Da qualche mese è tornato in Italia e lo ha fatto scegliendo il progetto della Fiorentina. Fabio Paratici, dopo l'esperienza al Tottenham, ha deciso di accettare l'offerta a lungo termine della Viola convinto da Ferrari e Goretti, oltre che dalla visione e l'amore del compianto Rocco Commisso. L'importanza di avere una struttura come il Viola Park, la creazione di una seconda squadra e il futuro di Kean e Fagioli. Ma anche le esperienze passate come quella in Premier League e, soprattutto, quella alla Juve chiusa con una lunga squalifica per l'inchiesta Prisma: "Non mi sento colpevole". Il dirigente si racconta a 360 gradi.
Momento Fiorentina e Conference League
"Ho detto ai giocatori che in campionato è necessario soffrire. Lo spazio per godere è l’Europa. Si può vincere in entrambe le situazioni. Ma è chiaro che il viaggio a Londra dal Crystal Palace restituisce ai ragazzi la reale dimensione del loro valore". Sulla scelta di tornare in Italia: "Viola Park? Ha avuto un impatto enorme sulla mia scelta di venire a Firenze. Lavorare qui ti senti al Real Madrid, salvo bruschi risvegli domenicali, e in un certo senso è stato un problema supplementare ma ne stiamo uscendo. Ho firmato un contratto lungo perché voglio vedere dieci ragazzi cresciuti qui dentro arrivare in prima squadra, e altri diventare comunque professionisti. Quando Ferrari e Goretti sono venuti a Londra era metà dicembre e la Fiorentina aveva 6 punti: ho subito detto che la classifica non mi preoccupava. Per la profondità del lavoro di cui parlavamo e che la famiglia Commisso vuole sostenere con l’amore e la disponibilità che sono l’eredità di Rocco, un anno perso sarebbe stato rimediabile. E comunque non lo perderemo". Sulla cessione del club dopo la morte di Commisso: "Certo che no".
Caso plusvalenze e squalifica
Paratici poi ricorda i 30 mesi passati lontano dal campo per via della squalifica dopo il caso plusvalenze: "Non mi sento colpevole di niente. È stata comunque un’esperienza molto pesante perché l’indagine penale è durata cinque anni e mezzo, e per sostenerla è stato necessario essere forti. Sono stato condannato per una strategia tecnico-finanziaria che ha riguardato molti nazionali: Rovella, Orsolini, Spinazzola... È stato applicato un principio contabile mai visto prima e che sto aspettando di rivedere: negli atti si parla di questo e non di plusvalenze gonfiate, come si racconta. Nel processo sportivo non ti difendi, c’è poco da fare. Quello penale ho voluto chiuderlo per ricominciare a vivere". E sul passato alla Juve: "Eravamo vent’anni avanti tutti. Un presidente visionario, un direttore sapiente, il talento che mi riconosco nel 'vedere' i calciatori, gli allenatori più preparati, i giocatori più seri. E le difficoltà delle milanesi nel gestire il declino delle grandi famiglie proprietarie, questo va detto".