Dall'esperienza in Medio Oriente alla Juventus, passando per Balotelli, Vlahovic, Yildiz, Del Piero, Conte e Zidane. Paolo Montero si è raccontato senza filtri ai microfoni di SportMediaset, ripercorrendo gli ultimi mesi della sua carriera da allenatore e soffermandosi sui temi più caldi legati al mondo bianconero. Con il suo stile diretto e pacato, l'ex difensore uruguaiano ha parlato delle difficoltà vissute all'Al-Ittifaq, della situazione della Vecchia Signora e dei giocatori che, secondo lui, possono ancora rappresentare il presente e il futuro del club, con Carnevali già impegnato sul fronte mercato.
L'avventura all'Al-Ittifaq e il rapporto con Balotelli
Montero ha innanzitutto ripercorso la sua recente esperienza sulla panchina dell'Al-Ittifaq, squadra rilevata in una situazione estremamente delicata sia dal punto di vista sportivo sia per il contesto internazionale in cui si è trovato a lavorare: "Siamo arrivati ed è cominciata la guerra, vedevamo volare i missili e non ce ne rendevamo conto, ma per fortuna non abbiamo avuto problemi. Nella parte sportiva abbiamo fatto un ottimo lavoro, ci siamo adattati al paese in cui siamo arrivati, abbiamo rispettato la loro cultura, il Ramadan, e questo è piaciuto molto ai "local". Abbiamo fatto un lavoro sulla fase difensiva che è quella che dovevamo correggere, perché i giocatori di qualità c'erano".
Tra i protagonisti della sua esperienza anche Mario Balotelli, sul quale Montero ha voluto spendere parole molto positive: "Come è andata con lui? È andata bene, è una persona sincera, chiara. Quando sono partito mi hanno detto che avrei potuto avere problemi con Mario, invece è stato un rapporto tranquillo, onesto, molto buono".
Juventus, tra presente e futuro
Inevitabile poi un passaggio sulla stagione della Juventus, conclusa al di sotto delle aspettative. Montero ha ammesso la propria sorpresa per l'epilogo dell'annata e ha espresso fiducia nella nuova dirigenza: "Non mi aspettavo che finisse così la stagione, perché quando sono partiti con Spalletti si è vista una ripresa. Adesso vediamo con Carnevali, lui è un uomo di calcio, conosce il calcio italiano, ha fatto molto bene al Sassuolo. Ci aspettiamo che tutto quello che ha trasmesso al Sassuolo, riesca a trasmetterlo anche alla Juventus anche se non sarà la stessa cosa, perché la Juve è la Juve".
Per l'ex difensore uruguaiano il club deve continuare a credere nel progetto tecnico senza farsi condizionare dall'immediato: "Bisogna avere pazienza, noi latini non abbiamo molta pazienza, all'inizio di un campionato si parla sempre di progetto, ma c'è molta ipocrisia in questo, perché poi non c'è la pazienza di aspettare".
Vlahovic, Chiesa e il talento di Yildiz
Tra i temi più discussi in casa bianconera c'è quello legato al futuro di Vlahovic. Montero non ha dubbi e rilancia la fiducia nell'attaccante serbo: "Punterei ancora su di lui, non ci sono molti giocatori così. Uno di quelli che mi ha colpito di più quando ho fatto le due partite in panchina alla Juventus, mi è piaciuto molto per le sue doti nell'uno contro uno". Successivamente, un parere anche su Chiesa: "Ci punterei".
Un altro nome sul quale l'ex tecnico della Primavera juventina si è soffermato è quello di Yildiz, talento che ha avuto modo di allenare direttamente: "Io l'ho allenato in Primavera, quando è arrivato si vedeva subito che aveva qualcosa di diverso a livello di mentalità, non solo di tecnica, ma anche qui bisogna avere pazienza, perché la maglia numero dieci della Juventus è pesante, basta vedere chi l'ha indossata, come Platini o Del Piero".
Del Piero, Conte e il legame con la Juventus
Il discorso si è poi spostato sulle grandi bandiere bianconere. A partire da Del Piero, il cui possibile ritorno in società continua ad alimentare le speranze dei tifosi: "Sarebbe un bel colpo, conoscendolo sono convinto che si stia preparando. Non entrerebbe nella Juve solo per immagine, ma per aiutare, se lui entra è per collaborare. Quando giocava era un perfezionista e credo che sia così anche adesso". Montero ha parlato anche di Conte, altra figura profondamente legata alla storia bianconera: "Tornare alla Juve si può sempre, Antonio è stato un idolo come giocatore e allenatore. Non posso rispondere ora perché sennò sarebbe una mancanza di rispetto per Spalletti, però Conte è considerato una leggenda della Juve. Quelli della mia generazione hanno creato un legame con la Juventus".
Zidane, l'esempio Peruzzi
Tra i ricordi più belli della sua carriera non possono mancare quelli legati alla Juventus degli anni novanta e ai grandi campioni con cui ha condiviso lo spogliatoio. Su tutti Zidane: "Zizou è molto carismatico, è stato uno dei più grandi del mondo come calciatore e una delle persone più umili. Quando lo ha preso il Real Madrid, i miei figli mi hanno chiesto, ma farà bene? Io non ho avuto dubbi. Nel nostro spogliatoio della Juve c'erano uomini che non so se nasceranno ancora, come Peruzzi. Lui parlava poco, ma già con lo sguardo lo capivi e quando parlava non volava nemmeno una mosca. Non c'era bisogno di Moggi, Giraudo e Bettega, quando uno faceva qualcosa che non andava, bastava lo spogliatoio a sistemarti".
La Juve da allenatore
Montero ha poi confermato una curiosità diventata quasi leggenda tra i tifosi: "Se è vero che andavamo a giocare per strada con chi trovavamo sui Murazzi? Sì, è vero, qualche partitella l'ho fatta. Eravamo giovani e incoscienti, era un'altra epoca, in cui potevamo uscire più liberamente, ma noi siamo nati così, giocando per strada, con la libertà di giocare per divertirti". Infine il ricordo delle due partite vissute sulla panchina della Juventus, un'esperienza breve ma intensa dal punto di vista emotivo: "Sapevo che sarebbe stato solo per due partite, la società era stata chiara, ma mi sono emozionato ugualmente e prima della partita con il Bologna non sono riuscito a finire la riunione tecnica; Perin e Locatelli sono venuti ad abbracciarmi. Non ho avuto la possibilità di giocare allo Stadium (all'epoca c'era il Delle Alpi ndr), ma viverlo da allenatore è stato bellissimo, quando sei dentro l'urlo dei tifosi è impressionante".
"L'etichetta di cattivo? Me la sono meritata"
Nel finale dell'intervista Montero ha parlato anche di sé, del proprio carattere e della sua filosofia da allenatore. In particolare ha fatto chiarezza sulla sua etichetta di "cattivo": "Se mi ha dato fastidio? No, ti dico la verità, perché un po' me la sono meritata, già da bambino non mi è mai importato dell'opinione della gente, io cammino per la mia strada".
E sul Montero tecnico ha concluso: "Come sono da allenatore? Come mi vedi: sincero, tranquillo, cerco di essere coerente. Faccio un riassunto delle cose che ho imparato dai miei mister, ho avuto grandi allenatori da Lippi a Ancelotti. Io punto molto sul rapporto umano, questo l'ho imparato dagli allenatori che ho avuto, perché quando tu crei un rapporto umano con il giocatore, nel momento di difficoltà riesce a dare qualcosa in più. Ho terminato la mia esperienza all'Al-Ittifaq, ma ho creato un buono staff, siamo pronti e speriamo di trovare altre prospettive, siamo fiduciosi".
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Zidane, l'esempio Peruzzi
Tra i ricordi più belli della sua carriera non possono mancare quelli legati alla Juventus degli anni novanta e ai grandi campioni con cui ha condiviso lo spogliatoio. Su tutti Zidane: "Zizou è molto carismatico, è stato uno dei più grandi del mondo come calciatore e una delle persone più umili. Quando lo ha preso il Real Madrid, i miei figli mi hanno chiesto, ma farà bene? Io non ho avuto dubbi. Nel nostro spogliatoio della Juve c'erano uomini che non so se nasceranno ancora, come Peruzzi. Lui parlava poco, ma già con lo sguardo lo capivi e quando parlava non volava nemmeno una mosca. Non c'era bisogno di Moggi, Giraudo e Bettega, quando uno faceva qualcosa che non andava, bastava lo spogliatoio a sistemarti".