Juve, si muove Elkann: Comolli in bilico, Spalletti più forte ma non esclude nulla: “Se avete dubbi…"

L’ad sempre più in crisi per la gestione e i rapporti interni tesi. Cancellata una riunione del francese con gli scout. Il tecnico intanto ha ricevuto rassicurazioni sul progetto ma non intende speculare su situazioni consolidate, come ha chiarito al numero uno

TORINO - E niente: John Elkann non riesce a godersi la gestione della Juventus nel modo in cui se l’era immaginata e l’aveva progettata: da proprietario che delega in toto il controllo del club ai manager scelti e pagati affinché ottengano risultati sportivi ed economici insieme. Una roba molto americana, nello stile dei fondi o anche delle proprietà alla Friedkin. Solo che, mannaggia, i manager bisogna sceglierli bene e, soprattutto, ci si deve sempre ricordare che un club di calcio è un’azienda anomala, dentro la quale contano molto più che nelle altre i rapporti umani, gli equilibri interni e in cui il rischio di incrostazione dei grumi di potere o di rafforzamento dei clan può rivelarsi davvero pernicioso. Servono sensibilità e, come sosteneva qualcuno, il dna di un club conta tantissimo e va (lui, non i clan) preservato. Invece la Juventus adesso è in una evidente crisi di identità innescata anche e soprattutto da una mancanza di leadership che, ecco il punto, trascina Elkann direttamente nelle dinamiche di gestione.

Spalletti-Juve, confronto diretto con Elkann dopo il caos societario

Il momento, del resto, è delicatissimo e già in questi due giorni l’ingegnere ha intrattenuto contatti con i dirigenti e (molto approfonditi) con Luciano Spalletti che ieri, a dispetto di rumors incontrollati, ha lavorato alla Continassa con la testa all’orizzonte derby. Poi si vedrà. Già, poi, perché per ora Elkann ha sondato, ha ascoltato e si è fatto un’idea. Sta valutando se le richieste di Spalletti (che, attenzione, vanno ben oltre il mercato) possano davvero prevalere rispetto a una gestione manageriale che non ha per nulla portato i risultati attesi.

Sull’altro piatto della bilancia c’è, “ça va sans dire”; Damien Comolli: il manager calato dalla Francia che non è riuscito a entrare nel mondo Juve con l’adeguata empatia e la sufficiente autorevolezza. La combinazione dei due deficit ha determinato una convivenza malmostosa a tutti i livelli dentro la struttura del club e, non ultimo, con lo stesso Spalletti che ora chiede maggiore autonomia gestionale sulla parte sportiva.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Tognozzi e il ruolo di Comolli: il possibile nuovo assetto della Juve

In questo senso, il ritorno di una figura centrale in chiave mercato come Matteo Tognozzi (conteso dalla Roma) agevolerebbe non poco l’operatività del tecnico. Elkann, dunque, è chiamato a una scelta tutt’altro che semplice e tantomeno banale, non foss’altro perché Comolli lo ha scelto lui direttamente e perché in questo anno il dirigente francese ha strategicamente strutturato gran parte del management interno, non si sa se con il ricorso ai dati o all’intelligenza artificiale (utilizzati per il mercato, questo sì: è nei conti), ma di sicuro con decisioni che hanno incrinato molti equilibri interni anziché rafforzarli.

Nel calcio, però, anche questi rapporti di forza possono essere messi in discussione rapidamente, soprattutto se il “grande capo” si convince che la strada da percorrere è un’altra e non quella del Moneyball.

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Futuro Juve: Comolli verso il de-potenziamento?

E Spalletti, in questa fase storica, ha di sicuro più argomenti da spendere sul progetto di una rapida rinascita bianconera, argomenti che ha già (ri)ribadito diffusamente a Elkann e che, a quanto riferisce Radio Continassa, avrebbero fatto breccia nelle convinzioni dell’Ingegnere. E, neppure troppo paradossalmente, la debacle con la Fiorentina ha rafforzato le argomentazioni del tecnico che, comunque, non intende speculare su situazioni consolidate, come ha chiarito al numero uno. In sintesi: “Se avete anche un solo dubbio su di me, non preoccupatevi dei prossimi due anni di contratto: non saranno mai un problema”.

Resta da capire, e lo capiremo la settimana prossima, se la decisione di Elkann propenderà per un ridisegno delle rispettive aree di competenza, con un Comolli sempre più lontano dalle decisioni tecniche, oppure se deciderà di attuare una nuova rivoluzione, dirigenziale (più probabile) o tecnica che sia. I segnali, nell’attesa, vanno nella direzione di un de-potenziamento dell’attuale ad: lunedì era in programma un vertice tra Comolli e gli scout bianconeri, ma è stato rinviato a “data da destinarsi”. Intanto il responsabile del settore giovanile, Sbravati, raggiungerà Giuntoli all’Atalanta. Un dirigente raccontava che «alla Juve la pressione trasuda dai muri, soprattutto quando perdi», ed era un dirigente di una Juve vincente. Figuratevi ora...

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TORINO - E niente: John Elkann non riesce a godersi la gestione della Juventus nel modo in cui se l’era immaginata e l’aveva progettata: da proprietario che delega in toto il controllo del club ai manager scelti e pagati affinché ottengano risultati sportivi ed economici insieme. Una roba molto americana, nello stile dei fondi o anche delle proprietà alla Friedkin. Solo che, mannaggia, i manager bisogna sceglierli bene e, soprattutto, ci si deve sempre ricordare che un club di calcio è un’azienda anomala, dentro la quale contano molto più che nelle altre i rapporti umani, gli equilibri interni e in cui il rischio di incrostazione dei grumi di potere o di rafforzamento dei clan può rivelarsi davvero pernicioso. Servono sensibilità e, come sosteneva qualcuno, il dna di un club conta tantissimo e va (lui, non i clan) preservato. Invece la Juventus adesso è in una evidente crisi di identità innescata anche e soprattutto da una mancanza di leadership che, ecco il punto, trascina Elkann direttamente nelle dinamiche di gestione.

Spalletti-Juve, confronto diretto con Elkann dopo il caos societario

Il momento, del resto, è delicatissimo e già in questi due giorni l’ingegnere ha intrattenuto contatti con i dirigenti e (molto approfonditi) con Luciano Spalletti che ieri, a dispetto di rumors incontrollati, ha lavorato alla Continassa con la testa all’orizzonte derby. Poi si vedrà. Già, poi, perché per ora Elkann ha sondato, ha ascoltato e si è fatto un’idea. Sta valutando se le richieste di Spalletti (che, attenzione, vanno ben oltre il mercato) possano davvero prevalere rispetto a una gestione manageriale che non ha per nulla portato i risultati attesi.

Sull’altro piatto della bilancia c’è, “ça va sans dire”; Damien Comolli: il manager calato dalla Francia che non è riuscito a entrare nel mondo Juve con l’adeguata empatia e la sufficiente autorevolezza. La combinazione dei due deficit ha determinato una convivenza malmostosa a tutti i livelli dentro la struttura del club e, non ultimo, con lo stesso Spalletti che ora chiede maggiore autonomia gestionale sulla parte sportiva.

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