Antonelli, l’imperatore del mondo
TORINO - Settentatré anni dopo la leggendaria prima scalata di Edmund Hillary con lo sherpa nepalese Tenzing Norgay al tetto del mondo fisico e la mitica seconda di Alberto Ascari a quello rombante, il Tricolore sventola di nuovo sull’Everest del motorsport. Ai 2.256 metri asfaltati e affollati di Città del Messico lo pianta un ragazzo bolognese di vent’anni. Andrea Kimi Antonelli con un terzo posto diventa il terzo italiano campione in Formula 1, il più giovane di sempre battendo di tre anni i record di Sebastian Vettel (2010) e Lewis Hamilton (2008), riaprendo una storia che agli albori era iniziata proprio nel segno del made in Italy con Nino Farina (1951) e “Ciccio” Ascari (1952-1953) a dominare i primi tre campionati come Alfa Romeo e Ferrari. Preistoria. Ora inizia l’era AKA, con un impatto che non estingue i dinosauri (Alonso a 45 anni non molla nonostante una Aston Martin disastrosa, Hamilton dal quale ha ereditato il sedile in Mercedes a 41 è ancora un leone anche se non del tutto sostenuto dalla Ferrari), ma destinato a cambiare il clima del Circus. Anzi, l’ha già stravolto. Non alla Max Verstappen, l’olandese presentatosi bad boy (come voleva papà Jos) per prendersi il mondo a sportellate. Bensì col sorriso e l’empatia trasmesse da una famiglia molto diversa, anche se pure suo padre Marco (che in griglia prima del via lo bacia in fronte sorridendo) gli ha fatto respirare olio e benzina nel paddock fin da quando era nel passeggino.
Mercedes e Toto Wolff: l'investimento vincente su Kimi Antonelli
Il resto l’ha fatto la Mercedes, soprattutto Toto Wolff, che otto anni fa l’ha messo sotto contratto quando era già una promessa dei kart. Il team di Brackley ha investito 10 milioni per sostenerne il percorso fino alla F1, dove è approdato l’anno scorso nonostante i dubbi di molti (quasi tutti) e il botto nelle prime libere di Monza 2024 al debutto ufficiale in pista. Soldi ben spesi. Wolff si gode il suo prodotto (che per altro è riuscito a stravolgere anche la sua rudezza tipicamente crucca: è austriaco), capace in pochissimi mesi - grazie anche alla rivoluzione regolamentare delle power unit più elettriche che mai - di riportare la Mercedes dove era abituata a stare con una continuità mostruosa. Gli otto titoli costruttori consecutivi nell’era ibrida (2014-2021) e i sette piloti targati Hamilton a parte il 2016 del compagno di squadra Nico Rosberg fino al contestato 2021, l’inizio del poker Verstappen-Red Bull. Un dominio che riscriveva una storia iniziata proprio agli albori con Juan Manuel Fangio e la W196 (1954-55) ma subito chiusa per la decisione della Casa di Stoccarda di ritirarsi dalla corse. E ora ripresa con Kimi. L’era AKA.
Il difficile avvicinamento al Mondiale: la febbre e la pressione a Città del Messico
Pensare che l’avvicinamento alla storia è stata difficile. Dopo il nono trionfo stagionale ad Austin che ha praticamente chiuso i conti (gli bastava un nono posto), il padre (una presenza fondamentale al box) è tornato in Italia per le finali del Tricolore GT al Mugello, col suo team in lizza per il campionato ma amaramente sconfitto dopo aver conquistato la pole. Kimi è volato a Città del Messico con la febbre alta e il mal di pancia. Stanco, sotto pressione per la prima volta quest’anno. «Non è stato un weekend facile, sono stato decisamente più teso del solito. Facile quando continui a sentire la stessa cosa ovunque tu vada, a qualsiasi ora del giorno, con la gente che ti dice che è già fatta. Ho cercato di bloccare il più possibile questo rumore di fondo, ma non è stato facile».
La gara di Antonelli in Messico: dalla partenza al podio decisivo
In qualifica ha pagato dazio (5°, scattando 4° per la penalità di Verstappen), poi è arrivata la famiglia al completo, anche la sorellina Maggie. Cena e letto senza la briscola portafortuna, imbottito di melatonina per dormire il più possibile. «La notte migliore della settimana: ero talmente stanco che sono crollato» ha raccontato all’arrivo al circuito, chiudendosi nel suo ufficio per guardare le partenze degli ultimi anni. In Messico un caos. «L’importante sarà posizionare bene la macchina per capire nel momento dove andare. Devo solo controllare le emozioni» il mantra che s’è ripetuto fino a quando ha abbassato la visiera dopo aver mangiato la solita tazza di ghiaccio, dato un bacio a mamma Veronica che lo chiama “Topo”, il cinque a padre, meccanici e Bono, l’ingegnere. Il cuore batte, il respiro si ferma. Come l’Italia davanti alla tv, rivivendo una gioia lontanissima. Quella nel 2007 con un altro Kimi, il finlandese Raikkonen a regalare alla Ferrari il suo 15° e ultimo Mondiale piloti. O quella di vent’anni fa, la notte magica di Berlino 2006. L’ultima Italia Mundial nel calcio, 47 giorni prima che Antonelli nascesse. E in effetti basta la (prima) partenza per decidere tutto o quasi. Kimi passa subito Russell, che dopo sportella Hadjar e becca 10 secondi di penalità. Fuori dai giochi. Ad Hamilton pensa il compagno Leclerc, che alla curva 4 prova all’esterno dove non si può e taglia. Prende 5 secondi che avvantaggiano solo Verstappen che nel caos aveva già fregato Lewis. Antonelli sta lontano dai guai come un veterano. Da campione. Ma al 45° giro la Cadillac tradisce Bottas che distrugge le barriere. Bandiera rossa, tutto da rifare. Anche la partenza. Hamilton si vendica di Leclerc, Verst a ppen gli chiude la porta scappando e Kimi dopo aver rievitato guai passa Charles e conquista il podio (16° su 19 gare). Perfetto perché a fianco ha i due grandi predecessori Max IV e Lewis VII e per godersi il mondo là sotto.
Le emozioni di Kimi Antonelli dopo il titolo mondiale di Formula 1
Piange Kimi, per radio non riesce neppure a parlare. «Ce l’abbiamo fatta» dice, al plurale. «Senza la Mercedes e la mia famiglia non sarei qui: è un momento che ricorderò per sempre. Ed è ancora più bello condividere il podio con Max e Lewis. Non vedo l’ora di avere altre battaglie con loro». Cinque anni fa correva nei kart. Dominando. Unico a conquistare due Europei di fila. Poi ha vinto tutto in Formula Regional e F4, quindi il salto in F2 già sapendo che Hamilton avrebbe lasciato il sedile e che quindi ci sarebbe stato uno slot anticipato ma ideale per approdare in F1. Una prima stagione complicata, con le lacrime di Spa, quest’anno una delle sue imprese. Kimi campione del mondo con quattro gare d’anticipo. Una cavalcata segnata dalle 5 vittorie consecutive tra Cina e Montecarlo dopo il 2° posto nel debutto in Australia dietro a Russell che aveva fatto capire che sarebbe stato l’anno della Mercedes, ma della sua W17. Il milord lamentone inglese non aveva fatto i conti con Kimi. Nessuno, a dire il vero. Ora lo applaudono tutti. La F1 ha un nuovo re: Kimi I. Giovane e illuminato, finanche gentile. Ma pur sempre un re.
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