Pagina 2 | Golden Boy 2026, l'evento a Solomeo: tutte le dichiarazioni

SOLOMEO - Si parla di calcio, di futuro. In Umbria, da Brunello Cucinelli, dopo il Trofeo dell'Armonia Sportiva vinto dall'Inter U23 in finale contro il Milan Futuro, ci sono tantissimi ospiti di alto livello tra allenatori, ex campioni del Mondo e dirigenti sportivi. Nella giornata che inaugura il cammino verso l'European Golden Boy 2026 il primo a prendere la parola è il Direttore di Tuttosport Guido Vaciago, che parla del Trofeo conquistato dai nerazzurri: "È il primo torneo al mondo e l'unico riservato alle seconde squadre, un progetto in cui il Golden Boy crede moltissimo".

I primi a salire sul palco sono i quarti classificati, i ragazzi della Juve Next Gen con Brambilla e Claudio Chiellini. A seguire è toccato all'Atalanta, poi al Milan e infine ai primi classificati dell'Inter. A questo punto, il commento di Cucinelli: "Sono da sempre tifoso un po' della Juventus e un po' dell'Inter...".

Paratici e il ricordo di Commisso

A seguire, un momento di grande emozione per ricordare Rocco Commisso. Prima un video che ritrae i suoi momenti alla Fiorentina, poi il ricordo di Fabio Paratici: "Una persona speciale, purtroppo il mio racconto è solo parziale perché l’ho conosciuto poco in prima persona ma lo vivo tutti i giorni tramite la famiglia e tramite le persone che lavorano con me al Viola Park. Ha trasmesso questo senso di famiglia dentro al club, dove tutti sono trattati allo stesso modo. Una sensazione che ho chiarissima dopo questi mesi alla Fiorentina".

Il dirigente ha poi continuato: "Il suo miglior colpo di mercato è stato costruire questo centro sportivo incredibile, qualcosa che resterà per il calcio italiano. Ho vissuto la Premier che è un campionato di riferimento e questo centro è come e forse anche meglio di questi centri di Premier League con il vantaggio di essere in Italia dove tutto è più bello esteticamente e dove si mangia anche bene… È stato visionario e questo rimarrà. Attraverso la famiglia quello che sento e che traspare c’è sempre un tempo dedicato o una frase dedicata al settore giovanile. Non è retorica, si sente che è un sentimento vero e non una frase fatta”.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy

Italia e Premier, parla Paratici

Successivamente, l'ex dirigente della Juve ha parlato della situazione del calcio italiano: "Bisogna dividere due cose. Il campionato e il livello dei calciatori. Se parliamo del campionato il livello è stato depauperato in questi ultimi anni perché i migliori non ci toccano più. Quando compravamo i migliori all’estero ora vengono acquistati in Premier. I nostri migliori calciatori vengono acquisiti dalle squadre inglesi. Questo prosciuga il campionato, devono essere creati nuovi calciatori per sostituire quelli che vengono comprati a quelle cifre. È un campionato di passaggio il nostro, 15 anni fa era cosi in Portogallo. Calciatori? Io credo che in Italia ci siano calciatori molto bravi, ne abbiamo qualcuno in Premier League, abbiamo un portiere che è il migliore al mondo. Abbiamo calciatori italiani bravi, e la Serie A non è la piattaforma ideale per poi allenarli al meglio e per poter crescere ancora. Poi si può parlare di settore giovanile, che è da dove partiamo. C’è sempre una via di uscita perché abbiamo un prodotto, ma se lo lavoriamo male è un problema nostro. Partiamo da un bel prodotto di base ma dovremo migliorare".

"Un mistero, un delitto calcistico"

Successivamente Paratici ha aggiunto: "Sono molto arrabbiato con me stesso perché faccio parte di questo sistema. Sono un appassionato di calcio. Una nostra responsabilità è cercare di fare meglio rispetto a quello che stiamo facendo. Cosa prendere alla Premier League? Li hanno creato un prodotto incredibile in tutti i settori, una cosa che mi ha impressionato sono i criteri di ingresso. Tu allenatore porti il tuo staff ma spesso di 5 magari ne tesserano solo 2 perché gli altri non hanno le basi per lavorarci. Chiaro che quindi devi avere gente molto preparata che ha già lavorato a certi livelli. C’è un punto di ingresso molto stretto". A seguire, un commento sull'Italia fuori dai Mondiali: "La terza mancata qualificazione dell’Italia è un mistero. Un delitto calcistico, un dramma. Le squadre che escono dalle Coppe non sono un termometro sufficiente. Non è sufficiente per dire che il calcio italiano è in crisi, spesso sono formate da 9 stranieri. Se agli ottavi trovi Real, Psg e Bayern hai un’opportunità enorme di uscire. La Nazionale esprime il valore di un movimento. Questa è una responsabilità che dobbiamo prenderci".

I giovani e il calciomercato

La prima cosa da recuperare, secondo Paratici, è "la metodologia di allenamento, ci alleniamo in maniera arcaica. Prendiamo spunto copiando, non sapendo cosa copiamo. Cancelliamo tutto il buono che abbiamo, perché ce l’abbiamo. Prendiamo spunto senza sapere da cosa e senza sapere cosa produciamo. La metodologia d’allenamento nei settori giovanili va rivista. In Inghilterra non ci sono classifiche fino a 14 anni. L’allenatore allena per far migliorare un bambino, non perché ha vinto il campionato. Non c’è bisogno di mettere classifiche, hanno già la competività dentro di loro. Si è discusso in Lega dell’età della Primavera, io dico che ogni calciatore ha la sua maturità. Sono più per il mettere un limite di partite al campionato Primavera, ci sono ragazzi che giocano 100 partite. Non serve".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy

Cherubini, reunione Juve con Paratici

Successivamente sul palco è salito anche Federico Cherubini che proprio con Fabio Paratici ha affrontato diversi temi. Parlando di algoritmi per il calciomercato, Cherubini ha dichiarato: "Diamo attenzione a tutte le possibilità che abbiamo nel 2026. Ma nei 10 anni delle nostre riunioni c’era qualcosa che andava oltre l’algoritmo C’è stata tanta ricerca, abbiamo iniziato a pensare 15 anni fa che c’era qualche problema, dietro quegli acquisti straordinari che Fabio e Marotta che guidavano la Juve c’era dietro quel lavoro fatto con tanto confronto e persone. Anche osservatori di diverse nazioni e culture calcistiche con cui magari si litigava perché avevano visioni diverse".

A questo punto, Paratici ha risposto: "Il problema erano i litigi che si creavano che si smaltivano nell’arco di 2 mesi, c’era gente che non ti salutava per settimane perché avevamo gente che esprimeva le proprie idee in maniera risoluta e quindi quando non si faceva come dicevano loro c’erano discussioni importanti. Aver avuto persone di diversi paesi e diverse culture calcistiche ci ha migliorato molto come persone come club, abbiamo cambiato metodologia di allenamento nel settore giovanile e anche nello scouting". Poi i due hanno ricordato gli anni alla Juve, ricordando "litigi con osservatori" e trattative che poi non sono andate a buon fine, come quella che avrebbe potuto portare Fernando Torres a Torino...

Simonelli e il caos calendario

Dopo Cherubini e Paratici è il turno di Ezio Simonelli, che parla del caos riguardante il calendario di Serie A nel penultimo turno e della situazione generale: "Calendario troppo affollato? Si, non per colpa nostra. Il campionato è sempre stato a 20 squadre, la Champions era la Coppa dei campioni e giocava solo chi vinceva il campionato. Tutto questo ha aumentato il numero di partite. Bellissime per gli spettatori, molto impegnative per il club. Fare il calendario è un’impresa ardua. Il caos per il derby? Non abbiamo le fette di prosciutto davanti agli occhi. L’idea principale era giocare il derby alle 20:45. Poi ci è stato detto che non si può giocare di sera per motivi di ordine pubblico, l’alternativa era farlo il sabato se la Lazio non fosse arrivata in finale. Si è fatto tanto rumore per nulla, come Lega l’abbiamo gestita bene. Ci eravamo consultati con le squadre per anticipare di mezz’ora le partite. Abbiamo fatto un piccolo sacrificio e le cose sono andate bene. Se ci avessero ascoltato fin da subito tutto questo non sarebbe successo".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy

Sara Gama e Capello, le parole

Successivamente sale sul palco Sara Gama, che affronta le difficoltà delle Primavere in Italia: "C’è qualcosa da rivedere su come alleniamo i ragazzi e le ragazze. Anche l’allenatore, come il calciatore, è un personaggio che vuole vincere. Si gioca per far vincere la squadra e far carriera invece di formare il calciatore o la calciatrice. Campionato Primavera? Nelle rose delle ultime 3 vincitrici c'è solo un giocatore che sta in Serie A. Il 2% sfocia in Serie A, il 5% va in Serie B, fuori dal professionismo il 75%. Sono dati importanti che proponiamo nei nostri corsi di formazione. Tutto si lega alla formazione, a quello che è il percorso. Si può sicuramente fare meglio".

Capello e i giovani

Tocca a Capello, che quando gli viene chiesto se l'Italia sia il peggior paese calcistico per un giovane risponde: "Dipende dall’allenatore. Adesso si cerca di fare la seconda squadra, questo dà la possibilità ai giovani calciatori di fare esperienza in casa. Io credo che l’esperienza fatta fuori qualcosa in più ti dà. L’esperienza fatta fuori fa maturare. Cambi città, paese e abitudini… Tutto questo aiuta per il futuro. Non sono molto d’accordo sulle seconde squadre per questo motivo. Chi va fuori è molto più maturo di chi rimane in casa. Non se ne vedono molti… tanti altri non sono riusciti ad esplodere. Quando uno è nella seconda squadra di Juve, Inter e Milan qualcosa ti aspetti di più".

"Sono convinto che andrebbero allenati con la Prima Squadra, è un calcio più veloce e noi abbiamo perso la capacità di giocare velocemente. Se ti alleni con quelli del tuo livello rimani a quel livello. E non è un’esperienza positiva. Quando ho allenato Roma, Milan e Real c’erano fissi giocatori che si allenavano con la Prima Squadra e imparavano molto di più da quelli che sono più bravi, più avanti e più veloci. Così capisci l’ostacolo da superare”.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy

"I giovani li bruci così"

Capello ha poi aggiunto: "I giovani li bruci se non li hai in squadra con te. Alla Roma avevo De Rossi e Aquilani che si allenavano con la prima squadra, pensavo Aquilani fosse più bravo di De Rossi. Giochiamo in Coppa Italia, metto Aquilani e gioca impaurito. Gli dico di giocare senza paura, di provarci. De Rossi invece giocava come in allenamento. Lui era pronto per giocare con la Prima Squadra. Averli vicini e avere la possibilità di metterli in campo, come l’Inter con Pio che ha capito che era pronto, è una cosa importante. Paura degli allenatori nel lanciare i giovani? La cosa più importante è che ci sia gente nello staff che capisca di calcio. Purtroppo ce ne sono pochi, sento parlare di algoritmi ma la cosa più vera è trovare colui che ha la visione per capire cosa serve a quella squadra”.

Capello e il Guardiolismo

Poi, l'accento su un altro problema del nostro calcio: "Il Guardiolismo ci ha rovinati. Abbiamo voluto copiare con giocatori non all’altezza. Non abbiamo più insegnato a difendere e a parare. Col Guardiolismo abbiamo fatto il possesso palla che fa venire il latte alle ginocchia e annoia. Quando l’allenatore dice “non perdiamo la palla” togli la personalità al giocatore che non rischia più. Ho visto City e Chelsea, davano la palla al portiere proprio all’ultimo momento. Noi dobbiamo fare questo cambio di mentalità, dobbiamo avere voglia di rischiare e giocare più in verticale. E senza tecnica non vai da nessuna parte".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy

Galliani con Capello

A fare compagnia a Capello, subito dopo, è Adriano Galliani. Prima un ricordo dei tempi del Milan e non solo: "Nel 1994 avevamo... perso la Champions. L'avevamo vinta ma  non la trovavamo più. Una signora ha messo la coppa nel sacco della spazzatura… Voi non ve lo ricordate, ma l’Italia vince a Wembley nel 73 con un gol di Capello. Berlusconi e io arriviamo nel 76, troviamo Fabio che allenava la Primavera. Fece 4 anni di stage per diventare l’allenatore del Milan… lo diventa e vince 4 scudetti e 3 fa 3 finali". Poi, il ricordo degli anni di Capello alla Juve, sempre dal punto di vista di Galliani che diventa tagliente e ironico su Calciopoli: "Sul campo ha vinto due scudetti con la Juventus. Non voglio ricordare la storia del 2004-2006…". A quel punto Capello: "Non feriamoci…”, ma Galliani insiste: "L'unico caso del mondo con il terzo che arriva primo. In cielo gli ultimi diventano i primi, sulla terra lo sono diventati i terzi".

Malagò: "Ho sempre amato le sfide"

Successivamente, dopo una breve pausa, è il turno di Malagò da remoto: "Ho sempre amato le sfide. Mi sono sempre rimesso a quella che è l’opinione e il consenso dei tesserati. Sono venuti a trovarmi dei buoni conoscenti nel mondo del calcio, io gli avevo detto “Non se ne parla” ma loro mi hanno detto che non c’erano alternative. Sono tornati dopo due giorni, erano raddoppiati e sono arrivati a 19. Che uno ottenga questo tipo di semi plebiscito senza proporsi non era mai successo. Ricetta per tornare alla sostenibilità? Ci sono delle cose che si possono fare a livello federale, e lì dobbiamo lavorare al massimo".

E quando gli viene chiesto un metodo che è risultato vincente durante il suo periodo al Coni da applicare al calcio, Malagò risponde: "Ero partito con i capelli neri e ne avevo tanti di più… Mi sono invecchiato nello studiare tutto questo. Negli anni passati mi è andata bene con gli altri sport, ce ne sono molti altri che sono stati anche più importanti ma sono sport di nicchia. Bisogna fare una distinzione: una cosa sono gli sport di squadra, una cosa sono gli sport individuali. Sull’individuale puoi avere la fortuna che ti nasce una persona che è la più veloce del mondo. Sugli sport di squadra questi ragionamenti lasciano il tempo che trovano. C’è da lavorare. Il calcio italiano può tornare quello di un tempo? Chiedi alla persona sbagliata, sono un incosciente ottimista su tutte le cose. Sono convinto che questa possibilità ci sia". 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy

Cuesta, ricordi Juve e non solo

Sul palco poi tocca a Cuesta, attuale allenatore del Parma: "Il mio sogno era essere calciatore ma non ero abbastanza bravo. Ho avuto la fortuna di allenare, allenavo e giocavo. A 18 anni ho scelto di mettere tutta l’energia sull’allenare. Ho iniziato a pensare a come fare questo lavoro per avere il calcio come stile di vita senza andare a lavorare. La vita mi ha portato grandi persone che hanno creduto in me. L’esperienza come calciatore ti può aiutare molto. Io ho avuto la fortuna di imparare da tante persone. Cinque anni come collaboratore all’Arsenal, c’è stato anche un percorso nei settori giovanili". Poi, sull'esperienza nel settore giovanile della Juve, iniziata facendo il vice di Pedone nell'U17 dei bianconeri: "Dopo l’Atletico ho conosciuto l’allenatore della Juve che mi ha concesso di andare a Vinovo per vedere gli allenamenti e mi ha presentato Cherubini, poi è iniziato tutto”.

Parlando del solito dualismo risultato/bel gioco, Cuesta afferma che "giocare molto bene ti porta al risultato. Non puoi controllare il risultato, ma la prestazione sì". Quindi interviene Capello: "È spettacolo fare gol dopo 25 passaggi o arrivare in porta in 4 passaggi? Il bel calcio è una filosofia di chi racconta storielle…". 

I campioni del 2006

Sul palco salgono Amelia, Peruzzi e Zaccardo. In collegamento, invece, l'eroe di Berlino Fabio Grosso che inizia così: "Eravamo un gruppo costruito con energie fortissime. Ci sono momenti in cui riesci a costruire delle sensazioni, c’era un’energia particolare. Sembra banale dirlo ma sono andato con la consapevolezza di mettere il timbro finale. La Coppa del Mondo era la ciliegina finale, è stato il frutto di tante piccole cose che ci hanno fatto diventare grandi”. Gli fanno eco Amelia, "al suo rigore facevamo i calcoli..." e Peruzzi, "in quel momento probabilmente non stava pensando".

Grosso riprende poi la parola: "Ricordo solo la sensazione di andare sul dischetto e di mettere quel pallone con tutte le mie forze. Ho provato a liberare la testa, cercando di capire l’obiettivo da raggiungere. Tanti di noi hanno superato anche quello che era il nostro livello. Una Nazionale con fame, cattiveria, determinazione e qualità. Italia fuori dai Mondiali per 3 anni di fila? Se me lo avessero detto 20 anni fa non ci avrei creduto, purtroppo. Però è successo, va messa da parte e va utilizzata per fare in modo che non riaccada. Bisogna ricostruire con le persone giuste e le qualità giuste".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy

Golden Boy 2026, i 100 candidati

Infine, il momento tanto atteso: la lista dei 100 candidati per l'European Golden Boy 2026. Tantissimi i nomi interessanti, alcuni già conosciuti e altri ancora in rampa di lancio.

Dalla 100esima posizione alla 70esima spiccano i nomi di Ethan Mbappé, Camarda, Echeverri, Inaciò. Andando più avanti ecco che iniziano a spuntare i profili più noti: Dowman, Nwaneri, Mastantuono, Prestianni, Mayulu, Endrick, fino al fuori categoria Lamine Yamal

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy

Italia e Premier, parla Paratici

Successivamente, l'ex dirigente della Juve ha parlato della situazione del calcio italiano: "Bisogna dividere due cose. Il campionato e il livello dei calciatori. Se parliamo del campionato il livello è stato depauperato in questi ultimi anni perché i migliori non ci toccano più. Quando compravamo i migliori all’estero ora vengono acquistati in Premier. I nostri migliori calciatori vengono acquisiti dalle squadre inglesi. Questo prosciuga il campionato, devono essere creati nuovi calciatori per sostituire quelli che vengono comprati a quelle cifre. È un campionato di passaggio il nostro, 15 anni fa era cosi in Portogallo. Calciatori? Io credo che in Italia ci siano calciatori molto bravi, ne abbiamo qualcuno in Premier League, abbiamo un portiere che è il migliore al mondo. Abbiamo calciatori italiani bravi, e la Serie A non è la piattaforma ideale per poi allenarli al meglio e per poter crescere ancora. Poi si può parlare di settore giovanile, che è da dove partiamo. C’è sempre una via di uscita perché abbiamo un prodotto, ma se lo lavoriamo male è un problema nostro. Partiamo da un bel prodotto di base ma dovremo migliorare".

"Un mistero, un delitto calcistico"

Successivamente Paratici ha aggiunto: "Sono molto arrabbiato con me stesso perché faccio parte di questo sistema. Sono un appassionato di calcio. Una nostra responsabilità è cercare di fare meglio rispetto a quello che stiamo facendo. Cosa prendere alla Premier League? Li hanno creato un prodotto incredibile in tutti i settori, una cosa che mi ha impressionato sono i criteri di ingresso. Tu allenatore porti il tuo staff ma spesso di 5 magari ne tesserano solo 2 perché gli altri non hanno le basi per lavorarci. Chiaro che quindi devi avere gente molto preparata che ha già lavorato a certi livelli. C’è un punto di ingresso molto stretto". A seguire, un commento sull'Italia fuori dai Mondiali: "La terza mancata qualificazione dell’Italia è un mistero. Un delitto calcistico, un dramma. Le squadre che escono dalle Coppe non sono un termometro sufficiente. Non è sufficiente per dire che il calcio italiano è in crisi, spesso sono formate da 9 stranieri. Se agli ottavi trovi Real, Psg e Bayern hai un’opportunità enorme di uscire. La Nazionale esprime il valore di un movimento. Questa è una responsabilità che dobbiamo prenderci".

I giovani e il calciomercato

La prima cosa da recuperare, secondo Paratici, è "la metodologia di allenamento, ci alleniamo in maniera arcaica. Prendiamo spunto copiando, non sapendo cosa copiamo. Cancelliamo tutto il buono che abbiamo, perché ce l’abbiamo. Prendiamo spunto senza sapere da cosa e senza sapere cosa produciamo. La metodologia d’allenamento nei settori giovanili va rivista. In Inghilterra non ci sono classifiche fino a 14 anni. L’allenatore allena per far migliorare un bambino, non perché ha vinto il campionato. Non c’è bisogno di mettere classifiche, hanno già la competività dentro di loro. Si è discusso in Lega dell’età della Primavera, io dico che ogni calciatore ha la sua maturità. Sono più per il mettere un limite di partite al campionato Primavera, ci sono ragazzi che giocano 100 partite. Non serve".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy