Vincenzo Santopadre è in questi giorni a Torino e vive le Finals a tutto tondo, muovendosi nella doppia veste di coach, accanto a Lorenzo Sonego, e di commentatore tecnico per Supertennis. Un appuntamento, quello torinese, capace di regalare grandi emozioni: "È tipico di questo grande evento – commenta l’ex giocatore romano – perché ogni match tra i migliori otto giocatori del mondo potrebbe essere una finale Slam o di un Masters 1000. Tutte partite dal peso specifico elevatissimo. Se aggiungiamo il fatto che ci sono ben quattro azzurri impegnati tra il singolare e il doppio, è automatico un grande coinvolgimento del pubblico al pari di una risonanza mediatica mai così massiccia". Esserci, per un giocatore e un coach, come è successo anche a Santopadre quando allenava Berrettini, ha un sapore particolare: "Rappresenta qualcosa di straordinario senza nulla togliere all’arrivare alla seconda domenica di uno Slam, ovvero in finale. È la consacrazione del fatto che il giocatore è tra gli otto migliori del mondo. In un “major” può arrivare a competere per il titolo anche un 30 Atp". Finals di Torino che sono cresciute molto, anno dopo anno: "Credo sia dovuto a una concatenazione di cose. Il primo anno è sempre una sorta di test. Poi bisogna essere bravi e attenti a fare le giuste migliorie e qui è accaduto. Ribadisco poi il fatto di essere arrivati a poter avere nei tabelloni ben quattro azzurri, con un interesse generale lievitato".
Come arrivare alla Finals: il "segreto" di Santopadre
Il segreto per far parte del lotto dei migliori tennisti al mondo e protagonisti delle Finals è semplice: "Per arrivarci bisogna essere... duraturi. La stagione è lunga e faticosa. Molti sono in grado di esprimere in alcuni momenti dell’anno un tennis eccezionale. I picchi però non sono sufficienti, occorrono costanza di rendimento e continuità nei risultati. Una volta conquistate le Finals devi essere super motivato, e questo è quasi naturale, e nello stato tecnico e mentale migliore per poter offrire il massimo".
