“Sinner con il dolore all’addome. Vincere con quel servizio? Utopia…”

L'ex tennista Davide Sanguinetti commenta la sconfitta dell'altoatesino contro Alcaraz a New York sottolineando: "Duello destinare a durare"
“Sinner con il dolore all’addome. Vincere con quel servizio? Utopia…”
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La finale degli US Open ha confermato ciò che il mondo del tennis sospettava da tempo: Carlos Alcaraz e Jannik Sinner sono destinati a guidare la nuova era del tennis mondiale. Sul cemento di New York, lo spagnolo ha avuto la meglio in una partita che, secondo molti, non ha mostrato il miglior Sinner. Tra questi c’è anche Davide Sanguinetti, ex numero uno d’Italia, che ha analizzato nel dettaglio l'incontro. Per l’ex tennista azzurro, le condizioni fisiche del campione altoatesino hanno inciso profondamente sulla prestazione. Intanto, Alcaraz si riprende la vetta del ranking mondiale con una costanza che fa impressione, mentre Sinner, pur uscendo sconfitto, sembra determinato a crescere ancora. La rivalità tra i due si fa sempre più accesa, in un panorama tennistico che al momento fatica a proporre alternative credibili.

"Sinner condizionato da un problema fisico"

Davide Sanguinetti non ha dubbi: Jannik Sinner non era al meglio della condizione durante la finale. “Secondo me Sinner aveva un dolore all'altezza dell'addominale: non ha servito bene, col 46% di prime palle, ed era utopico vincere senza servizio contro un Alcaraz in quelle condizioni”, ha spiegato. Il servizio è stato infatti uno dei punti deboli dell’azzurro, elemento fondamentale che ha compromesso l'intera struttura del suo gioco. Sanguinetti ha sottolineato come Sinner abbia comunque provato a variare il proprio approccio: “Cercava di scendere a rete il più possibile, ma senza il servizio era difficile”.

Carlos Alcaraz ha dimostrato, ancora una volta, di essere un talento straordinario capace di esprimere il suo miglior tennis nei momenti più importanti. Per Sanguinetti, lo spagnolo ha disputato una delle sue partite più complete: “Alcaraz è riuscito a esprimere il suo miglior tennis”, ha detto l’ex tennista, che oggi allena la kazaka Elena Rybakina. La stagione dell’iberico è stata pressoché impeccabile: “Dalla stagione sul rosso, Alcaraz ha perso la finale di Wimbledon, per il resto è stato impressionante”. Il successo agli US Open ha certificato la sua superiorità fisica, mentale e tecnica, rendendolo il nuovo numero uno del mondo. Un traguardo meritato che conferma le sue ambizioni di dominio.

Una rivalità destinata a durare

Nonostante la delusione, il cammino di Jannik Sinner continua a essere positivo. La sua capacità di analizzare le sconfitte e trasformarle in esperienza è uno degli aspetti più apprezzati anche da chi lo segue da vicino. “Deve cambiare qualcosa, ha sempre imparato dalle sconfitte”, ha evidenziato Sanguinetti ai microfoni di Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1. L’italiano è consapevole che il suo percorso di crescita passa anche attraverso momenti difficili e partite in cui il fisico non risponde come dovrebbe. Proprio per questo motivo, l’impegno nel voler evolvere tatticamente e tecnicamente rimane un segnale incoraggiante. 

Per Sanguinetti, la sfida tra Alcaraz e Sinner è solo all’inizio, ma ha già le caratteristiche di un duello destinato a segnare un’epoca. “Sono come i Fab Four, se non esce un giovane promettente, per i prossimi 3-4 anni sarà solo Alcaraz-Sinner”, ha affermato. Il riferimento al periodo d’oro dominato da Federer, Nadal, Djokovic e Murray è eloquente. Oggi, però, sembra non esserci un terzo incomodo all’orizzonte. Anche il grande Novak Djokovic, pur rimanendo competitivo, deve fare i conti con l’anagrafe. “Djokovic? La carta d'identità parla chiaro: 38 anni. Eccezionale comunque come abbia perso solo da loro due”, ha concluso Sanguinetti. Il testimone, ormai, sembra pronto per passare davvero di mano. Ora, il prossimo step, sono le Atp Finals

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