Come si è arrivati, fin qui? Com’è stato possibile sciupare un vantaggio così cospicuo, lasciarsi trasportare dalla disfatta, finire come un relitto in balia di una tempesta? Anche ieri, alla Continassa, le domande dei (pochi, pochissimi) tifosi della Juventus erano pressoché queste. Le altre si dividevano tra dubbi, scenari per il futuro, considerazioni nefaste, barlumi di speranza. Nessuno crede alla Champions League, nessuno ha minimamente intenzione di contemplare quelle possibilità tanto residue quanto evanescenti. Tutti però ritengono sia necessario un intervento, perché i fallimenti non si lasciano impuniti.

C'è bisogno di juventinità
Ma non è una punizione, quel che cerca la proprietà. Semmai, ecco, è una strada. Una traccia sicura. Un porto per attraccare la paura e lasciarla lì, anche solo per un po’, ma regalandosi garanzia di continuità ancor prima di vittoria. Ad avercela, la ricetta. Al limite se ne può immaginare una, la più probabile, persino quella più logica, ossia l’inserimento - o rafforzamento - di una figura di riferimento, certezza per i tifosi e per il club in generale. Giorgio Chiellini così potrebbe essere destinato ad avere un ruolo centrale, indiscutibilmente apicale. Può raccoglierlo lui, il testimone tra un’era e l’altra, e a prescindere dal ruolo designato sul bigliettino da visita. Può farsi lui quel simbolo che iniziano a reclamare ovunque, a gran voce, come fosse assicurazione sul successo. Non lo è, naturalmente. Ma è qualcosa, qualcuno, a cui appigliarsi, da guardare se la paura dovesse prendere il sopravvento e se l’aria dovesse farsi talmente spessa da avere la sensazione di non riuscire a respirare. Ne ha bisogno la squadra, in primis. Poi l’ambiente. E per credere, chiedere a chi ha vissuto la stessa maglia, seppur in un’era differente. Non c’è un ex giocatore della Juve che non citi la mancanza di carattere come peccato mortale del gruppo di oggi. E non c’è bandiera di ieri che non implori l’aggiunta di un simbolo, un segnale di eredità, una spiegazione più chiara possibile del significato di Juventus. Che non si può ridefinire, stravolgere, distruggere per poi ricostruire. Perché è sempre la Juve a cambiare te, mai il contrario. Pure quando si ritrova a giocare l’Europa League, a ricostruire il futuro, a ricominciare dal fondo. Anzi, soprattutto in quel caso. C’è bisogno di juventinità ed è una preghiera diffusa: che peccato sarebbe, non esaudirla. E che forza darebbe, a Luciano Spalletti. L’unico e l’ultimo a fare cose da Juve. E la proprietà lo sa bene.
