TORINO - Il tappo è saltato e adesso si salvi chi può. È tutto nelle mani di John Elkann, che da qui al fischio finale del derby dovrà trovare il tempo per immaginare la Juve del futuro senza gli introiti della Champions League. Il nodo principale è venuto al pettine: il rapporto tra Damien Comolli e Luciano Spalletti. Non acceso e nemmeno caratterizzato da alti e bassi: semplicemente inesistente. Si riparte dalla cronaca di ieri, dopo il silenzio societario assordante di domenica: alla Continassa ha parlato Damien Comolli insieme a Marco Ottolini e François Modesto. Un discorso alla squadra duro, da dirigente d’azienda più che da uomo di calcio: non è mancata l’espressione del disappunto per la prestazione coi viola, ma l’invito è stato quello di ricompattarsi per il Toro. Niente è perduto, agli occhi del manager francese. Quando, in realtà, quasi tutto è perduto. Nel momento clou il castello è crollato. Spalletti si è preso tutte le responsabilità. Ma dietro la frase «parlerò con Elkann» si nasconde un insieme di dissapori.
Mercato Juve: tensioni interne e il caso Modesto
Intanto, lui e Comolli parlano due lingue diverse, non solo dal punto di vista letterale. Basti ripensare al mercato di gennaio: il tecnico chiede la punta e non arriva. I disturbi, però, non si fermano al periodo invernale. Spalletti intende blindare il gruppo squadra da tante, troppe figure di contorno.
Tra queste c’è il dt Modesto, figura vicinissima a Comolli. Una via di mezzo indecifrabile nel board bianconero: una delle prime pedine a saltare potrebbe essere la sua dopo Toro-Juve. Difficile giudicare peso e compiti dell’ex Monza, soprattutto dal momento in cui alla Continassa è arrivato Ottolini. Per il futuro, Lucio da tempo gradirebbe un uomo in più a seguire le dinamiche tra campo e mercato.
