
Anastasi, campione eterno e uomo vero
Quando Pietro Anastasi se ne andò, il 17 gennaio 2020, la Figc non decretò negli stadi nessun minuto di silenzio. Uno sgarbo assurdo nei confronti di uno degli attaccanti italiani più forti di sempre. Ma noi anastasiani continuiamo, ancora oggi, non più ragazzi, ormai adulti, a ricordare, con affetto, con stima e passione, quell’attaccante della Juventus, arrivato da Varese, che è stato il nostro idolo. Unico e per sempre. Io ho avuto una fortuna grande, un dono, una grazia: diventare anche suo amico fraterno, lui che è venuto a Mazzè, in Canavese, al battesimo di mio figlio Santiago, a casa dei miei genitori e io a casa sua, dove aveva sempre al suo fianco l’amata moglie Anna, un amore da dolce stil novo. Il figlio Gianluca, soprattutto sui social, continua a portare avanti la memoria del padre. E io, grazie a questo giornale, che sento mio dopo vent’anni vissuti con orgoglio di appartenenza, negli incontri pubblici, in occasione di eventi culturali e sportivi, nelle università, nei convegni su calcio e letteratura, non perdo occasione, soprattutto parlando ai più giovani, di narrare la vita e le imprese di un giocatore che, nato a Catania nel 1948, in quel 1968 del suo arrivo alla corte di Madama per miracolo mostrare, riuscì, a rappresentare un punto di riferimento per tanti operai meridionali della Fiat Mirafiori, che vedevano in lui un simbolo di riscatto, un nome da gridare non solo in curva. Pietruzzu ha ricambiato questo amore con i suoi gol da brasiliano: in tuffo di testa, in rovesciata, con un guizzo improvviso, con una prodezza talmente bella da non sembrare nemmeno vera.
"Il più grande protagonista del Novecento"
In terza media la professoressa di italiano ci assegnò un tema: «Raccontate chi è per voi il più grande protagonista del Novecento». I miei compagni scrissero di John Fitzgerald Kennedy, il presidente americano, assassinato a Dallas il 22 novembre 1963; di Giovanni XXIII, il Papa Buono della carezza ai bambini; degli astronauti statunitensi e sovietici che, prima o poi, avrebbero passeggiato sulla Luna. La prof mi chiamò per ultimo: «Darwin, dunque, spiegami, secondo te il più grande protagonista del Novecento è questo signor... Pietro... Anastasi... Un calciatore?!». Io risposi di getto: «Professoressa, evidentemente lei non lo ha mai visto giocare!». L’insegnante si fece una risata e mi diede pure un buon voto. Varese con il Piazzale Pietro Anastasi ha voluto dimostrare di non aver scordato uno dei suoi figli più conosciuti e adorati, giunto dalla Massiminiana con gli occhi stellanti e un talento da fuoriclasse, arrivando a segnare tre gol persino alla Juve, la sua squadra del cuore! Pietruzzu ha sempre portato nel portafoglio una foto scattata al Cibali: lui al fianco del gallese John Charles “il gigante buono”. Un dì avrebbe vestito la maglia del suo beniamino. Per me Pietro Anastasi resterà per sempre l’eroe della mia giovinezza prima, il campione che, in un certo modo, prese il posto degli eroi salgariani. Ieri è stata la sua giornata. Lo saluto con commozione e con un grazie grande come il cielo per aver confortato e accompagnato la mia adolescenza. Ricordo una mattinata a Noto, passeggiando davanti alla Cattedrale di San Nicolò. Mi disse, sorridendo: «Sai, Darwin, della mia vita continui a sapere più cose tu di me».
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sui temi che più ti interessano e utilizzare al meglio i servizi di Tuttosport. Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto per vivere al meglio il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS
