“Chiamate Del Piero alla Juve! Ho ripensato a Thiago Motta. Tutti scarsi, Conte l’unico a farlo”

Il grande ex Tacchinardi: "Mi sono immedesimato in Spalletti: li ha martellati e non ha avuto le risposte che aspettava. Ale come Maldini al Milan, per la svolta"

Alessio Tacchinardi, recentemente ha detto: «Vorrei che Elkann chiamasse Del Piero». «Sì, e lo ribadisco. Perché dopo il Verona ero già rimasto spiazzato. Poi si erano viste altre cose: a Lecce, ad esempio, c’era brio. E sono tornato tranquillo».

Perché ha parlato di Del Piero, però? «Perché non ho più avuto quelle sensazioni. Con la Fiorentina, anzi, non ho visto nulla. La Juve è crollata proprio aveva l’opportunità di chiudere la stagione».

Come se lo spiega? «Ah, non me lo spiego. Non riesco proprio a capacitarmi del perché sia successo, quel primo tempo ce l’ho ancora stampato in testa».

Crede che sia stato un errore di atteggiamento? «Mi immedesimo nell’allenatore: penso proprio li abbia martellati tra allenamenti, sala video e sull’importanza della partita. Era il momento decisivo. E ho ripensato alle parole di Thiago Motta».

Thiago si era «vergognato della squadra». «Avevo avuto l’occasione di fargli delle domande in diretta, ma mi aveva anticipato: aveva chiesto scusa, aveva parlato di vergogna. Stavolta non è successo». 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Tacchinardi: "Juve, sembrano tutti scarsi!"

Qual è la problematica della Juve, per lei? «Non ho una risposta. Tutti sembrano scarsi, poco affamati, incapaci di cogliere quando sia determinante un momento. Queste dinamiche da Juve non sono state trasmesse: l’unico a farlo è stato Antonio Conte». 
 
Vincere è ancora interessante? «Vincere non interessa a nessuno, e naturalmente parlo dei giocatori. Ecco quello che non è passato a questi calciatori. Confidavo in Chiellini, l’ultimo a raccogliere il testimone della mia Juve. Ma serve pure altro. Come si può essere felici di un quarto posto in una situazione del genere?».
 

Non c’è altra strada, per lei... «No, non vedo altra soluzione se non quella di chiamare Alex Del Piero: in questo momento è l’unico che può cambiare il destino della Juventus».

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"Richiamerei Del Piero"

In quale ruolo? «Bisognerebbe chiederglielo. Intanto occorrerebbe capire le intenzioni e dirgli: Ale, te la senti? Sia chiaro: non è una volata per me, a me piacerebbe vederlo da tifoso, perché avrebbe il profilo per dare una sterzata a un gruppo che ha smarrito gli stessi valori con cui sono cresciuto io». 
 
Come Maldini al Milan. «Darebbe botte di adrenalina. Di passione. Di entusiasmo. Se Alex parlasse a certi giocatori, l’atteggiamento sarebbe diverso. Maldini è riuscito a farlo con il Milan: se ti parla uno così, non puoi tirarti indietro».

"Comolli mi era piaciuto, ma alla Juve..."

Comolli rischia di chiudere la sua esperienza alla Juve dopo nemmeno un anno. «Abbiamo parlato un paio di volte e mi era piaciuto molto. Purtroppo si è trovato in un ambiente particolare e ha preso giocatori soffocati dalla pressione della Juventus. So che ci sta male, ha provato davvero a cambiare le cose».

Salutarsi è la scelta giusta? «Alla Juve è semplice: devi vincere, sennò fai le valigie. Mi spiace se va via, lo condannano i risultati: impietosi, come il mercato. Ah, Del Piero sarebbe complementare. Uno non escluderebbe l’altro».

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Alessio Tacchinardi, recentemente ha detto: «Vorrei che Elkann chiamasse Del Piero». «Sì, e lo ribadisco. Perché dopo il Verona ero già rimasto spiazzato. Poi si erano viste altre cose: a Lecce, ad esempio, c’era brio. E sono tornato tranquillo».

Perché ha parlato di Del Piero, però? «Perché non ho più avuto quelle sensazioni. Con la Fiorentina, anzi, non ho visto nulla. La Juve è crollata proprio aveva l’opportunità di chiudere la stagione».

Come se lo spiega? «Ah, non me lo spiego. Non riesco proprio a capacitarmi del perché sia successo, quel primo tempo ce l’ho ancora stampato in testa».

Crede che sia stato un errore di atteggiamento? «Mi immedesimo nell’allenatore: penso proprio li abbia martellati tra allenamenti, sala video e sull’importanza della partita. Era il momento decisivo. E ho ripensato alle parole di Thiago Motta».

Thiago si era «vergognato della squadra». «Avevo avuto l’occasione di fargli delle domande in diretta, ma mi aveva anticipato: aveva chiesto scusa, aveva parlato di vergogna. Stavolta non è successo». 

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