Sascha e Cobbo, amici rivali
I due, Sascha e Cobbo, sono amici. «C’è tanto rispetto, fra noi, e siamo felici di condividere una finale così», dicono entrambi, quasi con le stesse parole. Zverev si confronta e si confida spesso con Cobolli, ma il fatto che lo metta a parte delle sue confidenze sta a dire che non lo considerava, almeno fino a ieri, un pericolo per la sua carriera. Altrimenti, in un mondo chiuso come il tennis, perché dargli il vantaggio di una conoscenza così intima delle sue problematiche? E invece, Cobolli è sempre “quello che non ti aspetti”, e che con tutta probabilità non si aspettava nemmeno Zverev. È il numero dieci della classifica, se vince oggi salirebbe fino al numero 5. È in finale al Roland Garros. A rileggere il torneo, sarebbe arrivato comunque in semifinale, e lì, se le cose fossero andate in modo diverso avrebbe trovato Sinner. Invece non ha trovato nemmeno Arnaldi, ed è stato un peccato anche per lui, l’ha detto subito, con sincerità. «Ho quasi pianto, quando ho saputo che Matteo si era ritirato, ho provato dentro di me quanto sia ingiusto, a volte, lo sport. Io ne sono il beneficiario, ma da amico, credetemi, non ho potuto non soffrire per lui. Non occorre grande fantasia per immaginare che cosa avrei provato, nelle sue stesse condizioni».
