Paulo Sousa non ha dubbi: «Vittorie di quelle dimensioni creano legami forti. Eravamo un gruppo di uomini con l’obiettivo di vincere tutto». Paulo Sousa, che da qualche giorno ha lasciato la guida dello Shabab Al-Ahli negli Emirati Arabi, ripercorre il trionfo di trent’anni fa in Champions League con la Juventus con parole che sanno di appartenenza: «La Juve mi ha migliorato come giocatore e come uomo». L’Italia resta una seconda casa che potrebbe ritrovare in futuro. Sul futuro bianconero, invece, si fida di Spalletti: «Uno degli avversari più difficili che ho affrontato in Italia, sa cosa deve fare».
30 anni dall’ultima Champions League vinta. Ripensa ogni tanto a quella notte? «È stato uno dei miei più grandi successi come calciatore: vincere la competizione più importante, nonostante un infortunio al ginocchio che rischiava di costarmi il resto della carriera. Mi sono sacrificato duramente per arrivare a quel punto e vincere. E ne sono orgoglioso».
Qual è il ricordo più bello legato alla Juventus? «I miei compagni di squadra, l’ambiente, lo spirito che abbiamo condiviso in ogni momento di quelle due stagioni. Ero molto giovane, ma oggi mi rendo conto che probabilmente è stato lo spogliatoio migliore di cui abbia fatto parte, ha avuto un impatto enorme sulla mia vita».
