Juve, dati impressionanti: così si è persa la Champions. Basta uomini non all’altezza

I due rigori sbagliati contro Lecce e Sassuolo la punta dell’iceberg. Il dato sugli xG evidenzia lo scarto tra la produzione offensiva e i gol

I punti persi contro le squadre che la Juve precede in classifica, sotto la gestione di Luciano Spalletti, sono impressionanti: addirittura 20. Tantissimi, un patrimonio. Se i bianconeri ne avessero lasciati per strada la metà avrebbero avuto la forza per superare il Napoli. Inutile guardare l’Inter: imprendibile. Ma il secondo posto avrebbe raccontato piuttosto fedelmente il lavoro del tecnico: per come ha saputo trasformare la Juve dal 30 ottobre a fine corsa.

 

 

Risalta una produzione offensiva spaventosa. Peccato, però, che il raccolto non sia stato nemmeno lontanamente proporzionale alla semina: la Juve, nelle 9 partite in cui ha dilapidato il margine che le avrebbe consentito di centrare comodamente la qualificazione alla prossima Champions League, ha messo insieme 57 tiri in porta. Risultato? 7 punti fatti frutto di appena 8 gol. Una miseria. Parte dal derby d’andata contro il Toro, perché analizza solamente le occasioni sprecate con Lucio in panchina. Assalto alla porta di Paleari allo Stadium: addirittura 22 tiri complessivi. Ed è finita 0-0.

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Juve, l'apoteosi dello spreco

Non era ancora una Juve spumeggiante, ma di sicuro ha fatto molto di più degli avversari, raccogliendo solo un punto. Poca roba. A Firenze prova opaca, un rigore grosso come una casa negato a Dusan Vlahovic, ma comunque un predominio totale. Anche sul possesso palla: 59% rispetto al 41% di marca viola. Ed era una Fiorentina ultima in classifica quella vista al Franchi a novembre, prima della glaciale trasferta di Bodo. Contro il Lecce, nella prima sfida del 2026, forse l’apoteosi dello spreco: 6 tiri in porta e solo un gol. Falcone miracoloso, anche sul rigore calciato malissimo da Jonathan David: l’errore dagli undici metri è solo la punta dell’iceberg, ma denota tutte le mancanze della Juve nei momenti decisivi. Quando il carattere riesce a sistemare ogni cosa, i bianconeri spariscono. Coi salentini solo un antipasto, comunque, perché il peggio si materializza a Cagliari: Caprile sotto assedio, eppure una sassata di Mazzitelli indirizza la partita. Spalletti lascia tre punti in Sardegna: un delitto. Galleria che prosegue contro la Lazio, in cui la Juve domina su ogni voce rispetto ai biancocelesti. Eppure è costretta a rimontare da 0-2 a 2-2. Avrebbe meritato, però, ancora di più se solo non si fosse fatta divorare dalla frenesia negli ultimi venti metri. Col Sassuolo stesso film della sfida col Lecce del 3 gennaio, ma stavolta i padroni di casa passano subito in vantaggio. Sembra il preludio di una goleada, ma Pinamonti fa 1-1 e poi Locatelli spreca il rigore del successo. Le parate di Muric fanno il resto, aumentando i rimpianti a dismisura. Si passa alla 35ª giornata: col Verona la Juve non può sbagliare.

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Le ultime in stagione

Anche perché il calendario nelle ultime tre di campionato si complica rispetto alla sfida contro i gialloblù già retrocessi. Segna Bowie, Vlahovic stampa una punizione perfetta. E poi le martellate al muro eretto da Montipò proseguono senza soste. L’1-1 finale, complice il crollo del Milan, non è neppure da buttare via. Ma col senno di poi è stato lo spreco più grave della stagione: imperdonabile. Contro la Fiorentina, alla penultima, la Juve non scende nemmeno in campo. Brutta, compassata, svuotata. Sbaglia praticamente tutto in ogni fase. Ciononostante chiude con 9 tiri in porta e xG pari a 1.96. Ma Vanoli batte Spalletti 2-0: è una mazzata tremenda, la condanna definitiva all’Europa League, formalmente rimandata al derby di ritorno. Quando la Juve a fine primo tempo scopre che Roma e Como sono già in Champions League, la luce si spegne. Il 2-2 col Toro non fa testo. Lo scarto tra la produzione offensiva e l’incisività sotto porta è stato enorme. Si chiama personalità. È la forza che serve per indirizzare il destino. Si allena, sì, ma senza una base di elementi di spessore in rosa la fatica si divora la soddisfazione. Da qui riparte Spalletti: le idee lasciano il segno. Ma la qualità dei giocatori ancora di più. Inutile, dunque, portargli uomini non da Juve: ce ne sono già troppi.

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I punti persi contro le squadre che la Juve precede in classifica, sotto la gestione di Luciano Spalletti, sono impressionanti: addirittura 20. Tantissimi, un patrimonio. Se i bianconeri ne avessero lasciati per strada la metà avrebbero avuto la forza per superare il Napoli. Inutile guardare l’Inter: imprendibile. Ma il secondo posto avrebbe raccontato piuttosto fedelmente il lavoro del tecnico: per come ha saputo trasformare la Juve dal 30 ottobre a fine corsa.

 

 

Risalta una produzione offensiva spaventosa. Peccato, però, che il raccolto non sia stato nemmeno lontanamente proporzionale alla semina: la Juve, nelle 9 partite in cui ha dilapidato il margine che le avrebbe consentito di centrare comodamente la qualificazione alla prossima Champions League, ha messo insieme 57 tiri in porta. Risultato? 7 punti fatti frutto di appena 8 gol. Una miseria. Parte dal derby d’andata contro il Toro, perché analizza solamente le occasioni sprecate con Lucio in panchina. Assalto alla porta di Paleari allo Stadium: addirittura 22 tiri complessivi. Ed è finita 0-0.

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