Sanabria e Zapata: il patto Torino per l’Europa

Sette punti nelle ultime tre partite: Juric ha trovato la strada giusta dopo le iniziali difficoltà legate alla scelta del modulo a una punta
Sanabria e Zapata: il patto Torino per l’Europa© Manuela Viganti/Agenzia Aldo Liverani sas

Si sono guardati negli occhi, anticipando da uno spazio emotivo, sottile, quanto avrebbero poi verbalizzato. Protagonisti del confronto - uno è stato decisivo, ma altri hanno fatto seguito - Juric, Zapata e Sanabria. Un punto di svolta al quale l’allenatore e i due centravanti sono arrivati dopo un periodo di sofferenza tattica, e conseguentemente tecnica, patita dal Torino. Varato dal croato, in questa stagione, sulla falsariga di quello visto, e a tratti ammirato, nelle precedenti due annate. Quindi con il 3-4-2-1.

Juric e il nuovo modulo per il Toro

Juric ne aveva parlato a più riprese in estate, ma ha avuto bisogno di qualche partita per comprendere che, senza un giocatore in grado di cucire gioco tra centrocampo e attacco, lo spartito era da modificare. L’elemento in questione è Miranchuk, rientrato all’Atalanta dove certo non è un punto fermo della squadra di Gasperini. Se i trequartisti in rosa avessero fatto un salto di qualità, e pur mancando il collettore tra i reparti, i granata sarebbero anche potuti procedere con il vecchio modulo, ovviamente interpretato in base alle caratteristiche dei calciatori in rosa. Così, però, non è stato: Juric credeva nella maturazione di Seck, ma il senegalese pur avendo un atteggiamento ideale in allenamento, in partita non è riuscito a trasferire il buono offerto al Filadelfia.

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Karamoh e Radonjic

Peggio ancora è andato Karamoh, nonostante nella seconda parte del campionato scorso avesse a più riprese garantito un rendimento convincente. Tempi lontani, guardando a un presente nel quale, dopo un primo tempo da titolare mal interpretato contro il Cagliari, e la conseguente sostituzione nell’intervallo, del francese si sono progressivamente perse le tracce. Juric gli ha concesso ancora una mezzora a san Siro contro il Milan, dopodiché mai più di un quarto d’ora tra la Salernitana, la Roma e il Verona. Era il 2 ottobre, ed è anche l’ultimo incrocio nel quale si è visto Karamoh in campo. E Radonjic? Ha iniziato bene, poi si è perso nel labirinto di una professionalità non sempre inappuntabile, tra gesti volgari nei festeggiamenti e sui social e qualche orario non rispettato. All’appello manca Vlasic, il quale dopo aver deciso la sfida contro il Sassuolo ha compiuto un nuovo passo indietro a Monza. Resta comunque il croato il trequartista sul quale Juric ha intenzione di insistere comprendendolo nel 3-5-2.

Da vedere se così sarà fin dalla trasferta di Bologna: tempo ce n’è tanto, il Toro sarà al Dall’Ara lunedì 27, ma tecnico e staff vogliono prevedere un lavoro specifico di recupero del giocatore, dopo che il ct croato Dalic lo ha rimandato a Torino verificandone un ritardo nella condizione. Probabile, mancando alla ripresa più di dieci giorni, che Vlasic contro i rossoblù sarà comunque in campo dal primo minuto. E in una squadra sormontata dalla due punte, cioè Sanabria (ora impegnato con il Paraguay nelle sfide contro Cile e Colombia) e Zapata. E qui si torna al punto di partenza, a quel “confronto-madre” dopo il quale Juric ha varato il Toro a due punte. Un tentativo era stato fatto a Roma contro la Lazio, ma in maniera convinta è dal successo di Lecce che il modulo attuale ha preso piede, portando 7 punti in 3 partite. Portando evidenti benefici: i tiri totali contro il Verona erano stati 8 (Zapata unica punta), contro il Sassuolo sono saliti a 21 (granata con Zapata e Sanabria). Con il Monza il dato è sceso, ma i tiri complessivi sono comunque stati 12 (un terzo più che col Verona). La strada è segnata, dopo il ballo delle punte terminato al Via del Mare. Resta, però, un punto da migliorare considerevolmente: i due centravanti hanno segnato appena 2 reti (una a testa). Mentre Pellegri, l’alternativa, è ancora fermo a quota 0: troppo poco per un Toro con i due attaccanti.

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Si sono guardati negli occhi, anticipando da uno spazio emotivo, sottile, quanto avrebbero poi verbalizzato. Protagonisti del confronto - uno è stato decisivo, ma altri hanno fatto seguito - Juric, Zapata e Sanabria. Un punto di svolta al quale l’allenatore e i due centravanti sono arrivati dopo un periodo di sofferenza tattica, e conseguentemente tecnica, patita dal Torino. Varato dal croato, in questa stagione, sulla falsariga di quello visto, e a tratti ammirato, nelle precedenti due annate. Quindi con il 3-4-2-1.

Juric e il nuovo modulo per il Toro

Juric ne aveva parlato a più riprese in estate, ma ha avuto bisogno di qualche partita per comprendere che, senza un giocatore in grado di cucire gioco tra centrocampo e attacco, lo spartito era da modificare. L’elemento in questione è Miranchuk, rientrato all’Atalanta dove certo non è un punto fermo della squadra di Gasperini. Se i trequartisti in rosa avessero fatto un salto di qualità, e pur mancando il collettore tra i reparti, i granata sarebbero anche potuti procedere con il vecchio modulo, ovviamente interpretato in base alle caratteristiche dei calciatori in rosa. Così, però, non è stato: Juric credeva nella maturazione di Seck, ma il senegalese pur avendo un atteggiamento ideale in allenamento, in partita non è riuscito a trasferire il buono offerto al Filadelfia.

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