Frustrati, increduli e rassegnati a un epilogo che, fino a 24 ore prima, non consideravano minimamente possibile. Nessun risveglio salvifico, speranzoso o all’insegna dello “scaricabarile” per sedicenti torti subiti come invece era accaduto in seguito al ko con l’Inter. O ancora all’eliminazione in Champions con il Gala, che aveva - anzi - contribuito a diffondere nel cuore del gruppo squadra un moto d’orgoglio per aver sfiorato un’impresa calcistica epocale. Ieri, al rientro in sede c’era giusto il silenzio, denso, pesante e diffuso a 360 gradi: dai corridoi dell’area corporate, a quelli che portavano agli spogliatoi della Continassa e all’ufficio di Spalletti. Il più scosso di tutti.
Un mercato di "Serie B"
Oltre alla consapevolezza di essersi confinati da soli in un incubo a occhi aperti e senza via d’uscita. Il colpo di grazia emotivo per i pochi azzurri dello gruppo squadra juventino: quelli che hanno vissuto sulla pelle la debacle di Zenica… E non si parla solo della stagione in atto, nata sorta e destinata - paradossalmente, considerando che dall’arrivo di Lucio la Juve è la squadra che ha raccolto più punti dopo l’Inter - a terminare nel peggiore dei modi, senza la qualificazione in Champions League. Ma anche alla luce di ciò che accadrà da giugno in poi. E cioè quando il club si troverà costretto ad appaltare un mercato di “serie b” sul piano dello spessore tecnico e ambizionale. Per una questione di risorse, dal momento che senza quarto posto la Juve vedrebbe sfumare una quarantina di milioni (sempre ammesso che centri la qualificazione in Europa League); e di mero “appeal”. Perché se è vero che diversi profili sembrano dirsi disposti a sposare la causa bianconera pure senza Champions, ve ne sono altrettanti (su tutti Bernardo Silva) che invece daranno mandato ai rispettivi entourage di spegnere sul nascere qualsiasi straccio di trattativa.
"Fianco a fianco fino alla fine"
Normale, dunque, che ieri mattina diversi bianconeri - nello stringersi gli scarpini - abbiano incrociato lo sguardo con chi si è già messo l’anima in pace e vede nel derby la sua ultima gara con la maglia della Juventus. E che nel farlo, abbiano preso piena coscienza che ad attenderli non vi sarà altro che il profilo spettrale di un altro anno zero, da vivere tra l’illusione che sia finalmente quello della ricostruzione definitiva, e il timore di trovarsi punto a capo tra 12 mesi. Spalletti, stavolta, ha scelto di unirsi al silenzio: alla squadra ha parlato giusto Damien Comolli (presente alla seduta insieme a Chiellini, Ottolini e Modesto), con la solita retorica del “siamo una famiglia e viaggiamo fianco a fianco fino alla fine”. Nulla che potesse anestetizzare minimamente l’umore collettivo.
Da lì, il libera tutti, con i giocatori che hanno lasciato il centro sportivo, nella speranza che il giorno di riposo (concesso oggi a tutto il gruppo squadra) li aiutasse a ritrovare le energie fisiche e mentali con cui preparare l’ultimo incontro stagionale con il Torino. Servirà un miracolo per uscirne con il sorriso: la Juve, infatti, per chiudere in zona Champions dovrà battere i granata, sperare in un passo falso del Como con la Cremonese e contemporaneamente nel pari o ko di una tra Milan e Roma, impegnate rispettivamente con Cagliari e Verona. Oppure, in caso di vittoria del Como, battere il toro e sperare nei ko di Roma e Milan.
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