Il numero uno è come il palloncino giallo che la passione di un tifoso in tribuna scuote di felicità. È tornato a casa sulle ali del vento, dalla linea lontana dell’orizzonte che lo aveva nascosto per un po’ alla vista di Sinner, proprietario legittimo quanto lo è stato Alcaraz, che lo ha trattenuto con sé negli ultimi cinque mesi. Un vento impetuoso, “che mugghia come fa mar per tempesta”, ma si addolcisce tra le mani del nocchiero che meglio sa blandirlo, e non lo incatena, ma si lascia trasportare dalle sue spire, rendendoselo amico. Quanto Sinner lo desiderasse, va oltre la fiction della “classifica che non è mai la cosa principale”, che abbiamo seguito a puntate nelle ultime settimane. Il Numero Uno è speciale. Completa, tranquillizza, fa compagnia. Non è solo un simbolo, ma uno stato d’animo. I due ormai lo sanno bene, e la delusione sul volto di Alcaraz ha dato risposta a qualsiasi domanda si possa fare sull’argomento.
L’impresa di Sinner: dal Sunshine Double a Montecarlo
Ma serviva l’impresa perché il vento lo strappasse dalle mani di Carlos e lo riconsegnasse a Jannik. Un’impresa grande. Sospinta da una voglia infinita, di quelle che devi avvertire fin dentro, e non è un caso che Dante scuota con il vento i volti dei lussuriosi (Inferno, capitolo quinto), gli amanti che troppo hanno preteso.
Sinner ha costruito l’impresa con grande fedeltà, amandola momento per momento, punto su punto. Ha vinto a Indian Wells quando il tennis parlava solo di Alcaraz, e del suo tennis inarrivabile. Ha strappato alla pioggia di Miami il Sunshine Double.
