Finale indegno, sentenze dure

Nel 2026 la violenza tiene ancora in ostaggio il nostro calcio, che disastro! Il Milan raggiunge la Juve fuori dalla Champions: la pressione schiaccia le big a corto di personalità

Vero, sono scene già viste, ma speravano proprio di non vederle più, di averle archiviate in un passato imbarazzante. Invece, mette una gran depressione il fatto che, nel 2026, la violenza sia ancora un problema del calcio italiano. Perché si aggiunge a una serie di guai, disastri e limiti già lunga di suo. Insomma, non ci meritavamo un’ultima giornata che finisce con un’ora di ritardo per uno stadio, squadre comprese, preso in ostaggio dalle curve. È l’indegna chiosa a un periodo cupo per il nostro pallone, l’ultima patacca su un vestito già macchiato dalla sciagura sportiva dell’eliminazione dal Mondiale, dalla burrasca che ha travolto il mondo arbitrale (tra inchiesta, sospetti e una stagione pessima), dalle italiane scomparse dalla Champions a febbraio e da una situazione stadi che ha fatto venire il dubbio all’Uefa sull’Europeo 2032 che dovremmo, in teoria, condividere con la Turchia. E non è disfattismo, ma il tentativo di guardare in faccia la nostra condizione, senza nascondere e nasconderci le magagne. Se vogliamo risolvere i problemi, dobbiamo capire quali sono, senza raccontarci favole, senza illuderci che la nostra proverbiale genialità ci verrà in soccorso. Per esempio: se abbiamo problemi con la compilazione del calendario, giusti o sbagliati, è anche perché ci sono ancora scontri fra i tifosi che mettono a rischio la vita delle persone. Nel 2026. Non ci siamo.

Milan e Juve fuori dalla Champions

Così, il campionato si chiude in modo surreale, nel cuore della notte torinese, con gli inutili minuti finali dell’inutile derby. Le sentenze erano già tutte scritte e si giocava quasi per inerzia. Sentenze clamorose, peraltro. Il Milan che raggiunge la Juventus fuori dalla Champions è una botta ugualmente violenta.

 

 

Il suicidio contro il Cagliari replica quello della Juventus contro la Fiorentina. Così nella Coppa più ricca ci finiscono la Roma e il Como, che hanno avuto il merito di tenere i nervi più saldi nel finale di stagione: i giallorossi irrobustiti da Malen, i lariani dalla leggerezza di chi non ha niente da perdere e tutto da guadagnare. La pressione di andare in Champions per questioni economiche ha, invece, schiacciato la Juve e il Milan, dove inizieranno da oggi i regolamenti di conti.

Juve, Spalletti e il futuro: mercato e tensioni interne

Alla Juve, in realtà, si è molto vicini a una soluzione. Elkann dà piena fiducia a Spalletti, ma cucirà un compromesso con Comolli, per non dover azzerare nuovamente la dirigenza. Un altro anno zero ritarderebbe nuovamente il processo di ricostruzione e, quindi, si cercherà di mediare. È una decisione tanto saggia sotto il profilo manageriale, quanto rischiosa sotto il profilo ambientale, perché non c’è solo da apparecchiare la pace fra Comolli e Spalletti, ma conciliare anche i metodi comolliani con il resto della società, ancora refrattaria alla rivoluzione del francese.

 

 

Alla fine, il nocciolo di tutto sarà non sbagliare il mercato. Se arrivassero i giocatori giusti, Spalletti potrebbe rimpastare una squadra più solida e i risultati mettono sempre d’accordo tutti. Certo, se la campagna acquisti non fosse quella giusta e i risultati fossero zoppicanti, i problemi di oggi riesploderebbero pericolosamente. Ci sarebbe anche da commentare il derby di ieri, con lo scatto d’orgoglio di un Toro, succube della Juve nel primo tempo e poi più a suo agio quando i bianconeri, sconfortati dai risultati di Cremona. Ma è stato un derby di plastica. Al limite si può, maliziosamente, pensare alle sostituzioni di Spalletti che, nel finale, ha messo dentro David, Kopmainers, Zhegrova, Miretti e il Toro ha pareggiato. Voleva essere sicuro che tutti capissero il livello della rosa?

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