo sarà per la Juve nella lotta Champions.

 

 

Prospettive differenti, sia chiaro. La punta ha più possibilità di rimanere rispetto a quante chance possa avere adesso Spalletti di agganciare il quarto posto. Il club bianconero confermerà infatti l’offerta fatta fino a questo punto, i 6 milioni di ingaggio, altri due anni insieme, perché l’intenzione non è cambiata nemmeno con la prospettiva - così concreta - di non giocare la prossima Champions League. Va da sé: senza i soldi della competizione, diventa assolutamente improbabile gonfiare la proposta. O anche solo andare incontro alle richieste del ragazzo, del suo entourage, di papà Milos che assiste Dusan in ogni incontro. La Juve sarà chiara come lo è sempre stata, e Vlahovic prenderà la sua decisione entro il finale della stagione, di fatto alla sua curva conclusiva.

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