
"Un Toro Braveheart"
Questa sera, dopo che la Juve avrà giocato contro il Lecce, la classifica potrebbe essere diversa, ma almeno fino alle 20 il Toro, grazie al 3-2 di venerdì sul Monza, sarà davanti ai bianconeri. Certo il campionato è ancora molto lungo, siamo appena all’ottava giornata e a contare sarà ovviamente il piazzamento finale. I granata non terminano una stagione davanti ai rivali cittadini dalla stagione 1990-1991. Uno dei pilastri di quel Toro era Pasquale Bruno. Bruno, che effetto le fa guardare ora la classifica, anche se la giornata di campionato non è terminata? “La classifica è bella, vederla adesso rincuora. E capisco l’entusiasmo della gente nel vedere il Toro davanti alla Juve. È una piccola soddisfazione dopo vent’anni di nulla. La strada però è ancora molto lunga, bisogna continuare a correre più degli altri e sfruttare l’entusiasmo che si sta creando”. Peccato che la classifica non sia ogni anno così. “A me fa arrabbiare molto quando, chi non è granata, mi dice che noi del Toro dovremmo essere contenti di salvarci, di arrivare a metà classifica, che dovremmo accontentarci. Il Toro dovrebbe essere ogni anno sesto o settimo, a ridosso delle prime. Il Toro è una grande squadra e lo devono capire anche i giocatori”. Può essere la stagione giusta per rivedere il Toro vincere il derby? “Speriamo. Sarebbe stato bello avere il derby subito dopo queste partite, per sfruttare l’entusiasmo nato dalle vittorie. Purtroppo bisognerà aspettare fino a gennaio”. La sta sorprendendo il Toro? “Sì, anche perché era partito male e diversi giocatori erano arrivati a fine mercato. Non per colpa di Petrachi… Ma ora la squadra sta facendo bene e vedo che la gente è contenta”. A proposito di tifosi contenti, dopo la partita contro il Monza c’è stata una vera festa a cui hanno partecipato i giocatori e la Maratona. “Bellissimo, ma nella tifoseria c’è un grandissimo entusiasmo che ribolle. E la gente non vede l’ora di farlo esplodere questo entusiasmo, anche se la contestazione a Cairo continuerà. La squadra deve riuscire a trascinare i tifosi con le prestazioni, con l’atteggiamento in campo, con i risultati. E se i giocatori continueranno su questa strada, la gente li seguirà”.
"Un bel futuro col cambio di proprietà"
Pensa che il Toro possa raggiungere la qualificazione a una coppa europea? “Non lo so, ma al di là che possa riuscirci o meno, mi auguro che possa continuare a creare entusiasmo. Per l’Europa vedremo, potrebbe anche andarci, ma il problema è che sarebbe un qualcosa che non troverebbe continuità in futuro. Il problema è che non c’è una proprietà ambiziosa o in grado di programmare. Petrachi, che in estate ha fatto davvero un grandissimo lavoro, il prossimo anno molto probabilmente dovrà di nuovo rifare la squadra, perché credo che come ogni anno la maggior parte dei giocatori in prestito non verranno riscattati. Penso che il Toro posso avere un bel futuro quando ci sarà un cambio di proprietà”. È contento quindi del ritorno Petrachi? “Sì, con pochi soldi a disposizione ha costruito una bella squadra, con tanti giovani interessanti. Bisogna fargli i complimenti per il lavoro fatto”. E di Abate cosa ci dice? “Bisogna fare i complimenti anche a lui. È un allenatore giovane che si sta mettendo alla prova in una piazza esigente. Gli allenatori secondo me incidono poco, perché la differenza la fanno i giocatori che hanno a disposizione. Se non hanno giocatori forti, anche i più esperti e bravi tecnici fanno fatica. Quest’anno Petrachi ha consegnato ad Abate dei buoni giocatori: ora è compito dell’allenatore riuscire a farli rendere al meglio. Abate sta comunque facendo bene, mi piace come gioca la squadra, ma deve ritoccare alcune cose. È però normale a questo punto della stagione, ricordiamo che siamo ancora all’inizio”.
"Toro, basta regali agli avversari"
In cosa deve ancora migliorare il Toro? “Ha preso un po’ troppi gol finora, spesso ne ha subiti facendo dei regali agli avversari. Anche contro il Monza il Toro complicato ha una partita che avrebbe potuto vincere più facilmente. Deve poi crescere in tutti i reparti, ma soprattutto c’è un errore che non deve commettere: illudersi che ora sia tutto semplice, perché basta poco a invertire la rotta. Tutti devono restare concentrati e continuare a correre e lavorare”. C’è qualche giocatore in particolare che la sta colpendo? “Dico Adams. Sono contento che stia facendo bene, anche perché mi ricorda un po’ i miei anni in Scozia. Ché mi piace perché è un giocatore di carattere, un Braveheart, un giocatore da Toro vero. C’è una cosa che auguro a lui e ai suoi compagni”. Cosa? “Di provare quello che ho provato io con il mio Toro. I giocatori di oggi non hanno ancora visto cos’è davvero il Toro, cos’è la tifoseria granata. Adesso sono contenti se allo stadio ci sono 15 o 20 mila spettatori. Ai miei tempi al Delle Alpi c’erano 40 mila abbonati. E non parliamo degli anni precedenti. Se dovessero qualificarsi a una coppa, ma non dico la Champions o l’Europa League, basterebbe la Conference, lo stadio sarebbe sempre pieno. Anzi, diventerebbe troppo piccolo. Perché vedo che la gente ha voglia di Toro, che c’è un entusiasmo che ribolle e che va fatto esplodere”.
"Tutto un altro Toro"
Ma in questo Toro rivede qualcosa del suo Toro? “No, non si possono paragonare le due formazioni. Quando sono arrivato io, la squadra era appena salita dalla B, ma c’era una base di giocatori davvero forti come Policano, Marchegiani, Cravero, Lentini. Poi oltre a me è arrivato Martin Vazquez dal Real Madrid, il numero 10 dello Spagna. E l’anno dopo sono arrivati il 10 del Belgio e il 9 del Brasile, Scifo e Casagrande. Eravamo tutti giocatori che avevano già vinto in passato, ora ci sono tanti giovani: Belghali è bravo, ma l’anno scorso è retrocesso con il Verona. Era tutta un’altra cosa il mio Toro”. Il suo Toro ha lasciato dei bei ricordi, tra l’altro a lei sta per essere intitolato un Toro Club. “Sì, il 14 novembre ci sarà l’inaugurazione. Mi fa davvero molto piacere, vuol dire che qualcosa di buono per il Toro l’ho fatta e i tifosi lo ricordano. Peccato non lo ricordi il presidente: ogni volta in cui parla del passato, non cita mai il nostro Toro, quello mio, di Annoni, Policano, Mondonico e tutti gli altri. Sembra che la storia gli dia fastidio. D’altronde il Toro è l’unica società che ha il proprio museo in un altro comune, a Grugliasco. E se il Museo c’è è grazie ai volontari che lo gestiscono”.
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