
Spalletti, uomo forte destino forte
Per essere uno che si gioca la fine della carriera (ipse dixit), Luciano Spalletti conserva la stessa determinazione, la stessa grinta, la stessa cocciuta volontà di quando era agli inizi della sua brillante avventura professionale. Buon segno. L'allenatore ha trasformato il nervosismo di Cagliari, costatogli la squalifica, nella feroce carica agonistica trasmessa alla Juve che a Vigo ha ribaltato il Celta all'ultimo respiro. D'altra parte, "fino alla fine" recita il motto della Casa e onorarlo sempre dovrebbe essere il mantra quotidianoa. Kolo Muani sembra averlo recepito nelle ultime due uscite, preceduto in Galizia dall'atteso acuto del gigante Woltemade, nella circostanza non più bersaglio di irriverenti meme.
Ora tocca alla squadra!
La verità è che il sesto allenatore bianconero negli ultimi sei anni, dodici mesi dopo la chiamata di Elkann sa quanto questa sia la stagione decisiva. Per la Juve e non solo per lui, alla faccia dei "quasi 70 anni" rivendicati nella notte sarda. In realtà, il signore di Certaldo ne ha compiuti sessantasette il 7 marzo scorso ed è coetaneo di Ancelotti e Sarri. Per dire. La verità è che il problema della Signora non è e non può essere mai chi la guida, che la schieri con le due punte o con una sola. Tocca alla squadra, tocca ai giocatori dimostrare sul campo quanto voglia abbiano di scrollarsi di dosso, finalmente, questi sei anni di tossico pessimismo, di rutilante tourbillon di protagonisti, su e giù sull'altalena di risultati che hanno fiaccato la pazienza di milioni di tifosi. Piace di Spalletti anche il rigore con il quale non fa sconti a nessuno perché nessuno è titolare inamovibile: se non va, o sta in panchina o torna in panchina. E che si metta in riga, vero Conceiçao?
Spalletti su Conceiçao: "Gli conviene essere..."
A Vigo, le giustificazioni del portoghese all'inaccettabile reazione di cui si è reso protagonista nel momento della sostituzione sono andate a sbattere contro il muro subito opposto da Spalletti nonché dalla società. Carnevali, una volta di più padrone della situazione, ha spedito immediatamente il giocatore davanti alle telecamere per una tenera arrampicata sugli specchi dell'Estadio Municipal de Balaidos. Luciano, invece, è andato giù duro: "Conviene a Conceiçao essere arrabbiato con se stesso, come mi hanno raccontato i miei collaboratori e credo a ciò che ha detto loro. La personalità va dimostrata in campo, quando si gioca, non fuori. E poi ci sono i compagni, quelli che restano in panchina e meriterebbero più spazio". Parole sante, condivise anche da un grande ex laziale come Sergio Conceiçao, il papà di Francisco: "L'allenatore ha sempre ragione. Se Spalletti avesse pensato fosse giusto sostituire mio figlio, avrà avuto i suoi motivi".
Juventus, allo Stadium arriva la Lazio
Stasera allo Stadium c'è la capolista biancoceleste. Mai controprova potrebbe essere più opportuna per misurare a che punto sia la traversata di Spalletti nel mare bianconero dove ora c'è bonaccia, ma il tecnico è il primo a sapere che tornerà in burrasca, se la squadra non farà risultato. Gattuso in comune con Luciano ha il carattere di chi non molla mai, sta costruendo un gruppo capace di spostare i suoi limiti sempre più in là ed è curioso di vedere sin dove arriverà. Non è il solo. Smania di saperlo anche chi una volta disse: "Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli. Non c'è altra strada". Sicuro.
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