Spalletti opposto a Comolli, due richieste chiave a Elkann: cosa si decide nel summit Juve

Luciano non è rimasto indifferente alle parole del dirigente francese. A brevissimo l'incontro dove sarà presente anche Chiellini: cosa filtra

Non le ha sentite, ma gli sono state riportate. Le ha lette e viste in tv un po’ dappertutto. Luciano Spalletti non è rimasto indifferente alle parole di Damien Comolli sulla stagione. Su tanti argomenti, sebbene pubblicamente il dirigente francese abbia scelto di abbassare i toni e tendere la mano al proprio allenatore, la vedono in maniera diametralmente opposta. Non è un segreto e non lo sarà mai. Per esempio Lucio non considera la stagione fallimentare: di sicuro non dalla 10ª giornata in avanti. Per il gioco espresso, per la crescita complessiva della squadra e di alcuni singoli e in generale per un progetto che in campo gli ha permesso di conquistare il rinnovo con due mesi d’anticipo rispetto alla fine del campionato.

Spalletti e il summit Juve

Ci saranno sempre sfumature di pensiero differenti, ma entrambi lo sanno benissimo: sono uomini che arrivano da esperienze, ruoli, compiti e mondi diversi. Per questo Spalletti, in reazione alle parole di Comolli, fa un bel respiro e guarda avanti. Si trova a Montaione, nella sua oasi di pace, per decomprimere le tensioni della stagione e non vuole disperdere ulteriori energie. Quelle che gli serviranno per il summit che affronterà domani o lunedì con Comolli e Chiellini di fronte a John Elkann, che ha voluto il compromesso tra tutte le anime del mondo Juve e che adesso si troverà a dover dettare la linea almeno da qui al termine del mercato, banco di prova decisivo soprattutto per l’ex Tolosa.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Juve, le idee di Spalletti

Lucio ha le idee molto chiare su che cosa serva ai bianconeri per imbastire un campionato che dovrà condurre la squadra a competere nuovamente in Italia. È consapevole che le risorse finanziarie per il mercato dipendano da almeno una cessione in più, ma ne era consapevole già quando ha trattato il rinnovo. Non è spaventato da questo, bensì da un’organizzazione che finora non si è sviluppata sempre secondo le sue aspettative. Spalletti sarà chiaro su due aspetti: blindare la Continassa da ulteriori figure esterne che in qualche modo possano aggiungere complessità all’operato del suo staff tecnico ed essere totalmente coinvolto nelle scelte che porteranno il club a comporre la rosa della stagione che verrà.

Un compromesso piuttosto limpido, ma d’altronde Lucio non ha mai preteso la testa di Comolli per andare avanti, anzi. Vuole solo più concentrazione e meno dispersione, su tutto. Per esempio, è convinto che la Juve debba ancora strutturarsi sullo scouting, attività che in parte negli ultimi mesi è stata esternalizzata. E poi gradirebbe un uomo di fiducia al suo fianco per scegliere i giocatori, a maggior ragione in una sessione estiva che alla Continassa dovrà essere virtuosa.

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Tognozzi e l'ultima parola di Elkann

Il profilo ideale è quello di Matteo Tognozzi, a maggior ragione perché del mondo Juve conosce tutto. In passato ha tenuto le briglie della ricerca dei talenti con grandi successi. Trionfi che hanno portato i bianconeri a cessioni dal valore altissimo (Huijsen, Soulé e Barrenechea le più esaltanti), ma anche alla fioritura di Kenan Yildiz, figlia della sua capacità di trovare il petrolio ad ogni scavo. La figura di Tognozzi è apprezzata in tutta Europa: quest’anno ha fatto benissimo al Rio Ave ed è stimato dall’armatore greco Marinakis, proprietario del club portoghese al pari di Nottingham Forest e Olympiacos. Eppure Comolli l’ha snobbato due volte: prima nel momento in cui ha scelto François Modesto come direttore tecnico e poi nell’iter di selezione che ha portato Marco Ottolini a diventare il nuovo ds a gennaio.

L’ultima parola spetta a Elkann, che dovrà trovare un punto d’incontro tra le richieste di Spalletti e la visione di Comolli. Quest’ultimo ha dimostrato di essere convinto della strada intrapresa. Lucio, al contrario, è sicuro che qualche meccanismo vitale per le ambizioni bianconere debba essere messo a punto. John lo ascolterà con interesse, vista la fiducia che il tecnico ha saputo guadagnare da quando ha messo piede a Torino.

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Non le ha sentite, ma gli sono state riportate. Le ha lette e viste in tv un po’ dappertutto. Luciano Spalletti non è rimasto indifferente alle parole di Damien Comolli sulla stagione. Su tanti argomenti, sebbene pubblicamente il dirigente francese abbia scelto di abbassare i toni e tendere la mano al proprio allenatore, la vedono in maniera diametralmente opposta. Non è un segreto e non lo sarà mai. Per esempio Lucio non considera la stagione fallimentare: di sicuro non dalla 10ª giornata in avanti. Per il gioco espresso, per la crescita complessiva della squadra e di alcuni singoli e in generale per un progetto che in campo gli ha permesso di conquistare il rinnovo con due mesi d’anticipo rispetto alla fine del campionato.

Spalletti e il summit Juve

Ci saranno sempre sfumature di pensiero differenti, ma entrambi lo sanno benissimo: sono uomini che arrivano da esperienze, ruoli, compiti e mondi diversi. Per questo Spalletti, in reazione alle parole di Comolli, fa un bel respiro e guarda avanti. Si trova a Montaione, nella sua oasi di pace, per decomprimere le tensioni della stagione e non vuole disperdere ulteriori energie. Quelle che gli serviranno per il summit che affronterà domani o lunedì con Comolli e Chiellini di fronte a John Elkann, che ha voluto il compromesso tra tutte le anime del mondo Juve e che adesso si troverà a dover dettare la linea almeno da qui al termine del mercato, banco di prova decisivo soprattutto per l’ex Tolosa.

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