Sinner, tutte le voci in cui Alcaraz non compare: così ha costruito la nuova impresa

Jannik stronca e detronizza lo spagnolo sotto casa, lo sguardo finale la dice lunga su quanto gli peserà il ko

Il numero uno è come il palloncino giallo che la passione di un tifoso in tribuna scuote di felicità. È tornato a casa sulle ali del vento, dalla linea lontana dell’orizzonte che lo aveva nascosto per un po’ alla vista di Sinner, proprietario legittimo quanto lo è stato Alcaraz, che lo ha trattenuto con sé negli ultimi cinque mesi. Un vento impetuoso, “che mugghia come fa mar per tempesta”, ma si addolcisce tra le mani del nocchiero che meglio sa blandirlo, e non lo incatena, ma si lascia trasportare dalle sue spire, rendendoselo amico. Quanto Sinner lo desiderasse, va oltre la fiction della “classifica che non è mai la cosa principale”, che abbiamo seguito a puntate nelle ultime settimane. Il Numero Uno è speciale. Completa, tranquillizza, fa compagnia. Non è solo un simbolo, ma uno stato d’animo. I due ormai lo sanno bene, e la delusione sul volto di Alcaraz ha dato risposta a qualsiasi domanda si possa fare sull’argomento.

L’impresa di Sinner: dal Sunshine Double a Montecarlo

Ma serviva l’impresa perché il vento lo strappasse dalle mani di Carlos e lo riconsegnasse a Jannik. Un’impresa grande. Sospinta da una voglia infinita, di quelle che devi avvertire fin dentro, e non è un caso che Dante scuota con il vento i volti dei lussuriosi (Inferno, capitolo quinto), gli amanti che troppo hanno preteso.

 

 

Sinner ha costruito l’impresa con grande fedeltà, amandola momento per momento, punto su punto. Ha vinto a Indian Wells quando il tennis parlava solo di Alcaraz, e del suo tennis inarrivabile. Ha strappato alla pioggia di Miami il Sunshine Double.

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Sinner, il percorso perfetto a Montecarlo contro i migliori

È approdato a Montecarlo sapendo che gli sforzi compiuti non erano stati vani, e sarebbe bastato solo un ultimo scatto per tornare in testa. Ma ha attraversato il torneo dal lato più difficile. Humbert, Machac, Auger Aliassime, e Zverev prima di affrontare il numero uno nella sfida più ansiogena che si possa immaginare, che valeva tutto quello che si possa immaginare: un titolo mai conquistato, un “1000” mai vinto sulla terra rossa, e il titolo da leader del tennis.

 

 

Un All-in perfetto, che ha sbancato il Casinò di Montecarlo… Sinner supera Alcaraz nelle vittorie complessive, 27 a 26. Lo avvicina nella sfida personale, 10 a 7. Lo affianca nei Masters 1000 vinti, 8 per uno. Lo cancella nelle statistiche a corredo: è l’ottavo a firmare il Sunshine Double, il terzo a prendersi tutti i “1000” sul cemento, e appaia Djokovic nel filotto composto dal trittico Indian Wells, Miami, Montecarlo, e i Big Three nel firmare quattro Masters 1000 consecutivi. Tutte voci di un capitolo nel quale Alcaraz non compare.

La finale di Montecarlo: come Sinner ha battuto Alcaraz

La festa è autentica, seppure Sinner la trattenga entro i limiti che si è dato. S’inginocchia un attimo, forse per sentirsi più vicino alla terra dove non ha mai vinto. C’è un inno di Mameli da cantare, e lui si fa sentire, mentre la bandiera italiana si alza sul pennone. Ci sono abbracci per tutti, anche se la mamma arriva dopo, che chissà dove si era nascosta con tutte le sue pene che non riesce ad acquietare. C’è Laila, che gli sorride con occhi innamorati, e c’è un abbraccio anche per lei. Ma si sa… “Le coppie fileno, li bbaci scrocchieno” solo sotto gli alberi del Lungotevere, non a Montecarlo. Il quinto italiano vincitore del torneo che ha 130 anni di storia. In Era Open, solo due… Fognini nel 2019, e ora Sinner. Con Panatta e Bertolucci vincitori del doppio nel 1980, ma contro McEnroe e Gerulaitis, e scusate se è poco. Jannik vi è giunto venendo tre volte a capo della finale. La prima recuperando il break ottenuto da Alcaraz in avvio del primo set (da 2-0 a 2-2), la seconda nel tie break, quando lo spagnolo ha annullato il primo set point di Sinner, ma ha sprecato tutto con un doppio fallo sul servizio successivo. La terza ristabilendo la parità con un break nel sesto gioco della seconda frazione. Era sotto 1-3 e ha inanellato cinque game consecutivi.

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È la testa l’unica guida sicura per affrontare momenti simili. Quella di Sinner funziona sempre, non lascia niente al caso. Ha acquisito la versatilità che serve per dare una risposta a qualsiasi interrogativo. Ho scritto, proprio all’inizio, che Sinner ha trattato il vento come un amico. Era un modo figurato per dire che, nel pagare dazio sul servizio e su qualche errore di troppo (e quella palla schiantata a rete sul primo set point, nel tie break del set d’avvio, ha causato un sussulto in tutto lo stadio), ha trovato però il modo di conviverci, evitando forzature che i refoli avrebbero allungato ben oltre le righe. Alcaraz ha mostrato ancora una volta di saper fare molte cose con la racchetta, non sono in discussione le sue doti, ma quando ha fallito due opportunità per il 4-2 nel secondo set, ha concesso a Sinner un’autostrada da percorrere rapidamente fino al 6-3 che ha chiuso il match.

 

 

La classifica di oggi assegna a Jannik 13.400 punti. Alcaraz resta dietro di 160. Al termine del torneo di Doha lo spagnolo era avanti di tremila punti. In termini numerici non credo che l’impresa compiuta possa trovare evidenziatori migliori. Ma i due restano vicini. Talmente vicini che è logico supporre molti nuovi trambusti lassù, sulla vetta. Sinner ha vinto sul rosso il primo torneo importante. Ora ci sono Roma e Parigi da cogliere. Cinquant’anni dopo le vittorie di Panatta.

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Il numero uno è come il palloncino giallo che la passione di un tifoso in tribuna scuote di felicità. È tornato a casa sulle ali del vento, dalla linea lontana dell’orizzonte che lo aveva nascosto per un po’ alla vista di Sinner, proprietario legittimo quanto lo è stato Alcaraz, che lo ha trattenuto con sé negli ultimi cinque mesi. Un vento impetuoso, “che mugghia come fa mar per tempesta”, ma si addolcisce tra le mani del nocchiero che meglio sa blandirlo, e non lo incatena, ma si lascia trasportare dalle sue spire, rendendoselo amico. Quanto Sinner lo desiderasse, va oltre la fiction della “classifica che non è mai la cosa principale”, che abbiamo seguito a puntate nelle ultime settimane. Il Numero Uno è speciale. Completa, tranquillizza, fa compagnia. Non è solo un simbolo, ma uno stato d’animo. I due ormai lo sanno bene, e la delusione sul volto di Alcaraz ha dato risposta a qualsiasi domanda si possa fare sull’argomento.

L’impresa di Sinner: dal Sunshine Double a Montecarlo

Ma serviva l’impresa perché il vento lo strappasse dalle mani di Carlos e lo riconsegnasse a Jannik. Un’impresa grande. Sospinta da una voglia infinita, di quelle che devi avvertire fin dentro, e non è un caso che Dante scuota con il vento i volti dei lussuriosi (Inferno, capitolo quinto), gli amanti che troppo hanno preteso.

 

 

Sinner ha costruito l’impresa con grande fedeltà, amandola momento per momento, punto su punto. Ha vinto a Indian Wells quando il tennis parlava solo di Alcaraz, e del suo tennis inarrivabile. Ha strappato alla pioggia di Miami il Sunshine Double.

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