PARIGI - Scusatemi, ma chi ha detto che questa finale ha già un padrone, anzi, è bella che andata, vinta in partenza dal tedesco dagli occhi azzurri che fanno impazzire le donne? Contro Cobolli, poi, che nell’aria da romano sempre al centro della festa nasconde un’anima da rottweiler. Io ci andrei piano… Favorito Zverev? E sia. Ma distante anni luce Cobolli, no davvero. Anzi, a me i due sembrano alquanto vicini e concedo al tedesco amburghese con l’aria da galletto giusto qualche oncia in più di scherma tennistica, che è sempre stata di alta scuola, anche quando era piccolo (di età, i centimetri non gli sono mai mancati) e nessuno – tra i suoi molti agiografi – ancora immaginava che dietro quella maschera di perfezione si nascondesse un’anima da educanda.
L'occasione per Zverev
Solo negli Slam, però. Che fa strano, lo so, ma i segnali sono già tre, e come sapete, tre indizi fanno una prova. Il primo è del 2020, a New York, il mondo impaurito dalla Pandemia da Covid, e lui dai borborigmi che Thiem sparava insieme alle palline. Due set avanti, poi, ai primi tentativi di rinascita messi in campo dall’austriaco, più niente. Tre set buttati via, nel segno di seconde battute di servizio spedite a 120 orari, che nemmeno la nostra brava Lea Pericoli in cattiva forma sarebbe riuscita a produrre. Il secondo ha sede proprio al Roland Garros, anno di grazia 2024 (per Alcaraz, più che per Zverev). Cinque set in finale contro lo spagnolo, due set a uno avanti il tedesco prima del crollo: 6-2, 6-1 nel quarto e quinto set. L’ultimo, Melbourne 2025, di fronte a un Sinner ormai già impraticabile per lui. Tre set secchi, la premiazione affrontata con l’aria stordita, neanche fosse stato colpito, e affondato, da uno sciame di canederli.
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