Juve, è tutto da completare. Ma intanto...

Bianconeri a punteggio pieno, nonostante molti limiti. Ora serve un colpo di reni sul mercato

La Juve ha vinto con il mercato. Peccato che sia quello in uscita. Segnano due giocatori che sono in vendita, che per tutta l’estate la dirigenza bianconera ha cercato di piazzare e che, molto probabilmente, cercherà di piazzare anche nei prossimi tre giorni. I gol di Nico Gonzalez e Koopmeiners offrono spunti infiniti per battute, meme e perfino revisionismo storico e controragionamenti di mercato. Forse, però, bisognerebbe meditare sul fatto che proprio la loro condizione li ha alleggeriti dalle pressioni che si accumulano sui giocatori della Juve fino a schiacciarli. E i due tiri, con i quali hanno risolto una partita scomoda come il sedile di un aereo low cost, sono tiri di chi non ha paura, non deve forzare, non sente il peso della situazione. Magari è solo una coincidenza, ma la questione meriterebbe una riflessione. Non certo per trattenere quei due, ma per capire cosa succede agli altri, quelli che del progetto fanno parte. La vittoria sul Parma dà una sensazione di grande incompiutezza della Juve. Mancano dei pezzi, mancano delle certezze, anzi sembra essercene una sola: cercare Conceição, affinché lui si inventi qualcosa. Non è una situazione tragica, perché comunque la squadra di Spalletti continua a mostrare una significativa solidità difensiva e, in qualche modo, vince meritando di vincere. Così la Juve ha sei punti in classifica, in attesa che il magma spallettiano si consolidi in un gioco più efficace e che il mercato puntelli la rosa. Rosa a cui continua a mancare almeno una punta e un centrocampista, dopo che è saltata la trattativa Kessié. Vicenda, quest’ultima, che è una fotografia particolarmente a fuoco della campagna acquisti juventina. C’è tutto dentro.

Le scorie del passato e la frustrazione dei tifosi

Primo: i ristretti margini di manovra finanziari legati ai paletti Uefa (l’Atalanta si può muovere con più facilità) e alla mancata qualificazione Champions (nella quale non è esente da colpe anche Spalletti). Secondo: i danni delle ultime due campagne acquisti, in cui sono stati bruciati milioni per acquistare giocatori inutili e invendibili, che quindi pesano sul bilancio. Terzo: una trattativa infinita, con tutti i rischi che comporta, dal logoramento della pazienza del giocatore e del suo entourage fino alla pericolosa riduzione dei tempi per reperire un’alternativa. I feroci giudizi dei tifosi bianconeri nei confronti dei dirigenti sono, però, figli della frustrazione per cinque stagioni deprimenti e sconfortanti campagne acquisti. D’altronde una delle equazioni fondamentali del calcio spiega scientificamente come la pazienza e la capacità di razionalizzare di una tifoseria sono inversamente proporzionali alle delusioni sopportate.

E se Churchill diceva che “gli italiani affrontano le partite di calcio come se fossero una guerra e le guerre come fossero una partita”, possiamo aggiungere un modesto corollario: “Gli italiani perdonano le promesse mancate di un politico, ma non quelle di un ds”. Detto ciò, a tre giorni dalla fine della campagna acquisti e a due mesi e mezzo dall’inizio del mandato di Carnevali e Massara, non è solo prematuro esprimere un giudizio, ma proprio insensato, soprattutto se è figlio di una negatività, che nasce da una diffusa frustrazione più che da un ragionamento compiuto. E certamente non aiuta la Juve a uscire dalla palude in cui, tra tante cose, si è impantanata l’identità.

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