Pagina 3 | Comolli, le riunioni mancate e il futuro appeso a un filo: Elkann disegna l'ennesima nuova Juve

Come si è arrivati, fin qui? Com’è stato possibile sciupare un vantaggio così cospicuo, lasciarsi trasportare dalla disfatta, finire come un relitto in balia di una tempesta? Anche ieri, alla Continassa, le domande dei (pochi, pochissimi) tifosi della Juventus erano pressoché queste. Le altre si dividevano tra dubbi, scenari per il futuro, considerazioni nefaste, barlumi di speranza. Nessuno crede alla Champions League, nessuno ha minimamente intenzione di contemplare quelle possibilità tanto residue quanto evanescenti. Tutti però ritengono sia necessario un intervento, perché i fallimenti non si lasciano impuniti.

C'è bisogno di juventinità

Ma non è una punizione, quel che cerca la proprietà. Semmai, ecco, è una strada. Una traccia sicura. Un porto per attraccare la paura e lasciarla lì, anche solo per un po’, ma regalandosi garanzia di continuità ancor prima di vittoria. Ad avercela, la ricetta. Al limite se ne può immaginare una, la più probabile, persino quella più logica, ossia l’inserimento - o rafforzamento - di una figura di riferimento, certezza per i tifosi e per il club in generale. Giorgio Chiellini così potrebbe essere destinato ad avere un ruolo centrale, indiscutibilmente apicale. Può raccoglierlo lui, il testimone tra un’era e l’altra, e a prescindere dal ruolo designato sul bigliettino da visita. Può farsi lui quel simbolo che iniziano a reclamare ovunque, a gran voce, come fosse assicurazione sul successo. Non lo è, naturalmente. Ma è qualcosa, qualcuno, a cui appigliarsi, da guardare se la paura dovesse prendere il sopravvento e se l’aria dovesse farsi talmente spessa da avere la sensazione di non riuscire a respirare. Ne ha bisogno la squadra, in primis. Poi l’ambiente. E per credere, chiedere a chi ha vissuto la stessa maglia, seppur in un’era differente. Non c’è un ex giocatore della Juve che non citi la mancanza di carattere come peccato mortale del gruppo di oggi. E non c’è bandiera di ieri che non implori l’aggiunta di un simbolo, un segnale di eredità, una spiegazione più chiara possibile del significato di Juventus. Che non si può ridefinire, stravolgere, distruggere per poi ricostruire. Perché è sempre la Juve a cambiare te, mai il contrario. Pure quando si ritrova a giocare l’Europa League, a ricostruire il futuro, a ricominciare dal fondo. Anzi, soprattutto in quel caso. C’è bisogno di juventinità ed è una preghiera diffusa: che peccato sarebbe, non esaudirla. E che forza darebbe, a Luciano Spalletti. L’unico e l’ultimo a fare cose da Juve. E la proprietà lo sa bene. 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di

Comolli e lo scenario inevitabile

Tutto congelato. Tutti in silenzio. E perciò il vocio, che arriva dal fondo, avvolge ogni cosa. Si fa brina sulla Continassa. Anche ieri, il centro sportivo bianconero si è colorato d’attesa. L’operatività quotidiana è stata sbrigata senza grossi scossoni, ma diversamente da altri giorni non ci sono state parole, discorsi, schiamazzi. Testa bassa e lavorare, aggrapparsi alle ultime speranze, fare i conti con il presente per iniziare a immaginare pure il futuro. Già, quale? La crisi di governo è così evidente nelle sue dinamiche - sfiducia, paralisi decisionale, potenziali profili di nuove figure - da colpire ogni componente del club. Lunedì, ad esempio, l’ad Damien Comolli era atteso per una riunione con l’area scout: rinviata. Martedì, invece, l’agenda prevedeva un meeting generale con i dipendenti della società: nulla, non si è tenuto. E per quanto la presenza del francese in sede sia stata ugualmente registrata, un po’ di sviluppi hanno alimentato i sospetti, raccontato quel che ormai sembra diventato l’inevitabile scenario.

Futuro appeso alla Champions League

E cioè: senza qualificazione in Champions League, le possibilità di conferma per il Ceo arrivato da Tolosa sono pari a zero. Decisiva sarà naturalmente la volontà della proprietà, perché la scelta sarà esclusivamente di John Elkann, lo stesso uomo che aveva condiviso la visione di Comolli appena un anno fa. Il 4 giugno del 2025, il suo approdo sul pianeta Juve dopo il burrascoso addio a Cristiano Giuntoli; martedì 26 maggio 2026, il giorno che potrebbe invece sancire la separazione dal manager. Eccola, la data in cui è previsto un punto con la proprietà. Eccolo, il momento della verità. Che poi è quello di una scelta: Comolli - e il suo modus operandi, e i suoi uomini - dentro o fuori, per eliminare l’equivoco e tornare a far registrare il sereno sulla Continassa. O comunque per strappare una tregua accettabile col maltempo. Nel frattempo, il club ha iniziato a fare i conti con i nuvoloni, prevedendo tempesta e cercando di contenerla prima che si scateni. Disputare la prossima Europa League, in fondo, non vuol dire solamente salutare gli 80 milioni di introiti stimati dalla Champions League. Significa semmai rinunciare ai sold out (fissi) del sabato, ad accordi commerciali, all’esposizione del marchio. All’indotto dei grandi eventi, dall’hotel al merchandising. Alla garanzia di ingressi economici fondamentali per il sostentamento delle casse e del bilancio, che più delle vittorie era ed è diventato l’unica cosa a contare.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di

Critiche diffuse e milioni sfumati: decide Elkann

Serviranno salti tripli per centrare l’obiettivo del pareggio entro giugno 2027, e i risultati sportivi e gestionali dell’amministratore delegato non hanno lasciato il segno come Exor si augurava al momento dell’investitura. Pesa tanto. E pesa tutto. Pesano in particolare le insoddisfazioni non più latenti di chi gli sta attorno, le espressioni e i dubbi ormai malcelati, le critiche diffuse a un operato che non ha attecchito all’interno del mondo Juve, evidentemente abituato a un altro modo di fare, a una società che negli anni aveva cambiato uomini ma mai le modalità di amministrazione in maniera così evidente. Persino le assunzioni hanno provocato malcontento. E l’ultima goccia, di un vaso ormai stracolmo, è diventata il prossimo Mondiale per Club, sempre più lontano. Milioni sfumati. In una stagione sfumata. Dopo interventi della proprietà tutt’altro che fumosi, anzi. Proprio in virtù di quegli stessi sforzi, John Elkann prenderà quella decisione che non avrebbe mai pensato di dover prendere un anno fa. E che oggi sembra inevitabile. Almeno senza Champions League.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di

Critiche diffuse e milioni sfumati: decide Elkann

Serviranno salti tripli per centrare l’obiettivo del pareggio entro giugno 2027, e i risultati sportivi e gestionali dell’amministratore delegato non hanno lasciato il segno come Exor si augurava al momento dell’investitura. Pesa tanto. E pesa tutto. Pesano in particolare le insoddisfazioni non più latenti di chi gli sta attorno, le espressioni e i dubbi ormai malcelati, le critiche diffuse a un operato che non ha attecchito all’interno del mondo Juve, evidentemente abituato a un altro modo di fare, a una società che negli anni aveva cambiato uomini ma mai le modalità di amministrazione in maniera così evidente. Persino le assunzioni hanno provocato malcontento. E l’ultima goccia, di un vaso ormai stracolmo, è diventata il prossimo Mondiale per Club, sempre più lontano. Milioni sfumati. In una stagione sfumata. Dopo interventi della proprietà tutt’altro che fumosi, anzi. Proprio in virtù di quegli stessi sforzi, John Elkann prenderà quella decisione che non avrebbe mai pensato di dover prendere un anno fa. E che oggi sembra inevitabile. Almeno senza Champions League.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di