Quei pezzi della Juve che vincono altrove

L'avversaria più credibile dell'Inter per il prossimo scudetto è il Napoli di Allegri. La rosa dell'altro ex bianconero Manna è seconda solo ai nerazzurri

L'Inter è la squadra più forte. Probabilmente lo sarebbe stata anche senza fare mercato, ma adesso ha indubbiamente scavato un solco più profondo. Beppe Marotta, dirigente della Juventus dal 2010 al 2018, ha costruito in modo sapiente un ciclo davvero solido, iniziato insieme ad Antonio Conte, allenatore della Juventus dal 2011 al 2014. L'avversaria più credibile dell'Inter per il prossimo scudetto è il Napoli di Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus dal 2014 al 2019 e dal 2021 al 2024. Forse la campagna acquisti di De Laurentiis, finora, non è stata proprio scoppiettante, ma - Inter a parte - nessuna squadra ha la qualità della rosa del Napoli, costruito da Giovanni Manna, giovane e capace dirigente che si è formato alla Juventus dal 2019 al 2024 e che, a Napoli, ha già vinto uno scudetto con Antonio Conte (sempre lui!) in panchina.

Paratici, attesa per a Fiorentina

C'è grande attesa anche per la Fiorentina, protagonista dell'estate grazie a un mercato strepitoso, pianificato da Fabio Paratici, dirigente della Juventus dal 2010 al 2021, che oggi viene giustamente celebrato come uno dei migliori direttori sportivi d'Europa, anche dagli stessi giornali che lo avevano criminalizzato come fosse una specie di serial killer ai tempi della questione Suarez (Paratici non era stato mai nemmeno indagato) e che ai tempi della questione plusvalenze era stato dipinto come un Charles Ponzi del calcio, insieme al suo “complice” Federico Cherubini.

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Cherubini e il Parma di Cuesta

Già, Cherubini: attualmente è l'amministratore delegato del Parma, che nella scorsa stagione si è salvato in modo brillante, lanciando un allenatore di 29 anni (Carlos Cuesta, cercato da molti club europei) e due giocatori che sono diventati star di questo calciomercato (Suzuki al Psg per 35 milioni e Pellegrino alla Fiorentina per 20 milioni). Il tutto chiudendo il bilancio in attivo per la prima volta da quando Kyle Krause è il proprietario del Parma. E occhio al nuovo attaccante del Parma, Lontani, giovane scoperta che può diventare una delle sorprese del campionato. Insomma, senza stare a menzionare tutti quelli che hanno avuto successo all'estero (Pablo Longoria, per fare un nome) e quelli che sono stati presi a lavorare in Federcalcio (Gigi Milani, per esempio), della Juventus di Andrea Agnelli non si butta via proprio niente.

E ancora oggi, a quindici anni dall'inizio di quell'irripetibile e ineguagliabile ciclo, i costruttori dei nove scudetti consecutivi sono in circolazione e vengono riconosciuti tra i migliori (se non proprio “i” migliori) nel loro settore. Questo dà l'esatta dimensione di ciò che è stata la società in quel momento e del perché vinceva.

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Quelle plusvalenze, punita solo la Juve...

Quella Juve era una costruzione nata con una visione e portata avanti con una filosofia precisa: massima specializzazione e massima condivisione, con un leader, Agnelli, che dava una direzione precisa, a volte anticipando di diversi anni tutto il resto del calcio italiano. La Juventus dei nove scudetti è stata distrutta, quasi scientificamente, dall'inchiesta sulle plusvalenze. Le plusvalenze che facevano letteralmente tutti e che letteralmente tutti continuano a fare, ma per le quali è stata punita solo la Juventus, condannata a smontare quella macchina perfetta.

Curioso, o forse no, che i pezzi della stessa macchina siano ancora dentro il calcio italiano e ne facciano la fortuna. Certo è un altro calcio italiano, rispetto a quindici anni fa, quando venne messa insieme quella formidabile squadra dirigenziale. È un calcio più povero, sempre più marginale, ormai definitivamente campionato di passaggio e non di arrivo, nel quale gli scarti della Premier League diventano fenomeni e dal quale si preferisce emigrare in Turchia.

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Quei moniti di Andrea Agnelli

Insomma, esattamente quello che aveva previsto Andrea Agnelli che, a più riprese, aveva lanciato dei moniti al movimento (spesso durante le assemblee dei soci) perché si avviassero delle indispensabili riforme e si scardinassero le vecchie abitudini che stridevano con il galoppante evolversi del calcio europeo. Sappiamo benissimo come è andata a finire e, forse, anche perché è andata a finire proprio così. Oggi il calcio italiano è ancora ingarbugliato nell'impossibilità di mettersi d'accordo sulle riforme, che servono a tutti, ma sembra non volere nessuno.

Juve, quei 10 anni su cui serve riflettere

I club italiani per comprare giocatori medi o mediocri si inventano formule sempre più avventurose (lascerei perdere l'eufemismo della “creatività” perché si tratta di audacia e anche molto spericolata). E intanto le nuove generazioni sono sempre più attratte dalla freschezza dei personaggi degli altri sport, dal tennis all'atletica dal nuovo al volley.

Non tutto è perduto, non è la fine del calcio italiano e neppure l'apocalisse della Serie A, ma una riflessione su cosa sono stati quei dieci anni della Juventus e sul perché vinceva e su che tipo di idee stava lavorando, forse, sarebbe il caso di avviarla. Soprattutto oggi, che i dirigenti che l'hanno messa in piedi non sono più alla Juventus e, quindi, possono essere elogiati senza rischi da parte di tutti.

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L'Inter è la squadra più forte. Probabilmente lo sarebbe stata anche senza fare mercato, ma adesso ha indubbiamente scavato un solco più profondo. Beppe Marotta, dirigente della Juventus dal 2010 al 2018, ha costruito in modo sapiente un ciclo davvero solido, iniziato insieme ad Antonio Conte, allenatore della Juventus dal 2011 al 2014. L'avversaria più credibile dell'Inter per il prossimo scudetto è il Napoli di Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus dal 2014 al 2019 e dal 2021 al 2024. Forse la campagna acquisti di De Laurentiis, finora, non è stata proprio scoppiettante, ma - Inter a parte - nessuna squadra ha la qualità della rosa del Napoli, costruito da Giovanni Manna, giovane e capace dirigente che si è formato alla Juventus dal 2019 al 2024 e che, a Napoli, ha già vinto uno scudetto con Antonio Conte (sempre lui!) in panchina.

Paratici, attesa per a Fiorentina

C'è grande attesa anche per la Fiorentina, protagonista dell'estate grazie a un mercato strepitoso, pianificato da Fabio Paratici, dirigente della Juventus dal 2010 al 2021, che oggi viene giustamente celebrato come uno dei migliori direttori sportivi d'Europa, anche dagli stessi giornali che lo avevano criminalizzato come fosse una specie di serial killer ai tempi della questione Suarez (Paratici non era stato mai nemmeno indagato) e che ai tempi della questione plusvalenze era stato dipinto come un Charles Ponzi del calcio, insieme al suo “complice” Federico Cherubini.

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